RESIDUI DI CLORATO IN ALIMENTI E ACQUE POTABILI

La recente emissione da parte della comunità europea del Regolamento UE 2020/749 e della Direttiva (UE) 2020/2184 rende necessaria la verifica della conformità del Clorato ai limiti stabiliti su alimenti e acque così come di seguito dettagliato:

CLORATO Latte  - LIMITI 0.1 mg/kg      

CLORATO Acqua - LIMITI 0.25 mg/L  (Nuova Normativa in vigore dal giugno 2023)

Il clorato è una sostanza che si forma come sottoprodotto derivante dall’utilizzo di disinfettanti a base di cloro nel trattamento dell’acqua potabile con la inevitabile contaminazione di prodotti alimentari che inglobano acque di processo sottoposte a disinfezione.

Procederemo pertanto con  l’inserimento nel vostro piano di autocontrollo del parametro Clorato in ottemperanza a quanto previsto dai Reg. 852/2004 e Reg.853/04 e smi (valutazione del rischio per l’implementazione del sistema HACCP).

Il nostro Laboratorio è in grado di effettuare la determinazione del clorato mediante tecnica LC/MSMS con elevate specifiche prestazionali in termini di sensibilità e robustezza così come richiesto dalla normativa vigente.

 

MARINO S.R.L. 

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MUD 2021 PUBBLICATO IN GAZZETTA IL NUOVO MODELLO UNICO DI DICHIARAZIONE AMBIENTALE

Pubblicato sul Supplemento Ordinario n. 10 alla G.U. del 16 febbraio 2021 il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 23 dicembre 2020  Approvazione del modello unico di dichiarazione ambientale per l'anno 2021.
Il Modello Unico di Dichiarazione ambientale è articolato in Comunicazioni che devono essere presentate dai soggetti tenuti all'adempimento.
Il provvedimento contiene il modello e le istruzioni per la presentazione delle seguenti Comunicazioni:

  1. Comunicazione Rifiuti
  2. Comunicazione Veicoli Fuori Uso
  3. Comunicazione Imballaggi, composta dalla Sezione Consorzi e dalla Sezione Gestori Rifiuti di imballaggio.
  4. Comunicazione Rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche
  5. Comunicazione Rifiuti Urbani, assimilati e raccolti in convenzione
  6. Comunicazione Produttori di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche

Ai sensi di quanto disposto dall' art. 6, comma 2 bis, della L. 25 gennaio 1994, n. 70, il MUD 2021 dovrà essere presentato 120 giorni dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del D.P.C.M. quindi la consueta data di presentazione del 30 aprile slitterà al 16 giugno 2021.

 

 

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INQUINANTI ORGANICI PERSISTENTI, MENO LIMITAZIONI ALL’USO DEL “PFOA”

Via libera alla produzione di dispositivi medici, diversi da quelli impiantabili e quelli invasivi, con presenza di PFOA (acido perfluoroottanoico) pari o inferiori a 2 mg/kg (0,0002 % in peso), e stop al riferimento al limite di 400 kilogray (giudicato "eccessivamente specifico") nell’ambito delle condizioni collegate al livello di contaminante non intenzionale in tracce per le polveri di politetrafluoroetilene (PTFE) prodotte mediante radiazioni ionizzanti.

Lo ha stabilito la Commissione Europea, che con il regolamento (UE) 2021/115, pubblicato sulla Gazzetta L 36 del 2 febbraio, è intervenuta modificando l’ allegato del regolamento (UE) 2019/1021 (c.d. “Regolamento Pop”) per quanto riguarda il PFOA, i suoi sali e i composti a esso correlati.

Il nuovo provvedimento legislativo, in vigore dal 22 febbraio prossimo, segue alle modifiche del regolamento (UE) n. 2020/784, e risponde alle preoccupazioni relative alla presenza di impurità non intenzionali di PFOA e di suoi sali in concentrazioni superiori al limite di 0,025 mg/kg (0,0000025 % in peso) in alcuni dispositivi medici. End of waste carta, in Gazzetta il Decreto

RECUPERO CARTA, ISTRUZIONI PER L’USO AL VIA

Sulla Gazzetta Ufficiale n. 33 del 9 febbraio 2021, è stato pubblicato il Decreto Ministeriale 22 settembre 2020, n. 188, recante disciplina della cessazione della qualifica di rifiuto da carta e cartone.

Nel dettaglio, il regolamento, composto di sette articoli e tre allegati, stabilisce i criteri specifici in osservanza dei quali i rifiuti di carta e cartone, all'esito di operazioni di recupero effettuate esclusivamente in conformità alle disposizioni della  norma UNI EN 643, cessano di essere qualificati come tali ai sensi e per gli effetti dell' articolo 184-ter  del Codice ambientale (D.Lgs. n. 152/2006).

La carta e cartone recuperati, nel rispetto dei requisiti di qualità stabiliti dall’Allegato I, potranno, poi, essere utilizzati – così come disposto dall’Allegato II del provvedimento – "nella manifattura di carta e cartone ad opera dell'industria cartaria oppure in altre industrie che li utilizzano come materia prima".

 

 

PROROGA SCADENZA CERTIFICATI F-GAS

Sul sito del Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare è stata pubblicata la circolare  N 1088977 del 24 dicembre 2020 che ha confermato l’estensione dei certificati rilasciati alle persone fisiche e alle imprese in materia di F-GAS

Con la Circolare, infatti, sono stati chiariti gli ulteriori aspetti applicativi di quanto previsto dall’articolo 103, commi 2 e 2-sexies, del D.L. 17 marzo 2020, n. 18, come modificato dalla legge di conversione n. 27 del 24 aprile 2020 e dalla legge di conversione n. 159 del 27 novembre 2020 nel campo delle Certificazioni rilasciate ai sensi del D.P.R. n. 146/2018 sui gas fluorurati a effetto serra.

I certificati rilasciati alle persone fisiche e alle imprese ai sensi degli articoli 7 e 8 del D.P.R. n. 146/2018, in scadenza tra il 31 gennaio 2020 e la data della dichiarazione di cessazione dello stato di emergenza epidemiologica da COVID-19, conservano la loro validità per i novanta giorni successivi alla dichiarazione di cessazione dello stato di emergenza.

 

 

 

RIFIUTI DA COSTRUZIONE E DEMOLIZIONE PRODOTTI DA UTENZE DOMESTICHE: EMANATA NOTA ESPLICATIVA.

Il Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare ha emanato la Nota n. 10249 del 2 febbraio 2021 "Nota esplicativa rifiuti da costruzione e demolizione prodotti da  utenze domestiche".

Partendo da quanto previsto dalla normativa europea (Direttiva UE) 2018/851 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 30 maggio 2018, che modifica la direttiva 2008/98/CE relativa ai rifiuti) e dal decreto legislativo di recepimento della stessa (D.Lgs. 3 settembre 2020, n. 116 "Attuazione della direttiva (UE) 2018/851 che modifica la direttiva 2008/98/CE relativa ai rifiuti e attuazione della direttiva (UE) 2018/852 che modifica la direttiva 1994/62/CE sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio"), la nota precisa che "I rifiuti prodotti in ambito domestico e, in piccole quantità, nelle attività "fai da te", possono essere quindi gestiti alla stregua dei rifiuti urbani ai sensi dell'articolo 184, comma 1, del d.lgs. 152/2006"

Tali rifiuti quindi potranno essere gestiti nell'ambito del servizio pubblico e continuare ad essere conferiti presso i centri di raccolta comunali.

Per quanto riguarda le quantità da conferire al servizio pubblico, si potrà applicare il regime semplificato per il trasporto di piccoli quantitativi di rifiuti derivanti da attività di manutenzione, e quindi, in alternativa al formulario di trasporto, si potrà utilizzare un Documento di Trasporto che contenga tutte le informazioni necessarie alla tracciabilità del materiale. La nota infine precisa che resta ferma la disciplina dei rifiuti speciali prodotti da attività di impresa di costruzione e demolizione nei casi di intervento in ambito domestico di imprese artigianali, iscritte nella categoria 2-bis dell'Albo Gestori Ambientali.

 

 

 

 

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LEGAMBIENTE: FRUTTA E VERDURA, OLTRE LA METÀ DI QUELLA CHE COMPRIAMO CONTIENE RESIDUI DI UNO O PIÙ PESTICIDI

I prodotti oltre i limiti di legge sono pochi ma sono moltissimi quelli che evidenziano comunque la presenza di insetticidi e/o funghicide. Sebbene prese singolarmente queste sostanze siano entro le soglie consentiti la loro interazione può provocare danni a chi ingerisci i prodotti contaminati.

Pomodori, peperoni, carote, ma soprattutto uva, pere e pesche. Su circa seimila campioni di alimenti di origine vegetale e di prodotti derivati da apicoltura, quasi la metà contiene residui di pesticidi, percentuale che supera il 70% nel caso della frutta. Nonostante i campioni irregolari in tutti i prodotti fatti analizzare siano appena l’1,2%, quelli senza alcun residuo di pesticidi non sono soltanto il 52%. Il restante 46,8%, invece, pur risultando entro i limiti di legge e dunque tecnicamente in regola, contiene uno o più residui. Questi i risultati presentati nel dossier "Stop ai pesticidi" elaborato da Legambiente e raccolti nel 2019 nei laboratori pubblici italiani accreditati per il controllo ufficiale dei residui di prodotti fitosanitari negli alimenti.

Secondo il rapporto, i pesticidi più diffusi negli alimenti in Italia sono:

  • Boscalid, Dimethomorph, Fludioxonil, Acetamiprid, Pyraclostrobin, Tebuconazole, Azoxystrobin, Metalaxyl, Methoxyfenozide, Chlorpyrifos, Imidacloprid, Pirimiphos-methyl e Metrafenone.
  • Si tratta, nella maggior parte dei casi, di fungicidi e insetticidi utilizzati in agricoltura che arrivano sulle nostre tavole ogni giorno, nonostante i consumatori stiano chiedendo prodotti sempre più sani e sostenibili.

Inoltre sono preoccupanti anche i dati dei  multiresiduali, altre sostanze chimiche che la legislazione europea considera non conforme solamente nel caso in cui ogni singolo livello di residuo superi il limite massimo consentito dalla legge. I suddetti principi attivi provocano “effetti additivi o addirittura sinergici” a danno dell’organismo.

 

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DOVE LO BUTTO? ECCO LA NUOVA ETICHETTA AMBIENTALE DEGLI IMBALLAGGI

Una  nuova normativa in tema di etichettatura, entrata in vigore il 26 Settembre 2020 potrebbe portare informazioni più precise ai consumatori.  La norma obbliga i produttori ad applicare un’etichetta ambientale su tutti gli imballaggi che vengono immessi in commercio, per facilitarne la raccolta, il riutilizzo, il recupero ed il riciclaggio. Ma fornirà anche informazioni ai consumatori sulla corretta destinazione. La novità è stata introdotta a fronte del recepimento di due delle quattro direttive del pacchetto sull’economia circolare; nello specifico la Direttiva sui rifiuti e la Direttiva sugli imballaggi e sui rifiuti di imballaggio.

Solo un prodotto alimentare su quattro riporta in etichetta le informazioni sul corretto smaltimento

Ma quali sono le informazioni che devono essere presenti sulla confezione?

  • la tipologia di imballaggio (scritta per esteso o mediante una rappresentazione grafica) per esempio: flacone, bottiglia, vaschetta, etichetta, lattina.
  • l’identificazione specifica del materiale (codifica alfanumerica ai sensi della Decisione 97/129/CE, integrata eventualmente con l’icona prevista ai sensi della UNI EN ISO 1043-1:2002 (imballaggi in plastica), oppure, ai sensi della CEN/CR 14311:2002 (imballaggi in acciaio, alluminio e plastica), per esempio: Pet (1), Alu (41), Pap (21).
  • la famiglia di materiale di riferimento e l’indicazione sul tipo di raccolta (se differenziata o indifferenziata) (vedi disegno 1).

Oppure

  • indicazione sul tipo di raccolta (se differenziata o indifferenziata) e, nel caso si tratti si raccolta differenziata, indicazione del materiale di riferimento.

 

CONAI per supportare le imprese, ma anche i cittadini, nel comprendere le novità della normativa ha pubblicato interessanti Linee Guida che indicano, anche graficamente, come potrà essere strutturata un’etichetta ambientale:

Disegno 1

Ogni produttore è libero di comunicare le informazioni previste sull’imballaggio nella forma grafica, e nell’ordine che più ritiene opportuno. Restano solo preferibili alcune indicazioni rispetto ai colori da utilizzare: Blu per la carta, Marrone per l’organico, Giallo per la plastica riciclabile, Turchese per i metalli, Verde per il vetro, Grigio per l’indifferenziato.
L’etichetta ambientale va prevista per tutte le componenti separabili manualmente del sistema di imballo: si considera separabile manualmente una componente che l’utente può separare completamente e senza rischi, dal corpo principale con il solo utilizzo delle mani e senza dover ricorrere a ulteriori strumenti e utensili.
Le informazioni potranno essere riportate sulle singole componenti separabili oppure sul corpo principale dell’imballaggio o ancora sulla componente che riporta già l’etichetta e rende più facilmente leggibile l’informazione da parte del consumatore finale; è prevista tuttavia la possibilità di soluzioni digitali come QR code e apposite APP qualora la tipologia di imballaggio non permettesse un’etichettatura chiara.

 

Le altre informazioni che possono essere volontariamente apposte sull’etichetta ambientale riguardano:

  • Le indicazioni al consumatore per supportare la raccolta differenziata
  • Le informazioni aggiuntive sulle caratteristiche ambientali dell’imballaggio (asserzioni di riciclabilità, asserzioni di contenuto di riciclato e/o asserzioni dei relativi marchi di certificazione dei contenuti di riciclato, adesione a CONAI o ai consorzi di filiera o ad altri sistemi EPR).

 

Inoltre CONAI fornisce uno strumento online (e-tichetta) che le aziende potranno utilizzare per creare autonomamente l’etichetta ambientale dei loro imballaggi, in conformità ai riferimenti normativi. Lo strumento è disponibile al sito www.conai.org oppure direttamente al sito e-tichetta.conai.org
Si tratta di uno strumento che può essere usato previa registrazione e al suo interno vi sono vari step guidati per creare una corretta etichettatura ambientale.

Ecco quello che potremo trovare in etichetta secondo CONAI che, all’interno del suo sito, propone esempi pratici per i vari prodotti:

 

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LE INFORMAZIONI SUGLI ALIMENTI AL CONSUMATORE: DAL REGOLAMENTO N. 1169/2011/UE ALL’ENTRATA IN VIGORE IN ITALIA DEL D. LGS. 231/2017

Il regolamento n. 1169/2011/UE, che costituisce la normativa trasversale di riferimento in tema di informazioni sugli alimenti al consumatore, non è da solo sufficiente alla determinazione delle conseguenze sanzionatorie scaturenti dalla violazione delle relative disposizioni; attività, quest’ultima, di competenza di ciascuno Stato membro dell’Unione.
In Italia, il regime sanzionatorio è costituito dal decreto legislativo n. 231/2017, entrato nella compagine normativa nazionale dopo ben tre anni dall’entrata in applicazione del regolamento stesso.
La normativa italiana non si limita a prevedere le sanzioni conseguenti alla violazione delle norme del regolamento europeo, ma introduce altresì disposizioni normative volte all’adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni del medesimo regolamento, disciplinando così, anche sotto il profilo sanzionatorio, il settore delle informazioni sugli alimenti posti alla vendita a mezzo di distributori automatici, sugli alimenti non preimballati e su quelli non destinati al consumatore finale.
Tale disciplina costituisce il substrato normativo principale di riferimento della materia trattata, ma non l’unico, intendendo spaziare, con informazioni di dettaglio, anche alla materia dell’etichettatura nutrizionale front-pack, recentemente introdotta in ambito nazionale con il Decreto Interministeriale 19 novembre 2020, che ha previsto il sistema a batteria “NutrInform Battery” in contrapposizione ed a raffronto con il sistema francese “Nutri-Score”.


Stampigliatura di uova biologiche - Nota del Ministero della Salute

Con la  Nota n. 28434  del 30 Dicembre 2020  Il Ministero della Salute, dopo essersi confrontato con l'Ufficio PQAI I - Agricoltura biologica e Sistemi di Qualità alimentare nazionale e Affari generali del Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali, fornisce dei chiarimenti circa la corretta informazione da dare al consumatore nel caso in cui negli allevamenti avicoli si verifichino modifiche temporanee della modalità di allevamento, che per gli allevamenti biologici possono corrispondere ai periodi di conversione delle pollastre o ai periodi successivi all'utilizzo di farmaci, e alla gestione della stampigliatura delle uova prodotte.

 

 

 

L'indicazione dell'origine degli alimenti, l'obbligo di indicazione di origine dell'ingrediente primario e le linee guida della Commissione UE

Al di fuori di determinati alimenti soggetti a disciplina normativa specifica che prevede l’obbligo di etichettatura d’origine e le relativa modalità di comunicazione, la generalità dei prodotti alimentari non è assoggettata ad un tale obbligo; pertanto, l’indicazione di origine costituisce generalmente un’informazione di carattere facoltativo, eccezioni a parte.
L’operatore del settore alimentare può impiegare volontariamente questo tipo di informazione al consumatore, considerando anche le implicazioni, in termini di obblighi accessori, che una tale scelta comporta.
L’indicazione, generalmente facoltativa, di origine dell’alimento (il cosiddetto “made in”), disciplinata dal regolamento n. 1169/2011/UE nonché da altre norme richiamate dallo stesso, si differenzia dall’indicazione di origine del relativo ingrediente primario che, invece, è obbligatoria qualora ricorrano determinati presupposti e trae la propria fonte normativa nel summenzionato regolamento europeo, ma è disciplinata, quanto a casi e modalità d’indicazione, da un apposito regolamento esecutivo: il regolamento di esecuzione n. 775/2018/UE.
A fronte delle molteplici difficoltà interpretative ed applicative, che la formulazione del regolamento da ultimo citato ha causato, la Commissione europea è intervenuta con la pubblicazione di apposite linee guida, che solo in parte, tuttavia, hanno offerto chiarimenti e sciolto dubbi, lasciando aperte non poche problematiche e perplessità che si riflettono sull’operatività degli o.s.a.
Il tutto, senza dimenticare il proliferare di decreti ministeriali nazionali in tema di indicazione obbligatoria di origine per determinati alimenti (oggetto di plurime critiche in punto di legittimità), nonché l’esistenza della normativa italiana in tema di tutela del “made in Italy”.

  • I CLAIMS nutrizionali e sulla salute
  • Dal Regolamento n.1924/2006/CE al sistema sanzionatorio nazionale
  • La recente giurisprudenza del Consiglio di Stato e della Corte di Giustizia dell'UE in materia di PENDING CLAIMS e BOTANICALS

Le indicazioni nutrizionali e sulla salute fornite sugli alimenti sono informazioni di carattere volontario, tuttavia soggette ad una disciplina normativa particolarmente restrittiva e capillare in punto di presupposti e condizioni d’uso di tali claims.
Nonostante l’abbondanza di normativa che nel tempo è intervenuta a regolamentare tale specifico settore delle informazioni al consumatore, non pochi punti sono rimasti oggetto di questioni interpretative e, di conseguenza, applicative.
Il  regolamento n. 1924/2006/CE dà indicazioni nutrizionali e sulla salute fornite sui prodotti alimentari, e il  sistema sanzionatorio nazionale come da  decreto legislativo n. 27/2017.
Inoltre c’è molta confusione sull’utilizzo di indicazioni sulla salute non ancora autorizzate in sede europea con riferimento, in particolare, alla categoria degli integratori alimentari vegetali: i cosiddetti botanicals.

 

Rettifica del Regolamento UE 2018/848 sulla produzione biologica

Nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea L7 dell’11.1.2021, è stata pubblicata la Rettifica del regolamento (UE) 218/848  del Parlamento europeo e del Consiglio, del 30 maggio 2018, relativo alla produzione biologica e all’etichettatura dei prodotti biologici e che abroga il regolamento (CE) n. 834/2007 del Consiglio. La rettifica ha ad oggetto due punti:
1) Pagina 37, articolo 30, paragrafo 5, lettere b e c,
2) Pagina 38, articolo 30, paragrafo 6, lettera a

 

 

 

 

Settore biologico - Proroga applicabilità del Regolamento UE 2018/248

Ancora proroghe per il settore biologico a causa dell’emergenza da Covid-19.
Il nuovo Regolamento sul biologico (Reg. UE n. 848/2018) non sarà applicabile, come originariamente previsto, a far data dal 1 gennaio 2021 bensì dalla successiva data del 1 gennaio 2022.
Questo ha stabilito il Reg. UE  N. 1693/2020  pubblicato sulla Gazzetta ufficiale dell'Unione europea L 381 del 13.11.2020 che modifica il regolamento (UE) 2018/848 relativo alla produzione biologica e all’etichettatura dei prodotti biologici per quanto riguarda la sua data di applicazione e alcune altre date in esso previste.
Considerando 3: la pandemia di COVID-19 e la relativa crisi di sanità pubblica rappresentano una sfida senza precedenti per gli Stati membri e gravano pesantemente sugli operatori biologici (gli «operatori»). Gli operatori concentrano quindi i loro sforzi sul mantenimento della produzione biologica e degli scambi commerciali e non possono nel contempo prepararsi all’applicazione del nuovo quadro normativo a norma del regolamento (UE) 2018/848. Di conseguenza è altamente probabile che gli Stati membri e gli operatori non siano in grado di garantire la corretta attuazione e applicazione di tale regolamento a decorrere dal 1ogennaio 2021, come originariamente previsto.
Considerando 4: al fine di assicurare il corretto funzionamento del settore biologico, garantire la certezza del diritto ed evitare potenziali perturbazioni del mercato, è necessario rinviare la data di decorrenza dell’applicazione del regolamento (UE) 2018/848 e alcune altre date in esso previste derivanti da tale data.

 

Dall'EFSA uno strumento per l'indicazione di data di scadenza o TMC

Gli operatori del settore alimentare hanno un nuovo strumento per riportare l’indicazione della data di scadenza o del termine minimo di conservazione (TMC) sui prodotti alimentari.
L’EFSA ha infatti appena pubblicato un primo  parere scientifico sulla tematica, non sempre di facile attuazione per le imprese alimentari, dell’individuazione e corretta indicazione appunto della scadenza oppure, nei diversi casi, del TMC (che sappiamo rispondere ad esigenze e finalità diverse, che diversamente incidono sulla sicurezza dei consumatori).
Il documento intende seguire gli operatori, attraverso un sistema di domande “albero decisionale”, nell’individuazione delle specifiche esigenze ed obblighi informativi relativi a quel determinato prodotto alimentare: è necessaria un’informazione contenente la data di scadenza o il TMC?
Un secondo parere scientifico, che dovrebbe essere pubblicato nel 2021, servirà a fornire suggerimenti per la seconda fase, quindi per una corretta modalità di etichettatura circa la data di scadenza o il TMC.

 

 

 

 

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Brexit ed export verso la Gran Bretagna - Nota del Ministero della salute

Ad integrazione delle comunicazioni precedentemente inviate, il Ministero della Salute in data 31 dicembre scorso ha emanato una  Nota Informativa circa le modalità da tenere per l’attività di esportazione di prodotti alimentari verso la Gran Bretagna, in base all’accordo sugli scambi e la cooperazione raggiunto il 24 dicembre tra Unione europea e Regno Unito.  Tale accordo di libero scambio, comunque, non prescinde dalla necessità di rispettare reciprocamente le formalità doganali e le conformità ai rispettivi ordinamenti giuridici.

Le nuove indicazioni prevedono:
Numero di notifica univoco UNN 
A partire dal 1° gennaio 2021 e fino a luglio dello stesso anno, il codice UNN da inserire nei certificati di esportazione dei prodotti destinati alla GB (casella I.6) si applicherà solo per i prodotti di origine animale sottoposti a misure di salvaguardia (POAO under safeguard measures). Ciò significa che le altre merci, POAO non soggette a misure di salvaguardia (alimenti composti inclusi), sottoprodotti di origine animale, alimenti di origine non animale, piante e prodotti vegetali, non avranno bisogno di alcun codice UNN.

• Triangolazioni commerciali (UE => GB => UE o altri Paesi Terzi)
Le autorità britanniche hanno dichiarato che non saranno richiesti certificati ufficiali rilasciati dagli Stati membri (almeno, non prima del 1° aprile 2021) per i prodotti introdotti in GB dall’UE che saranno lavorati e successivamente esportati di nuovo verso l’UE o altro Paese Terzo. È responsabilità degli esportatori dell'UE mantenere i contatti con gli importatori britannici, al fine di facilitare il reperimento di informazioni utili ai veterinari ufficiali britannici che dovranno completare i certificati di esportazione dal Regno Unito all'UE (o ad altri Paesi Terzi). I funzionari del Regno Unito valuteranno puntualmente (case by case) se richiedere attestazioni commerciali, o altre prove commerciali, o nulla, a seconda del livello di conoscenza che possono avere sul fornitore dell'UE.

Di conseguenza, l’accertamento dei requisiti sanitari di origine dei prodotti destinati alla suddetta triangolazione sarà un processo gestito direttamente tra gli OSA e le autorità competenti dell'UE non dovranno essere coinvolte.

 

 

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OGM - ELABORATO IL NUOVO PIANO NAZIONALE DI CONTROLLO UFFICIALE

FONTE: MINISTERO DELLA SALUTE - DATA 27.08.2020

Il Ministero della Salute ha elaborato il Piano nazionale di controllo ufficiale sulla presenza  di organismi geneticamente modificati negli Alimenti 2020/2022.

Il documento prevede una pianificazione unitaria e armonizzata dei controlli ufficiali sugli Ogm sia sul territorio italiano che all'importazione, in applicazione dei regolamenti (CE) 1829/2003 e  1830/2003 e del regolamento (UE)  2017/625, in quanto il Piano è parte integrante del Piano di controllo nazionale pluriennale (Pcnp) previsto dall'articolo 109 di quest'ultimo regolamento.

L'attuazione del Piano è affidata:

1 alle Regioni e alle Province autonome di Trento e Bolzano per la programmazione e il coordinamento delle attività di vigilanza e controllo sul territorio di competenza;
2 alle Asl per l'espletamento delle attività di vigilanza e controllo;
3 ai Posti di controllo frontalieri per le attività di controllo sui prodotti di origine non animale destinati all'alimentazione umana presentati all'importazione;
4 ai laboratori designati dalle autorità competenti per il controllo ufficiale (Izs, Arpa, Asl) per l'effettuazione delle analisi di laboratorio;
5 al Centro di referenza nazionale per la Ricerca di Ogm per quanto riguarda la raccolta e gestione dei dati relativi alle attività di controllo e il supporto tecnico per le procedure di analisi in qualità di Laboratorio nazionale di riferimento ai sensi del regolamento (UE) 2017/625;
6 all'Istituto superiore di Sanità per le revisioni di analisi su campioni di alimenti non conformi.

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OCRATOSSINA A - RACCOMANDAZIONI SUI DISINFETTANTI - LEGIONELLA NEGLI IMPIANTI IDRICI

OCRATOSSINA A - IL NUOVO DOCUMENTO EFSA

I LIVELLI PIÙ ALTI TRA ESTRATTI VEGETALI, AROMI E PEPERONCINO

L’ocratossina A (OTA) è una tossina prodotta da diversi tipi di muffe dei generi Aspergillum Penicillium, presente in numerosi alimenti tra i quali i cereali, la carne conservata, la frutta fresca e secca e i formaggi, ed è nota da tempo per essere una sostanza pericolosa per gli animali, tossica per il rene e cancerogena. Inoltre si sapeva che è genotossica sia in vitro che in vivo, e cioè che agisce direttamente sul DNA, anche se non si conosceva bene il meccanismo di tale effetto.

L’ultima valutazione dell’Efsa, del 2006, si atteneva a questi elementi, e forniva limiti di assunzione settimanali, ma ora ne è uscita una versione  aggiornata, più restrittiva e improntata a una maggiore prudenza, perché gli studi effettuati nel frattempo hanno chiarito meglio i complessi meccanismi di azione sui geni, e messo in luce che la sostanza è probabilmente peggiore di quanto ritenuto finora. Tra gli alimenti che contribuiscono di più all’esposizione da ocratossina A ci sono i formaggi.

 

 

ISS - RACCOMANDAZIONI SUI DISINFETTANTI NELL’ATTUALE EMERGENZA COVID - 195 MAGGIO 2020

Il rapporto n. 19/2020 pubblicato dal ISS - Raccomandazioni ad interim sui disinfettanti nell’attuale emergenza COVID-19: presidi medico-chirurgici e biocidi, presenta una panoramica relativa all’ambito della “disinfezione” con l’intento di chiarire punti quali: tipologia di prodotti disinfettanti, sia per la cute umana sia per le superfici, disponibili sul mercato italiano, efficacia di questi prodotti contro i virus, etichette di pericolo presenti sui prodotti, condizioni per un loro corretto utilizzo al fine di garantirne efficacia e sicurezza d’uso.
Per contenere l’emergenza sanitaria COVID-19 si rende necessario, tra l’altro, che gli operatori, le imprese e la popolazione più in generale, adottino comportamenti adeguati per una corretta igiene delle mani e una efficace disinfezione delle superfici e degli ambienti. A tale scopo il Rapporto n. 19/2020 fornisce una serie di informazioni sulla tipologia di prodotti a disposizione e sulle procedure da seguire per limitare la diffusione del virus.
Le istituzioni nazionali e internazionali concordano sul fatto che le prime misure di sicurezza da attuare siano quelle di lavare le mani, frequentemente e accuratamente, con acqua e sapone per almeno 60 secondi ogni qual volta si pensi di essere venuti a contatto con superfici/oggetti o parti del corpo contaminate e, qualora non sia possibile, di disinfettare le mani con un disinfettante per la cute. Inoltre, per quanto attiene le superfici potenzialmente infette con le quali si viene a contatto, le misure prevedono un’accurata pulizia con detergente e la disinfezione con PRESIDI A BASE DI CLORO, ALCOLI, PEROSSIDO DI IDROGENO O MISCELE DI AMMONI QUATERNARI.
Il Rapporto n. 19/2020 contiene un’ampia panoramica relativa all’ambito della “disinfezione”, a partire dalla tipologia dei prodotti disponibili sul mercato, la loro efficacia, le informazioni sui pericoli, la normativa di riferimento nonché le condizioni per un utilizzo corretto e consapevole.

 

ISS - GUIDA PER LA PREVENZIONE DELLA CONTAMINAZIONE DA LEGIONELLA NEGLI IMPIANTI IDRICI, NON UTILIZZATI DURANTE LA PANDEMIA COVID-19

Il rapporto n. 21/2020 pubblicato dal ISS - Guida per la prevenzione della contaminazione da Legionella negli impianti idrici di strutture turistico recettive e altri edifici ad uso civile e industriale, non utilizzati durante la pandemia COVID-19, è un documento che fornisce raccomandazioni tecniche specifiche relative alla prevenzione, controllo e gestione del rischio Legionella negli impianti idrici alla luce dell’emergenza COVID-19.
Questa guida ha lo scopo di fornire indicazioni ai responsabili di tutti gli impianti a rischio di trasmissione di Legionella di strutture turistico recettive, (rientranti nel codice ATECO 55) e altri edifici ad uso civile e industriale su come controllarne la proliferazione per evitare:
- il verificarsi di casi in ospiti e lavoratori di strutture turistico-recettive o di altri edifici alla riapertura degli impianti
- l’aggravamento dello stato di salute di pazienti già infettati da Sars-Cov-2 che potrebbero essere collocati in complessi adattati a strutture ospedaliere o per la quarantena.
In questo periodo, infatti, il ristagno dell’acqua e l’uso saltuario di alcuni impianti, potrebbero determinare un grave rischio per la trasmissione della legionellosi. Il documento è indirizzato ai responsabili/gestori di strutture turistico recettive, edifici civili, e alle autorità preposte alla tutela della salute. Le indicazioni contenute nel documento sono ad integrazione di quanto già indicato per le suddette strutture nelle linee guida nazionali per la prevenzione e il controllo della legionellosi e in accordo con il  DLgs 81/2008  e i dettami del DM 14 GIUGNO 2017  inerente i piani di sicurezza dell’acqua. La chiusura di edifici o parti di essi, il loro uso limitato o l’adeguamento/costruzione di edifici per ospitare malati o contatti di casi in quarantena conseguente alla pandemia COVID-19, se non gestita in modo adeguato, può aumentare il rischio di crescita di Legionella negli impianti idrici e nei dispositivi associati.

 

MARINO S.R.L. 

Resp. Comm. Grazia Martuccio

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CLORATO E ALIMENTI

REG. (UE) N. 2020/749 CHE MODIFICA IL REG. (CE) N. 396/2005 PER I LIVELLI MASSIMI RESIDUI DI CLORATO IN O SU DETERMINATI ALIMENTI

Nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea GU L 178 del 8 giugno 2020, è stato pubblicato il Regolamento UE 2020/749 della Commissione del 4 giugno 2020 che modifica l’allegato III del regolamento (CE) n. 396/2005 del Parlamento Europeo e del Consiglio per quanto riguarda i livelli massimi di residui di clorato in o su determinati prodotti.

Prima di questo regolamento, per il clorato non sono stati fissati livelli massimi di residui (LMR) specifici e, poiché tale sostanza non è stata iscritta nell’allegato IV del Reg. (CE) n. 396/2005, attualmente, a tutti i prodotti alimentari e mangimi iscritti nell’allegato I di detto regolamento si applica l’LMR di base pari a 0,01 mg/kg. Oltre al suo impiego primario in prodotti fitosanitari, il clorato è anche una sostanza che si forma come sottoprodotto derivante dall’utilizzo di disinfettanti a base di cloro nel trattamento degli alimenti e dell’acqua potabile. Tali usi hanno determinato l’attuale presenza di residui di clorato rilevabili negli alimenti.
Tra il 2014 e il 2018, l’EFSA ha raccolto i dati di monitoraggio al fine di verificare la presenza di residui di clorato nel trattamento degli alimenti e dell’acqua potabile. Tali dati hanno evidenziato che i residui di clorato sono presenti a livelli che superano di frequente l’LMR di base pari a 0,01 mg/kg e che tali livelli variano in funzione dell’origine e del prodotto. Emerge da tali risultanze che, nonostante l’impiego di buone prassi, non è al momento possibile raggiungere livelli di residui di clorato conformi all’LMR vigente pari a 0,01 mg/kg.
L’EFSA ha adottato un parere scientifico inerente ai rischi per la salute pubblica connessi alla presenza di clorato negli alimenti in cui ha stabilito una dose giornaliera tollerabile (DGT) pari a 3 μg/kg di peso corporeo al giorno e una dose acuta di riferimento (DAR) pari a 36 μg/kg di peso corporeo. Sulla base dei dati raccolti nel 2014, l’Autorità ha concluso che l’esposizione alimentare acuta al clorato non supera la DAR. Le esposizioni alimentari medie al clorato nei paesi europei superano la DGT in determinati sottogruppi della popolazione quali i lattanti e i bambini nella prima infanzia con una lieve o moderata carenza di iodio.

Al fine di abbassare i livelli di clorato e ridurre l’esposizione mediante un’azione coordinata in diversi settori pertinenti e correlati, nel 2017 gli Stati membri hanno approvato un piano d’azione multidisciplinare che prevede una serie di iniziative da intraprendere in parallelo, comprese misure sull’acqua potabile, l’igiene, e la fissazione di livelli massimi di residui provvisori per alimenti e mangimi.
In linea generale, secondo i dati di occorrenza raccolti tra il 2014 e il 2018 da Stati membri ed operatori del settore alimentare, risulta esserci una tendenza generale a livelli decrescenti, e ciò indica che le prassi di fabbricazione sono in una certa misura già migliorate. Nel caso specifico del clorato, per il quale i residui non derivano dall’impiego di pesticidi, bensì dall’impiego di soluzioni a base di cloro nella trasformazione alimentare e nel trattamento dell’acqua potabile, si è reso necessario fissare dei livelli massimi a un tenore che sia «tanto basso quanto ragionevolmente ottenibile» (principio ALARA), attenendosi alle buone prassi di fabbricazione e garantendo al contempo la possibilità di mantenere corrette prassi igieniche. Questo approccio garantisce che gli operatori del settore alimentare applichino misure per prevenire e ridurre il più possibile i livelli di clorato negli alimenti al fine di tutelare la salute pubblica, pur tenendo in considerazione la necessità di assicurare la sicurezza microbiologica degli alimenti. Di conseguenza, viene modificato il Reg. (CE) n. 396/2005. Gli LMR provvisori per il clorato verranno rivisti entro l’8 giugno 2025. Per quanto concerne l’entrata in vigore del Reg. (UE) n. 2020/749, obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in tutti gli Stati membri, è prevista per il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’UE. L’allegato del Reg. (UE) n. 2020/749 va a modificare l’allegato III, parte A, del regolamento (CE) n. 396/2005, aggiungendo la colonna per il clorato. Vengono riportati anche i LMR per prodotti di origine animale, tra cui i derivati da carni di bovini, ovini e caprini.

 

MARINO S.R.L. 

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