Il regolamento n. 1169/2011/UE, che costituisce la normativa trasversale di riferimento in tema di informazioni sugli alimenti al consumatore, non è da solo sufficiente alla determinazione delle conseguenze sanzionatorie scaturenti dalla violazione delle relative disposizioni; attività, quest’ultima, di competenza di ciascuno Stato membro dell’Unione.
In Italia, il regime sanzionatorio è costituito dal decreto legislativo n. 231/2017, entrato nella compagine normativa nazionale dopo ben tre anni dall’entrata in applicazione del regolamento stesso.
La normativa italiana non si limita a prevedere le sanzioni conseguenti alla violazione delle norme del regolamento europeo, ma introduce altresì disposizioni normative volte all’adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni del medesimo regolamento, disciplinando così, anche sotto il profilo sanzionatorio, il settore delle informazioni sugli alimenti posti alla vendita a mezzo di distributori automatici, sugli alimenti non preimballati e su quelli non destinati al consumatore finale.
Tale disciplina costituisce il substrato normativo principale di riferimento della materia trattata, ma non l’unico, intendendo spaziare, con informazioni di dettaglio, anche alla materia dell’etichettatura nutrizionale front-pack, recentemente introdotta in ambito nazionale con il Decreto Interministeriale 19 novembre 2020, che ha previsto il sistema a batteria “NutrInform Battery” in contrapposizione ed a raffronto con il sistema francese “Nutri-Score”.


Stampigliatura di uova biologiche – Nota del Ministero della Salute

Con la  Nota n. 28434  del 30 Dicembre 2020  Il Ministero della Salute, dopo essersi confrontato con l’Ufficio PQAI I – Agricoltura biologica e Sistemi di Qualità alimentare nazionale e Affari generali del Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali, fornisce dei chiarimenti circa la corretta informazione da dare al consumatore nel caso in cui negli allevamenti avicoli si verifichino modifiche temporanee della modalità di allevamento, che per gli allevamenti biologici possono corrispondere ai periodi di conversione delle pollastre o ai periodi successivi all’utilizzo di farmaci, e alla gestione della stampigliatura delle uova prodotte.

 

 

 

L’indicazione dell’origine degli alimenti, l’obbligo di indicazione di origine dell’ingrediente primario e le linee guida della Commissione UE

Al di fuori di determinati alimenti soggetti a disciplina normativa specifica che prevede l’obbligo di etichettatura d’origine e le relativa modalità di comunicazione, la generalità dei prodotti alimentari non è assoggettata ad un tale obbligo; pertanto, l’indicazione di origine costituisce generalmente un’informazione di carattere facoltativo, eccezioni a parte.
L’operatore del settore alimentare può impiegare volontariamente questo tipo di informazione al consumatore, considerando anche le implicazioni, in termini di obblighi accessori, che una tale scelta comporta.
L’indicazione, generalmente facoltativa, di origine dell’alimento (il cosiddetto “made in”), disciplinata dal regolamento n. 1169/2011/UE nonché da altre norme richiamate dallo stesso, si differenzia dall’indicazione di origine del relativo ingrediente primario che, invece, è obbligatoria qualora ricorrano determinati presupposti e trae la propria fonte normativa nel summenzionato regolamento europeo, ma è disciplinata, quanto a casi e modalità d’indicazione, da un apposito regolamento esecutivo: il regolamento di esecuzione n. 775/2018/UE.
A fronte delle molteplici difficoltà interpretative ed applicative, che la formulazione del regolamento da ultimo citato ha causato, la Commissione europea è intervenuta con la pubblicazione di apposite linee guida, che solo in parte, tuttavia, hanno offerto chiarimenti e sciolto dubbi, lasciando aperte non poche problematiche e perplessità che si riflettono sull’operatività degli o.s.a.
Il tutto, senza dimenticare il proliferare di decreti ministeriali nazionali in tema di indicazione obbligatoria di origine per determinati alimenti (oggetto di plurime critiche in punto di legittimità), nonché l’esistenza della normativa italiana in tema di tutela del “made in Italy”.

  • I CLAIMS nutrizionali e sulla salute
  • Dal Regolamento n.1924/2006/CE al sistema sanzionatorio nazionale
  • La recente giurisprudenza del Consiglio di Stato e della Corte di Giustizia dell’UE in materia di PENDING CLAIMS e BOTANICALS

Le indicazioni nutrizionali e sulla salute fornite sugli alimenti sono informazioni di carattere volontario, tuttavia soggette ad una disciplina normativa particolarmente restrittiva e capillare in punto di presupposti e condizioni d’uso di tali claims.
Nonostante l’abbondanza di normativa che nel tempo è intervenuta a regolamentare tale specifico settore delle informazioni al consumatore, non pochi punti sono rimasti oggetto di questioni interpretative e, di conseguenza, applicative.
Il  regolamento n. 1924/2006/CE dà indicazioni nutrizionali e sulla salute fornite sui prodotti alimentari, e il  sistema sanzionatorio nazionale come da  decreto legislativo n. 27/2017.
Inoltre c’è molta confusione sull’utilizzo di indicazioni sulla salute non ancora autorizzate in sede europea con riferimento, in particolare, alla categoria degli integratori alimentari vegetali: i cosiddetti botanicals.

 

Rettifica del Regolamento UE 2018/848 sulla produzione biologica

Nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea L7 dell’11.1.2021, è stata pubblicata la Rettifica del regolamento (UE) 218/848  del Parlamento europeo e del Consiglio, del 30 maggio 2018, relativo alla produzione biologica e all’etichettatura dei prodotti biologici e che abroga il regolamento (CE) n. 834/2007 del Consiglio. La rettifica ha ad oggetto due punti:
1) Pagina 37, articolo 30, paragrafo 5, lettere b e c,
2) Pagina 38, articolo 30, paragrafo 6, lettera a

 

 

 

 

Settore biologico – Proroga applicabilità del Regolamento UE 2018/248

Ancora proroghe per il settore biologico a causa dell’emergenza da Covid-19.
Il nuovo Regolamento sul biologico (Reg. UE n. 848/2018) non sarà applicabile, come originariamente previsto, a far data dal 1 gennaio 2021 bensì dalla successiva data del 1 gennaio 2022.
Questo ha stabilito il Reg. UE  N. 1693/2020  pubblicato sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea L 381 del 13.11.2020 che modifica il regolamento (UE) 2018/848 relativo alla produzione biologica e all’etichettatura dei prodotti biologici per quanto riguarda la sua data di applicazione e alcune altre date in esso previste.
Considerando 3: la pandemia di COVID-19 e la relativa crisi di sanità pubblica rappresentano una sfida senza precedenti per gli Stati membri e gravano pesantemente sugli operatori biologici (gli «operatori»). Gli operatori concentrano quindi i loro sforzi sul mantenimento della produzione biologica e degli scambi commerciali e non possono nel contempo prepararsi all’applicazione del nuovo quadro normativo a norma del regolamento (UE) 2018/848. Di conseguenza è altamente probabile che gli Stati membri e gli operatori non siano in grado di garantire la corretta attuazione e applicazione di tale regolamento a decorrere dal 1ogennaio 2021, come originariamente previsto.
Considerando 4: al fine di assicurare il corretto funzionamento del settore biologico, garantire la certezza del diritto ed evitare potenziali perturbazioni del mercato, è necessario rinviare la data di decorrenza dell’applicazione del regolamento (UE) 2018/848 e alcune altre date in esso previste derivanti da tale data.

 

Dall’EFSA uno strumento per l’indicazione di data di scadenza o TMC

Gli operatori del settore alimentare hanno un nuovo strumento per riportare l’indicazione della data di scadenza o del termine minimo di conservazione (TMC) sui prodotti alimentari.
L’EFSA ha infatti appena pubblicato un primo  parere scientifico sulla tematica, non sempre di facile attuazione per le imprese alimentari, dell’individuazione e corretta indicazione appunto della scadenza oppure, nei diversi casi, del TMC (che sappiamo rispondere ad esigenze e finalità diverse, che diversamente incidono sulla sicurezza dei consumatori).
Il documento intende seguire gli operatori, attraverso un sistema di domande “albero decisionale”, nell’individuazione delle specifiche esigenze ed obblighi informativi relativi a quel determinato prodotto alimentare: è necessaria un’informazione contenente la data di scadenza o il TMC?
Un secondo parere scientifico, che dovrebbe essere pubblicato nel 2021, servirà a fornire suggerimenti per la seconda fase, quindi per una corretta modalità di etichettatura circa la data di scadenza o il TMC.

 

 

 

 

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