DOVE LO BUTTO? ECCO LA NUOVA ETICHETTA AMBIENTALE DEGLI IMBALLAGGI

Una  nuova normativa in tema di etichettatura, entrata in vigore il 26 Settembre 2020 potrebbe portare informazioni più precise ai consumatori.  La norma obbliga i produttori ad applicare un’etichetta ambientale su tutti gli imballaggi che vengono immessi in commercio, per facilitarne la raccolta, il riutilizzo, il recupero ed il riciclaggio. Ma fornirà anche informazioni ai consumatori sulla corretta destinazione. La novità è stata introdotta a fronte del recepimento di due delle quattro direttive del pacchetto sull’economia circolare; nello specifico la Direttiva sui rifiuti e la Direttiva sugli imballaggi e sui rifiuti di imballaggio.

Solo un prodotto alimentare su quattro riporta in etichetta le informazioni sul corretto smaltimento

Ma quali sono le informazioni che devono essere presenti sulla confezione?

  • la tipologia di imballaggio (scritta per esteso o mediante una rappresentazione grafica) per esempio: flacone, bottiglia, vaschetta, etichetta, lattina.
  • l’identificazione specifica del materiale (codifica alfanumerica ai sensi della Decisione 97/129/CE, integrata eventualmente con l’icona prevista ai sensi della UNI EN ISO 1043-1:2002 (imballaggi in plastica), oppure, ai sensi della CEN/CR 14311:2002 (imballaggi in acciaio, alluminio e plastica), per esempio: Pet (1), Alu (41), Pap (21).
  • la famiglia di materiale di riferimento e l’indicazione sul tipo di raccolta (se differenziata o indifferenziata) (vedi disegno 1).

Oppure

  • indicazione sul tipo di raccolta (se differenziata o indifferenziata) e, nel caso si tratti si raccolta differenziata, indicazione del materiale di riferimento.

 

CONAI per supportare le imprese, ma anche i cittadini, nel comprendere le novità della normativa ha pubblicato interessanti Linee Guida che indicano, anche graficamente, come potrà essere strutturata un’etichetta ambientale:

Disegno 1

Ogni produttore è libero di comunicare le informazioni previste sull’imballaggio nella forma grafica, e nell’ordine che più ritiene opportuno. Restano solo preferibili alcune indicazioni rispetto ai colori da utilizzare: Blu per la carta, Marrone per l’organico, Giallo per la plastica riciclabile, Turchese per i metalli, Verde per il vetro, Grigio per l’indifferenziato.
L’etichetta ambientale va prevista per tutte le componenti separabili manualmente del sistema di imballo: si considera separabile manualmente una componente che l’utente può separare completamente e senza rischi, dal corpo principale con il solo utilizzo delle mani e senza dover ricorrere a ulteriori strumenti e utensili.
Le informazioni potranno essere riportate sulle singole componenti separabili oppure sul corpo principale dell’imballaggio o ancora sulla componente che riporta già l’etichetta e rende più facilmente leggibile l’informazione da parte del consumatore finale; è prevista tuttavia la possibilità di soluzioni digitali come QR code e apposite APP qualora la tipologia di imballaggio non permettesse un’etichettatura chiara.

 

Le altre informazioni che possono essere volontariamente apposte sull’etichetta ambientale riguardano:

  • Le indicazioni al consumatore per supportare la raccolta differenziata
  • Le informazioni aggiuntive sulle caratteristiche ambientali dell’imballaggio (asserzioni di riciclabilità, asserzioni di contenuto di riciclato e/o asserzioni dei relativi marchi di certificazione dei contenuti di riciclato, adesione a CONAI o ai consorzi di filiera o ad altri sistemi EPR).

 

Inoltre CONAI fornisce uno strumento online (e-tichetta) che le aziende potranno utilizzare per creare autonomamente l’etichetta ambientale dei loro imballaggi, in conformità ai riferimenti normativi. Lo strumento è disponibile al sito www.conai.org oppure direttamente al sito e-tichetta.conai.org
Si tratta di uno strumento che può essere usato previa registrazione e al suo interno vi sono vari step guidati per creare una corretta etichettatura ambientale.

Ecco quello che potremo trovare in etichetta secondo CONAI che, all’interno del suo sito, propone esempi pratici per i vari prodotti:

 

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LE INFORMAZIONI SUGLI ALIMENTI AL CONSUMATORE: DAL REGOLAMENTO N. 1169/2011/UE ALL’ENTRATA IN VIGORE IN ITALIA DEL D. LGS. 231/2017

Il regolamento n. 1169/2011/UE, che costituisce la normativa trasversale di riferimento in tema di informazioni sugli alimenti al consumatore, non è da solo sufficiente alla determinazione delle conseguenze sanzionatorie scaturenti dalla violazione delle relative disposizioni; attività, quest’ultima, di competenza di ciascuno Stato membro dell’Unione.
In Italia, il regime sanzionatorio è costituito dal decreto legislativo n. 231/2017, entrato nella compagine normativa nazionale dopo ben tre anni dall’entrata in applicazione del regolamento stesso.
La normativa italiana non si limita a prevedere le sanzioni conseguenti alla violazione delle norme del regolamento europeo, ma introduce altresì disposizioni normative volte all’adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni del medesimo regolamento, disciplinando così, anche sotto il profilo sanzionatorio, il settore delle informazioni sugli alimenti posti alla vendita a mezzo di distributori automatici, sugli alimenti non preimballati e su quelli non destinati al consumatore finale.
Tale disciplina costituisce il substrato normativo principale di riferimento della materia trattata, ma non l’unico, intendendo spaziare, con informazioni di dettaglio, anche alla materia dell’etichettatura nutrizionale front-pack, recentemente introdotta in ambito nazionale con il Decreto Interministeriale 19 novembre 2020, che ha previsto il sistema a batteria “NutrInform Battery” in contrapposizione ed a raffronto con il sistema francese “Nutri-Score”.


Stampigliatura di uova biologiche - Nota del Ministero della Salute

Con la  Nota n. 28434  del 30 Dicembre 2020  Il Ministero della Salute, dopo essersi confrontato con l'Ufficio PQAI I - Agricoltura biologica e Sistemi di Qualità alimentare nazionale e Affari generali del Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali, fornisce dei chiarimenti circa la corretta informazione da dare al consumatore nel caso in cui negli allevamenti avicoli si verifichino modifiche temporanee della modalità di allevamento, che per gli allevamenti biologici possono corrispondere ai periodi di conversione delle pollastre o ai periodi successivi all'utilizzo di farmaci, e alla gestione della stampigliatura delle uova prodotte.

 

 

 

L'indicazione dell'origine degli alimenti, l'obbligo di indicazione di origine dell'ingrediente primario e le linee guida della Commissione UE

Al di fuori di determinati alimenti soggetti a disciplina normativa specifica che prevede l’obbligo di etichettatura d’origine e le relativa modalità di comunicazione, la generalità dei prodotti alimentari non è assoggettata ad un tale obbligo; pertanto, l’indicazione di origine costituisce generalmente un’informazione di carattere facoltativo, eccezioni a parte.
L’operatore del settore alimentare può impiegare volontariamente questo tipo di informazione al consumatore, considerando anche le implicazioni, in termini di obblighi accessori, che una tale scelta comporta.
L’indicazione, generalmente facoltativa, di origine dell’alimento (il cosiddetto “made in”), disciplinata dal regolamento n. 1169/2011/UE nonché da altre norme richiamate dallo stesso, si differenzia dall’indicazione di origine del relativo ingrediente primario che, invece, è obbligatoria qualora ricorrano determinati presupposti e trae la propria fonte normativa nel summenzionato regolamento europeo, ma è disciplinata, quanto a casi e modalità d’indicazione, da un apposito regolamento esecutivo: il regolamento di esecuzione n. 775/2018/UE.
A fronte delle molteplici difficoltà interpretative ed applicative, che la formulazione del regolamento da ultimo citato ha causato, la Commissione europea è intervenuta con la pubblicazione di apposite linee guida, che solo in parte, tuttavia, hanno offerto chiarimenti e sciolto dubbi, lasciando aperte non poche problematiche e perplessità che si riflettono sull’operatività degli o.s.a.
Il tutto, senza dimenticare il proliferare di decreti ministeriali nazionali in tema di indicazione obbligatoria di origine per determinati alimenti (oggetto di plurime critiche in punto di legittimità), nonché l’esistenza della normativa italiana in tema di tutela del “made in Italy”.

  • I CLAIMS nutrizionali e sulla salute
  • Dal Regolamento n.1924/2006/CE al sistema sanzionatorio nazionale
  • La recente giurisprudenza del Consiglio di Stato e della Corte di Giustizia dell'UE in materia di PENDING CLAIMS e BOTANICALS

Le indicazioni nutrizionali e sulla salute fornite sugli alimenti sono informazioni di carattere volontario, tuttavia soggette ad una disciplina normativa particolarmente restrittiva e capillare in punto di presupposti e condizioni d’uso di tali claims.
Nonostante l’abbondanza di normativa che nel tempo è intervenuta a regolamentare tale specifico settore delle informazioni al consumatore, non pochi punti sono rimasti oggetto di questioni interpretative e, di conseguenza, applicative.
Il  regolamento n. 1924/2006/CE dà indicazioni nutrizionali e sulla salute fornite sui prodotti alimentari, e il  sistema sanzionatorio nazionale come da  decreto legislativo n. 27/2017.
Inoltre c’è molta confusione sull’utilizzo di indicazioni sulla salute non ancora autorizzate in sede europea con riferimento, in particolare, alla categoria degli integratori alimentari vegetali: i cosiddetti botanicals.

 

Rettifica del Regolamento UE 2018/848 sulla produzione biologica

Nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea L7 dell’11.1.2021, è stata pubblicata la Rettifica del regolamento (UE) 218/848  del Parlamento europeo e del Consiglio, del 30 maggio 2018, relativo alla produzione biologica e all’etichettatura dei prodotti biologici e che abroga il regolamento (CE) n. 834/2007 del Consiglio. La rettifica ha ad oggetto due punti:
1) Pagina 37, articolo 30, paragrafo 5, lettere b e c,
2) Pagina 38, articolo 30, paragrafo 6, lettera a

 

 

 

 

Settore biologico - Proroga applicabilità del Regolamento UE 2018/248

Ancora proroghe per il settore biologico a causa dell’emergenza da Covid-19.
Il nuovo Regolamento sul biologico (Reg. UE n. 848/2018) non sarà applicabile, come originariamente previsto, a far data dal 1 gennaio 2021 bensì dalla successiva data del 1 gennaio 2022.
Questo ha stabilito il Reg. UE  N. 1693/2020  pubblicato sulla Gazzetta ufficiale dell'Unione europea L 381 del 13.11.2020 che modifica il regolamento (UE) 2018/848 relativo alla produzione biologica e all’etichettatura dei prodotti biologici per quanto riguarda la sua data di applicazione e alcune altre date in esso previste.
Considerando 3: la pandemia di COVID-19 e la relativa crisi di sanità pubblica rappresentano una sfida senza precedenti per gli Stati membri e gravano pesantemente sugli operatori biologici (gli «operatori»). Gli operatori concentrano quindi i loro sforzi sul mantenimento della produzione biologica e degli scambi commerciali e non possono nel contempo prepararsi all’applicazione del nuovo quadro normativo a norma del regolamento (UE) 2018/848. Di conseguenza è altamente probabile che gli Stati membri e gli operatori non siano in grado di garantire la corretta attuazione e applicazione di tale regolamento a decorrere dal 1ogennaio 2021, come originariamente previsto.
Considerando 4: al fine di assicurare il corretto funzionamento del settore biologico, garantire la certezza del diritto ed evitare potenziali perturbazioni del mercato, è necessario rinviare la data di decorrenza dell’applicazione del regolamento (UE) 2018/848 e alcune altre date in esso previste derivanti da tale data.

 

Dall'EFSA uno strumento per l'indicazione di data di scadenza o TMC

Gli operatori del settore alimentare hanno un nuovo strumento per riportare l’indicazione della data di scadenza o del termine minimo di conservazione (TMC) sui prodotti alimentari.
L’EFSA ha infatti appena pubblicato un primo  parere scientifico sulla tematica, non sempre di facile attuazione per le imprese alimentari, dell’individuazione e corretta indicazione appunto della scadenza oppure, nei diversi casi, del TMC (che sappiamo rispondere ad esigenze e finalità diverse, che diversamente incidono sulla sicurezza dei consumatori).
Il documento intende seguire gli operatori, attraverso un sistema di domande “albero decisionale”, nell’individuazione delle specifiche esigenze ed obblighi informativi relativi a quel determinato prodotto alimentare: è necessaria un’informazione contenente la data di scadenza o il TMC?
Un secondo parere scientifico, che dovrebbe essere pubblicato nel 2021, servirà a fornire suggerimenti per la seconda fase, quindi per una corretta modalità di etichettatura circa la data di scadenza o il TMC.

 

 

 

 

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Brexit ed export verso la Gran Bretagna - Nota del Ministero della salute

Ad integrazione delle comunicazioni precedentemente inviate, il Ministero della Salute in data 31 dicembre scorso ha emanato una  Nota Informativa circa le modalità da tenere per l’attività di esportazione di prodotti alimentari verso la Gran Bretagna, in base all’accordo sugli scambi e la cooperazione raggiunto il 24 dicembre tra Unione europea e Regno Unito.  Tale accordo di libero scambio, comunque, non prescinde dalla necessità di rispettare reciprocamente le formalità doganali e le conformità ai rispettivi ordinamenti giuridici.

Le nuove indicazioni prevedono:
Numero di notifica univoco UNN 
A partire dal 1° gennaio 2021 e fino a luglio dello stesso anno, il codice UNN da inserire nei certificati di esportazione dei prodotti destinati alla GB (casella I.6) si applicherà solo per i prodotti di origine animale sottoposti a misure di salvaguardia (POAO under safeguard measures). Ciò significa che le altre merci, POAO non soggette a misure di salvaguardia (alimenti composti inclusi), sottoprodotti di origine animale, alimenti di origine non animale, piante e prodotti vegetali, non avranno bisogno di alcun codice UNN.

• Triangolazioni commerciali (UE => GB => UE o altri Paesi Terzi)
Le autorità britanniche hanno dichiarato che non saranno richiesti certificati ufficiali rilasciati dagli Stati membri (almeno, non prima del 1° aprile 2021) per i prodotti introdotti in GB dall’UE che saranno lavorati e successivamente esportati di nuovo verso l’UE o altro Paese Terzo. È responsabilità degli esportatori dell'UE mantenere i contatti con gli importatori britannici, al fine di facilitare il reperimento di informazioni utili ai veterinari ufficiali britannici che dovranno completare i certificati di esportazione dal Regno Unito all'UE (o ad altri Paesi Terzi). I funzionari del Regno Unito valuteranno puntualmente (case by case) se richiedere attestazioni commerciali, o altre prove commerciali, o nulla, a seconda del livello di conoscenza che possono avere sul fornitore dell'UE.

Di conseguenza, l’accertamento dei requisiti sanitari di origine dei prodotti destinati alla suddetta triangolazione sarà un processo gestito direttamente tra gli OSA e le autorità competenti dell'UE non dovranno essere coinvolte.

 

 

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OGM - ELABORATO IL NUOVO PIANO NAZIONALE DI CONTROLLO UFFICIALE

FONTE: MINISTERO DELLA SALUTE - DATA 27.08.2020

Il Ministero della Salute ha elaborato il Piano nazionale di controllo ufficiale sulla presenza  di organismi geneticamente modificati negli Alimenti 2020/2022.

Il documento prevede una pianificazione unitaria e armonizzata dei controlli ufficiali sugli Ogm sia sul territorio italiano che all'importazione, in applicazione dei regolamenti (CE) 1829/2003 e  1830/2003 e del regolamento (UE)  2017/625, in quanto il Piano è parte integrante del Piano di controllo nazionale pluriennale (Pcnp) previsto dall'articolo 109 di quest'ultimo regolamento.

L'attuazione del Piano è affidata:

1 alle Regioni e alle Province autonome di Trento e Bolzano per la programmazione e il coordinamento delle attività di vigilanza e controllo sul territorio di competenza;
2 alle Asl per l'espletamento delle attività di vigilanza e controllo;
3 ai Posti di controllo frontalieri per le attività di controllo sui prodotti di origine non animale destinati all'alimentazione umana presentati all'importazione;
4 ai laboratori designati dalle autorità competenti per il controllo ufficiale (Izs, Arpa, Asl) per l'effettuazione delle analisi di laboratorio;
5 al Centro di referenza nazionale per la Ricerca di Ogm per quanto riguarda la raccolta e gestione dei dati relativi alle attività di controllo e il supporto tecnico per le procedure di analisi in qualità di Laboratorio nazionale di riferimento ai sensi del regolamento (UE) 2017/625;
6 all'Istituto superiore di Sanità per le revisioni di analisi su campioni di alimenti non conformi.

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OCRATOSSINA A - RACCOMANDAZIONI SUI DISINFETTANTI - LEGIONELLA NEGLI IMPIANTI IDRICI

OCRATOSSINA A - IL NUOVO DOCUMENTO EFSA

I LIVELLI PIÙ ALTI TRA ESTRATTI VEGETALI, AROMI E PEPERONCINO

L’ocratossina A (OTA) è una tossina prodotta da diversi tipi di muffe dei generi Aspergillum Penicillium, presente in numerosi alimenti tra i quali i cereali, la carne conservata, la frutta fresca e secca e i formaggi, ed è nota da tempo per essere una sostanza pericolosa per gli animali, tossica per il rene e cancerogena. Inoltre si sapeva che è genotossica sia in vitro che in vivo, e cioè che agisce direttamente sul DNA, anche se non si conosceva bene il meccanismo di tale effetto.

L’ultima valutazione dell’Efsa, del 2006, si atteneva a questi elementi, e forniva limiti di assunzione settimanali, ma ora ne è uscita una versione  aggiornata, più restrittiva e improntata a una maggiore prudenza, perché gli studi effettuati nel frattempo hanno chiarito meglio i complessi meccanismi di azione sui geni, e messo in luce che la sostanza è probabilmente peggiore di quanto ritenuto finora. Tra gli alimenti che contribuiscono di più all’esposizione da ocratossina A ci sono i formaggi.

 

 

ISS - RACCOMANDAZIONI SUI DISINFETTANTI NELL’ATTUALE EMERGENZA COVID - 195 MAGGIO 2020

Il rapporto n. 19/2020 pubblicato dal ISS - Raccomandazioni ad interim sui disinfettanti nell’attuale emergenza COVID-19: presidi medico-chirurgici e biocidi, presenta una panoramica relativa all’ambito della “disinfezione” con l’intento di chiarire punti quali: tipologia di prodotti disinfettanti, sia per la cute umana sia per le superfici, disponibili sul mercato italiano, efficacia di questi prodotti contro i virus, etichette di pericolo presenti sui prodotti, condizioni per un loro corretto utilizzo al fine di garantirne efficacia e sicurezza d’uso.
Per contenere l’emergenza sanitaria COVID-19 si rende necessario, tra l’altro, che gli operatori, le imprese e la popolazione più in generale, adottino comportamenti adeguati per una corretta igiene delle mani e una efficace disinfezione delle superfici e degli ambienti. A tale scopo il Rapporto n. 19/2020 fornisce una serie di informazioni sulla tipologia di prodotti a disposizione e sulle procedure da seguire per limitare la diffusione del virus.
Le istituzioni nazionali e internazionali concordano sul fatto che le prime misure di sicurezza da attuare siano quelle di lavare le mani, frequentemente e accuratamente, con acqua e sapone per almeno 60 secondi ogni qual volta si pensi di essere venuti a contatto con superfici/oggetti o parti del corpo contaminate e, qualora non sia possibile, di disinfettare le mani con un disinfettante per la cute. Inoltre, per quanto attiene le superfici potenzialmente infette con le quali si viene a contatto, le misure prevedono un’accurata pulizia con detergente e la disinfezione con PRESIDI A BASE DI CLORO, ALCOLI, PEROSSIDO DI IDROGENO O MISCELE DI AMMONI QUATERNARI.
Il Rapporto n. 19/2020 contiene un’ampia panoramica relativa all’ambito della “disinfezione”, a partire dalla tipologia dei prodotti disponibili sul mercato, la loro efficacia, le informazioni sui pericoli, la normativa di riferimento nonché le condizioni per un utilizzo corretto e consapevole.

 

ISS - GUIDA PER LA PREVENZIONE DELLA CONTAMINAZIONE DA LEGIONELLA NEGLI IMPIANTI IDRICI, NON UTILIZZATI DURANTE LA PANDEMIA COVID-19

Il rapporto n. 21/2020 pubblicato dal ISS - Guida per la prevenzione della contaminazione da Legionella negli impianti idrici di strutture turistico recettive e altri edifici ad uso civile e industriale, non utilizzati durante la pandemia COVID-19, è un documento che fornisce raccomandazioni tecniche specifiche relative alla prevenzione, controllo e gestione del rischio Legionella negli impianti idrici alla luce dell’emergenza COVID-19.
Questa guida ha lo scopo di fornire indicazioni ai responsabili di tutti gli impianti a rischio di trasmissione di Legionella di strutture turistico recettive, (rientranti nel codice ATECO 55) e altri edifici ad uso civile e industriale su come controllarne la proliferazione per evitare:
- il verificarsi di casi in ospiti e lavoratori di strutture turistico-recettive o di altri edifici alla riapertura degli impianti
- l’aggravamento dello stato di salute di pazienti già infettati da Sars-Cov-2 che potrebbero essere collocati in complessi adattati a strutture ospedaliere o per la quarantena.
In questo periodo, infatti, il ristagno dell’acqua e l’uso saltuario di alcuni impianti, potrebbero determinare un grave rischio per la trasmissione della legionellosi. Il documento è indirizzato ai responsabili/gestori di strutture turistico recettive, edifici civili, e alle autorità preposte alla tutela della salute. Le indicazioni contenute nel documento sono ad integrazione di quanto già indicato per le suddette strutture nelle linee guida nazionali per la prevenzione e il controllo della legionellosi e in accordo con il  DLgs 81/2008  e i dettami del DM 14 GIUGNO 2017  inerente i piani di sicurezza dell’acqua. La chiusura di edifici o parti di essi, il loro uso limitato o l’adeguamento/costruzione di edifici per ospitare malati o contatti di casi in quarantena conseguente alla pandemia COVID-19, se non gestita in modo adeguato, può aumentare il rischio di crescita di Legionella negli impianti idrici e nei dispositivi associati.

 

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CLORATO E ALIMENTI

REG. (UE) N. 2020/749 CHE MODIFICA IL REG. (CE) N. 396/2005 PER I LIVELLI MASSIMI RESIDUI DI CLORATO IN O SU DETERMINATI ALIMENTI

Nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea GU L 178 del 8 giugno 2020, è stato pubblicato il Regolamento UE 2020/749 della Commissione del 4 giugno 2020 che modifica l’allegato III del regolamento (CE) n. 396/2005 del Parlamento Europeo e del Consiglio per quanto riguarda i livelli massimi di residui di clorato in o su determinati prodotti.

Prima di questo regolamento, per il clorato non sono stati fissati livelli massimi di residui (LMR) specifici e, poiché tale sostanza non è stata iscritta nell’allegato IV del Reg. (CE) n. 396/2005, attualmente, a tutti i prodotti alimentari e mangimi iscritti nell’allegato I di detto regolamento si applica l’LMR di base pari a 0,01 mg/kg. Oltre al suo impiego primario in prodotti fitosanitari, il clorato è anche una sostanza che si forma come sottoprodotto derivante dall’utilizzo di disinfettanti a base di cloro nel trattamento degli alimenti e dell’acqua potabile. Tali usi hanno determinato l’attuale presenza di residui di clorato rilevabili negli alimenti.
Tra il 2014 e il 2018, l’EFSA ha raccolto i dati di monitoraggio al fine di verificare la presenza di residui di clorato nel trattamento degli alimenti e dell’acqua potabile. Tali dati hanno evidenziato che i residui di clorato sono presenti a livelli che superano di frequente l’LMR di base pari a 0,01 mg/kg e che tali livelli variano in funzione dell’origine e del prodotto. Emerge da tali risultanze che, nonostante l’impiego di buone prassi, non è al momento possibile raggiungere livelli di residui di clorato conformi all’LMR vigente pari a 0,01 mg/kg.
L’EFSA ha adottato un parere scientifico inerente ai rischi per la salute pubblica connessi alla presenza di clorato negli alimenti in cui ha stabilito una dose giornaliera tollerabile (DGT) pari a 3 μg/kg di peso corporeo al giorno e una dose acuta di riferimento (DAR) pari a 36 μg/kg di peso corporeo. Sulla base dei dati raccolti nel 2014, l’Autorità ha concluso che l’esposizione alimentare acuta al clorato non supera la DAR. Le esposizioni alimentari medie al clorato nei paesi europei superano la DGT in determinati sottogruppi della popolazione quali i lattanti e i bambini nella prima infanzia con una lieve o moderata carenza di iodio.

Al fine di abbassare i livelli di clorato e ridurre l’esposizione mediante un’azione coordinata in diversi settori pertinenti e correlati, nel 2017 gli Stati membri hanno approvato un piano d’azione multidisciplinare che prevede una serie di iniziative da intraprendere in parallelo, comprese misure sull’acqua potabile, l’igiene, e la fissazione di livelli massimi di residui provvisori per alimenti e mangimi.
In linea generale, secondo i dati di occorrenza raccolti tra il 2014 e il 2018 da Stati membri ed operatori del settore alimentare, risulta esserci una tendenza generale a livelli decrescenti, e ciò indica che le prassi di fabbricazione sono in una certa misura già migliorate. Nel caso specifico del clorato, per il quale i residui non derivano dall’impiego di pesticidi, bensì dall’impiego di soluzioni a base di cloro nella trasformazione alimentare e nel trattamento dell’acqua potabile, si è reso necessario fissare dei livelli massimi a un tenore che sia «tanto basso quanto ragionevolmente ottenibile» (principio ALARA), attenendosi alle buone prassi di fabbricazione e garantendo al contempo la possibilità di mantenere corrette prassi igieniche. Questo approccio garantisce che gli operatori del settore alimentare applichino misure per prevenire e ridurre il più possibile i livelli di clorato negli alimenti al fine di tutelare la salute pubblica, pur tenendo in considerazione la necessità di assicurare la sicurezza microbiologica degli alimenti. Di conseguenza, viene modificato il Reg. (CE) n. 396/2005. Gli LMR provvisori per il clorato verranno rivisti entro l’8 giugno 2025. Per quanto concerne l’entrata in vigore del Reg. (UE) n. 2020/749, obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in tutti gli Stati membri, è prevista per il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’UE. L’allegato del Reg. (UE) n. 2020/749 va a modificare l’allegato III, parte A, del regolamento (CE) n. 396/2005, aggiungendo la colonna per il clorato. Vengono riportati anche i LMR per prodotti di origine animale, tra cui i derivati da carni di bovini, ovini e caprini.

 

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SHELF LIFE

SHELF LIFE - RIDETERMINAZIONE NUOVE SCADENZE

Il Ministero della Salute ha emesso la circolare sulla possibilità di rideterminare la durabilità dei prodotti alimentari e il congelamento delle carni fresche

Con Nota del Ministero della Salute Prot. DGISAN n. 13412 del 14.04.2020 si precisano alcune indicazioni in merito alla Nota del Ministero della Salute Prot. DGISAN n. 12957 del 09/04/2020 relativa alla "Rideterminazione della shelf life dei prodotti alimentari e congelamento carni fresche".

Alcune associazioni di categoria hanno chiesto la possibilità di rideterminare la durabilità dei prodotti alimentari compresi i prodotti congelati e surgelati e la conseguente modalità di etichettatura, nonché la possibilità di congelare la carne fresca invenduta destinata alla ristorazione.

Il Ministero ha risposto che, fatti i salvi i casi in cui la shelf life è stabilita da norme specifiche, come per uova fresche, latte pastorizzato ecc. "L'osa può stabilire un prolungamento della durabilità di un alimento laddove disponga di dati adeguati a supporto della shelf life che tengano conto della natura dell'alimento stesso, delle modalità di conservazione previste e delle modalità di consumo. La rideterminazione della shelf life di un prodotto alimentare deve essere determinata prima della data di scadenza". In ogni caso la nuova durabilità deve essere riportata in etichetta come previsto dal Regolamento (UE) n. 1169/2011 o in assenza di questa sui documenti commerciali, come specificato dal Decreto legislativo 231/2017. La successiva nota del 14 aprile specifica che "la rideterminazione della shelf life è applicabile solo alle merci immesse sul mercato ma non a livello della vendita al dettaglio". Il congelamento delle carni fresche, incluse le preparazioni e le carni macinate, come di recente ribadito dalla Commissione con nota Ares (2019) 2456574 dell'08/04/2019 deve essere condotto senza indebito ritardo. "In deroga a quanto suddetto le carni fresche invendute, introdotte e/o prodotte entro il 15 marzo 2020, possono essere congelate entro la data di scadenza con indicazione della destinazione al consumo previa completa cottura e commercializzate esclusivamente sul mercato nazionale", si legge nella nota del 9 aprile. La nota successiva del 14/04 specifica che "tale deroga è riferita anche a carni che, a seguito di ordinativi/contratti antecedenti il 15 marzo, sono già state spedite da Paesi terzi verso l’Italia e sono ancora in viaggio".

Il congelamento di altri prodotti alimentari può essere condotto su alimenti in perfetto stato di conservazione con modalità che ne preservino le caratteristiche e che non impattino sulla loro sicurezza.

La nota sottolinea anche il fatto che le eccedenze alimentari possono "essere oggetto di donazione ai fini di solidarietà sociale e per la limitazione degli sprechi alimentari", ai sensi dell'articolo 2, punto 1, lettera c della Legge 19/08/2016, n. 166.

 

FARMACI VETERINARI & PESTICIDI: DAI CONTROLLI RISULTATI POSITIVI IN TUTTA EUROPA - PUBBLICATI I RAPPORTI EFSA PER IL 2018

 In questi giorni, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) ha pubblicato due tra i rapporti annuali più attesi: quello sui residui di farmaci veterinari negli animali e negli alimenti da essi derivati, e quello sui pesticidi. E le notizie sono abbastanza positive, soprattutto nel primo caso. Nel documento, relativo al 2018, sono stati infatti raccolte i risultati delle analisi di ben 657 mila campioni provenienti da 28 paesi, e le conclusioni sono in linea con quanto riscontrato negli anni scorsi, ovvero c’è stata una quantità di superamenti dei limiti previsti molto bassa, in media dello 0,3%, valore che rientra nell’intervallo compreso tra lo 0,25 e lo 0,37% degli ultimi 10 anni.

Rispetto all’anno 2017, nel 2018 sono risultati leggermente aumentati i farmaci antitiroidei e gli steroidi, ma diminuiti gli antibatterici, gli antinfiammatori non steroidei e altri farmaci veterinari, nonché alcuni contaminanti ambientali come le micotossine. Per quanto riguarda gli antibiotici, per esempio, l’alimento più a rischio è il miele, con lo 0,8% di campioni non conformi, gli animali peggiori le pecore, le capre e i conigli (con lo 0,34% di risultati oltre il limite).

In linea con l’approccio alla massima trasparenza adottato dall’Efsa, i dati, che nel rapporto sono ordinati per tipo di sostanza e per tipo di animale o alimento, saranno messi online sulla piattaforma Knowledge Junction, in modo che siano consultabili da chiunque nel dettaglio.

Il Secondo rapporto, quello sui pesticidi, anch’esso relativo al 2018, è invece il risultato dell’analisi di oltre 91 mila campioni dei 28 paesi, più l’Islanda e la Norvegia. C’è stato un esito positivo (cioè valori al di sotto dei limiti di legge) nel 95,5% dei casi; Italia, Francia e Germania hanno analizzato un numero di campioni di gran lunga superiore rispetto a quelli di altri paesi (oltre 10 mila).

Secondo il rapporto sui pesticidi di Efsa oltre il 95% dei prodotti è al di sotto del limite di legge

Oltre agli alimenti fissi, testati ogni anno nei programmi di controllo nazionale, sono stati analizzati oltre 11 mila campioni supplementari di prodotti di largo consumo tra i cittadini europei, raccolti in maniera casuale, e l’esito è stato anche più positivo, perché i valori di pesticidi trovati sono stati nella norma nel 98,6% dei casi. Quest’ultima serie di dati è considerata particolarmente indicativa, perché si tratta di un paniere di alimenti che ruota ogni tre anni, e che dovrebbe permettere di individuare per tempo eventuali criticità nascoste, che potrebbero sfuggire ai controlli standardizzati.

Così, per esempio, nel paniere casuale, nel periodo compreso tra il 2015 e il 2018 gli sforamenti sono aumentati nelle banane (dallo 0,5 all’1,7%), nei peperoni dolci (dall’1,2 al 2,4%), nelle melanzane (dallo 0,6 all’1,6%) e nell’uva da tavola (dall’1,8 al 2,6%) e sono diminuiti  nei broccoli (dal 3,7 al 2%), nell’olio di oliva (dallo 0,9 allo 0,6%) e nelle uova di gallina (dallo 0,2 allo 0,1%).

L’Efsa ha reso consultabili i dati, estremamente dettagliati nel rapporto, anche attraverso diagrammi molto semplici, disponibili solo per le informazioni principali, che permettono di visualizzare il tipo di alimento.

L’insieme dei due rapporti dimostra quindi come in Europa la sorveglianza sia mantenuta alta, e i controlli siano costanti, tanto sui farmaci quanto sui pesticidi. Il risultato sono alimenti sicuri, con variazioni rispetto ai limiti accettabili, se si pensa che si tratta di 28 paesi. Naturalmente, c’è spazio per migliorare, e per portare le anomalie a valori ancora più bassi.

 

CORONAVIRUS, ACQUE DI SCARICO COME SPIA DI NUOVI FOCOLAI EPIDEMICI - LO STUDIO DELL’ISS TROVA RNA DEL VIRUS NELLE FOGNATURE

Usare le acque di scarico per scoprire nuovi focolai di Covid-19. È l’idea di uno studio in via di pubblicazione, realizzato tra Roma e Milano dall’Istituto Superiore di Sanità, che ha scoperto materiale genetico del coronavirus Sars-CoV-2, responsabile della pandemia in corso. Monitorandone la presenza lungo la rete delle acque reflue sarebbe possibile aiutare a tracciare la diffusione del virus sul territorio. Risultati analoghi sono stati ottenuti anche da altri gruppi di ricerca in Olanda, Stati Uniti, Australia e Francia.

Per cercare il virus, i ricercatori del reparto di Qualità dell’acqua e salute, dipartimento Ambiente e salute dell’Iss  hanno analizzato otto campioni di acque di scarico raccolti dal 3 al 28 febbraio a Milano e dal 31 marzo al 2 aprile a Roma. “In due campioni raccolti nella rete fognaria della zona occidentale e centro/orientale di Milano, è stata confermata la presenza di RNA del nuovo coronavirus.  A Roma lo stesso risultato positivo è stato riscontrato in tutti i campioni prelevati nell’area orientale della città. Stiamo ora estendendo la ricerca ad altri campioni  provenienti da una rete di raccolta in diverse regioni”.

Nella fase 2, la presenza del materiale genetico del coronavirus nelle acque reflue potrebbe essere usata come strumento di sorveglianza per individuare precocemente e circoscrivere la ricomparsa di focolai. Si tratta di una strategia già utilizzata per monitorare altri virus, come quello della polio, spiega il Direttore  del reparto Qualità dell’acqua e salute.

Il processo di  Potabilizzazione delle acque e i sistemi di depurazione, come evidenziato da un documento pubblicato dall’Iss, sono in grado di risanare  le acque.

 

L’ISTITUTO SUPERIORE DI SANITÀ, HA DA POCO DIFFUSO UN NUOVO DOCUMENTO CHE PROPONE UNA SERIE DI INDICAZIONI SULL’IGIENE DEGLI ALIMENTI DURANTE L’EPIDEMIA DA COVID-19.

Il documento è pensato sia per i consumatori, che devono seguire una serie di regole di igiene e controllare scrupolosamente il modo in cui conservare e consumare gli alimenti, sia per gli operatori del settore alimentare, che per primi devono seguire la corretta igiene nella produzione e nel tracciamento degli alimenti.

Anche se al momento non esistono evidenze scientifiche di trasmissione del coronavirus attraverso gli alimenti, seguire un corretto comportamento che garantisca l’igiene dei prodotti durante la manipolazione.

 

MARINO S.R.L. 

Resp. Comm. Grazia Martuccio

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MUD - PROROGA AL 30 GIUGNO 2020

Decreto "Cura Italia", in vigore proroghe scadenze ambientali

Il DL 18/2020 sull'emergenza "Coronavirus", in vigore dal 17 marzo 2020, proroga le scadenze per la presentazione del MUD, il versamento del diritto di iscrizione all'Albo gestori ambientali e le comunicazioni RAEE e Pile.

In particolare, in base a quanto stabilito dall'articolo 113 ("Rinvio di scadenze e adempimenti relativi a comunicazioni sui rifiuti") del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18 ("Misure di potenziamento del servizio sanitario nazionale e di sostegno economico per famiglie, lavoratori e imprese connesse all'emergenza epidemiologica da COVID-19"), slittano di due mesi – dal 30 aprile al 30 giugno 2020 – i termini stabiliti:

  • per la presentazione del Modello Unico Ambientale (MUD)
  • per il versamento del diritto annuale d'iscrizione all'Albo Nazionale Gestori Ambientali.

Lo stesso articolo, inoltre, proroga al 30 giugno 2020 anche le scadenze in materia di rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (comunicazione annuale delle quantità di RAEE da parte dei titolari degli impianti di trattamento) e di rifiuti di pile e batterie (comunicazione annuale da parte dei produttori dei dati relativi all'immesso sul mercato e trasmissione annuale, ad opera del Centro di Coordinamento, dei dati su raccolta e riciclaggio dei rifiuti).

 

MARINO S.R.L. 

Resp. Comm. Grazia Martuccio

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NEWSLETTER APRILE 2020

CORONAVIRUS ED F-GAS: CHIARIMENTI DA PARTE DEL MINISTERO  10 APRILE 2020

Il Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare con la Circolare del 6 aprile 2020, n. 24526  chiarisce gli aspetti applicativi dell’ art. 103, comma 1, del D.L. 17 marzo 2020, n. 18, con riferimento ai termini previsti dall' art. 4, paragrafo 3 del Regolamento (UE) n. 517/2014 e della relativa comunicazione alla Banca Dati ai sensi dell' art. 16, comma 8, del DPR n. 146/2018 in materia di comunicazione dei controlli delle perdite sulle apparecchiature contenenti gas fluorurati ad effetto serra, in particolare:

  • La sospensione dei termini prevista dall'articolo 103, comma 1 del D.L. 17 marzo 2020, n. 18, non può essere applicata ai termini di cui all'articolo 4, paragrafo 3, del Regolamento (UE) n. 517/2014 per lo svolgimento dei controlli delle perdite obbligatori. Tuttavia, in caso di scadenza dei termini per il controllo sulle apparecchiature nel periodo compreso tra il 23 febbraio 2020 al 15 aprile 2020, gli stessi dovranno comunque essere effettuati salvo nel caso in cui sia dimostrabile l'impossibilità di svolgere tali controlli (ad es. nel caso di imprese le cui attività sono sospese) e/o sia dimostrabile l'assenza di tutte le condizioni di sicurezza atte ad evitare ogni possibilità di contagio da COVID19.
  • Con riferimento al termine di 30 giorni per la comunicazione alla Banca Dati dei controlli delle perdite periodici sulle apparecchiature contenenti gas fluorurati ad effetto serra ai sensi dell'articolo 16, comma 8 del DPR 16 novembre 2018, n 146, si ritiene che la decorrenza dei citati termini sia sospesa dal 23 febbraio 2020 al 15 maggio 2020 compresi, e riprenda a decorrere dal 16 maggio 2020.

 

ISS: INDICAZIONI SU ACQUA E SERVIZI IGIENICI IN RELAZIONE ALLA DIFFUSIONE DEL CORONAVIRUS   8 APRILE 2020

L'Istituto Superiore di Sanità ha pubblicato il Rapporto ISS COVID-19 n. 10/2020 - Indicazioni ad interim su acqua e servizi igienici in relazione alla diffusione del virus SARS-CoV-2.
Il Rapporto, che fornisce indicazioni tecniche specifiche relative ad acqua e servizi igienico-sanitari alla luce dell’emergenza in corso, è indirizzato ai gestori del servizio idrico integrato e alle autorità ambientali e sanitarie preposte alla tutela della salute e alla salvaguardia ambientale.
L’accesso all’acqua e a servizi igienico-sanitari sicuri, rappresenta un diritto fondamentale dell’uomo, svolge un ruolo essenziale nella protezione della salute umana da malattie infettive, sia per assicurare approvvigionamenti idropotabili nei luoghi di residenza, di lavoro e di cura della popolazione, sia per garantire l’efficacia di fondamentali misure di prevenzione primaria. Sia l’igiene personale e sia quella ambientale sono infatti indispensabili prerogative per contenere le vie di esposizione umana a patologie trasmissibili.
In questo scenario l'ISS ritiene utile fornire alcune indicazioni tecniche specifiche, basate sull’attuale stato delle conoscenze, sulle relazioni e i rischi correlati al virus SARS-CoV-2, responsabile dei casi di COVID-19, in rapporto ad acqua e servizi igienico-sanitari.
Con il bilancio dei casi di SARS-CoV-2 è infatti importante indagare ed individuare tutte le potenziali vie di trasmissione del virus.
Parallelamente vengono avanzate alcune raccomandazioni per attività di prevenzione e controllo dei rischi indirettamente connessi all’emergenza pandemica in corso, condizioni che possono avere effetto sul funzionamento della gestione del ciclo idrico integrato (approvvigionamento idro-potabile, fognatura e depurazione) e sulle azioni di sorveglianza ambientale e sanitaria, con possibili ricadute sulla continuità delle forniture idriche, trattamenti e qualità delle acque distribuite e depurate.
Ciò al fine di rafforzare la prevenzione mediante l’aggiornamento dei sistemi di analisi di rischio.

 

BONIFICHE S.I.N. ANCHE LA PROVINCIA È COMPETENTE  8 APRILE 2020

Con riferimento al riparto di competenze tra Stato ed Enti locali per le procedure di bonifica dei S.I.N. (Siti di Interesse Nazionale), spetta agli organi centrali il solo "svolgimento del complesso delle operazioni di bonifica (ossia, in termini più tecnico-giuridici, il procedimento di bonifica), mentre per le fasi ontologicamente e giuridicamente preliminari alla bonifica - quali, su tutte, l'individuazione del soggetto che ha causato l'inquinamento -, è riconosciuta la competenza della Provincia. Il riparto di competenze non si fonda, infatti, sull'inserimento o meno dell'area in un S.I.N., quanto, piuttosto, sulla tipologia di intervento imposto al soggetto inquinatore. È questo l’intervento chiarificatore (e innovativo sulla lettura e interpretazione dell’ art. 252 del Codice ambientale) espresso dal Consiglio di Stato con la  sentenza n 2195, pubblicata lo scorso aprile.

 

DISINFETTANTI (PT1/PT2): DEROGHE ALLE PROCEDURE DI AUTORIZZAZIONE ALLA COMMERCIALIZZAZIONE E ALLA PRODUZIONE   6 APRILE 2020

In questo periodo di emergenza, per i prodotti disinfettanti (PT1/PT2), contenenti un principio attivo già approvato, l’autorità competente può permettere l’applicazione delle deroghe ai requisiti riportati nell’art. 55   del Regolamento (UE) 528/2012 per la messa a disposizione sul mercato.
In data 06/04/2020 il Ministero della Salute, in qualità di autorità competente, ha pubblicato un comunicato  per le procedure di autorizzazione alla commercializzazione e alla produzione di prodotti disinfettati in Italia (PT1/PT2) per poter usufruire delle deroghe ai sensi dell’articolo 55 del Regolamento (UE) 528/2012.
OiRA (ONLINE INTERACTIVE RISK ASSESSMENT): NUOVA CIRCOLARE. 3 APRILE 2020
E' stata emanata dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali (circolare n. 2) e dall'INAIL (circolare n. 8) la Circolare congiunta data 23 marzo 2020   avente come oggetto "Strumento di supporto rivolto alle micro, piccole e medie imprese, per la valutazione dei rischi sviluppato secondo il prototipo europeo OiRA, dedicato al settore "Uffici", adottato con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali n. 61 del 23 maggio 2018. Aggiornamento layout."
Tale strumento è disponibile gratuitamente accedendo, tramite collegamento al sito internet dell'Agenzia europea per la salute e sicurezza sul lavoro (EU-OSHA), al link ai tool Italiani, secondo le indicazioni fornite nel sito stesso.
Con la nuova circolare, che integra e sostituisce la precedente circolare congiunta emanata in data 25 luglio 2018  , si specifica che sarà possibile accedere a due versioni del tool:
- "Uffici: vecchia versione" (resa disponibile con la circolare del 2018), che sarà disponibile sino al 31 dicembre 2020 per permettere, a chi l'abbia già utilizzata per effettuare la valutazione dei rischi, di continuare ad avere accesso ai dati inseriti e stampare il relativo Documento.
- "Uffici: nuova versione", per coloro i quali per la prima volta intendessero effettuare la valutazione dei rischi utilizzando il tool OiRA o desiderassero aggiornare il DVR redatto con la precedente versione.
Rispetto alla versione precedente sono state introdotte alcune modifiche al fine di rendere il tool più efficace; le principali riguardano:
- la possibilità di individuare nella fase di identificazione dei rischi, le misure obbligatorie e di miglioramento già adottate in azienda;
- la possibilità di adattare alle esigenze delle singole aziende la sezione di compilazione del piano di miglioramento, con netta e inequivocabile separazione dalla fase di individuazione delle misure obbligatorie necessarie per la corretta gestione del rischio;
- un nuovo format per il report (Documento di valutazione dei rischi), strutturato sotto forma di tabella nel quale sono immediatamente riconoscibili, per ciascun rischio, misure già adottate ed eventuale piano di miglioramento.

ALBO NAZIONALE GESTORI AMBIENTALI: CIRCOLARE RELATIVA ALL'APPLICAZIONE DEL D.L. "CURA ITALIA"  3 APRILE 2020

Il Comitato Nazionale dell'Albo Nazionale Gestori ambientali con Circolare 23 marzo 2020 fornisce chiarimenti in ordine all'applicazione dell'art. 103 del D.L. 17 marzo 2020, n. 18.
Il comma 2 dell' art. 103   stabilisce che sia conservata fino al 15 giugno 2020 la validità di tutti i certificati, attestati, permessi, concessioni, autorizzazioni e atti abilitativi comunque denominati, in scadenza tra il 31 gennaio e il 15 aprile 2020.
La circolare precisa che la norma, con riferimento alle iscrizioni all'Albo, va riferita ai procedimenti in corso o ancora da aprire, pertanto sono esclusi dal suo campo d'applicazione:
a) i procedimenti, pur rientranti nella suddetta finestra temporale, ma già conclusi in modo definitivo;
b) le iscrizioni scadute nel periodo tra il 31 gennaio 2020 e la data di entrata in vigore del decreto-legge 18/2020, per le quali non è stata presentata domanda di rinnovo.
Viene comunque specificato che rimane fermo "il rispetto di tutti i requisiti e le condizioni che debbono sussistere per il legittimo esercizio dell'attività e che, in caso di accertata carenza, possono portare all'apertura di procedimenti disciplinari e alle relative sanzioni, ivi incluso l'obbligo di prestare, per i casi previsti (iscrizioni nella categorie 1, relativamente alla raccolta e trasporto dei rifiuti urbani pericolosi, 5, 8, 9 e 10), apposita fideiussione, o appendice alla fideiussione già prestata, a copertura del periodo intercorrente dalla data di scadenza dell'iscrizione e quella del 15 giugno 2020 nonché l'obbligo di comunicare le variazioni dell'iscrizione."

In ultimo, considerato quanto disposto nel comma 1 dell' art. 103  del D.L. 18/2020. la circolare precisa che "per i procedimenti riguardanti la variazione dell'iscrizione per incremento della dotazione veicoli non conclusi alla data del 23 febbraio 2020, o iniziati successivamente e fino al 15 aprile 2020, ai fini del computo dei previsti 60 giorni di validità delle dichiarazioni sostitutive dell'atto di notorietà non si tiene conto del periodo compreso tra le due date suddette".

REGIONE LOMBARDIA: PROROGA TRASMISSIONE PIANO GESTIONE SOLVENTI E AUTORIZZAZIONE ALLE EMISSIONI IN ATMOSFERA   31 MARZO 2020

Con il Decreto del Dirigente 26 marzo 2020, n. 3795 la Regione Lombardia ha previsto la proroga  al 31 ottobre 2020 del termine per la trasmissione del Piano gestione solventi effettuato ai sensi dell’art. 275 del D.Lgs. 152/2006, soggete ad Autorizzazione unica ambientale (AUA)  e Autorizzazione alle Emissioni in Atmosfera , nonché del bilancio di massa relativo all’utilizzo dei COV previsti dagli allegati tecnici regionali in materia di emissioni in atmosfera concernenti le attività con utilizzo di Solventi.

CIRCOLARE MINISTERIALE RECANTE “CRITICITÀ NELLA GESTIONE DEI RIFIUTI PER EFFETTO DELL’EMERGENZA COVID 19 INDICAZIONI”: NUOVE POSSIBILI DEROGHE NELLE GESTIONE DEI RIFIUTI  30 MARZO 2020

Il Ministero dell’ambiente ha emanato la Circolare Ministeriale recante “Criticità nella gestione dei rifiuti per effetto dell’Emergenza COVID 19 – indicazioni”, inviandola alla Regioni, Province autonome, ISPRA ANCI e UPI.
Il documento sottolinea la urgente necessità di intervenire per assicurare la corretta gestione dei rifiuti, in termini di raccolta e recupero/smaltimento, evitando sovraccarichi che potrebbero causare problematiche di sospensione del servizio.
Già ISPRA aveva fornito le prime indicazioni generali sulla gestione dei rifiuti, con documento approvato dal SNPA lo scorso 23 marzo .

 

MARINO S.R.L. 

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ORIGINE DEL LATTE IN ETICHETTA - DAL 1° APRILE 2020 APPLICAZIONE DELLA NORMA UE SULL’ORIGINE DELL’INGREDIENTE PRIMARIO

 

MANGIARE ITALIANO: in questo momento di emergenza Covid-19, da più parti arriva la richiesta di sostenere il sistema agroalimentare italiano, che come un treno continua a lavorare sodo, per consentire alle aziende di settore di resistere alle avversità.

Al di là della campagna molto più attiva in questi giorni, lo strumento efficace per riconoscere un prodotto alimentare italiano al momento dell’acquisto è l’etichettatura, ovvero qualunque menzione, indicazione, marchio di fabbrica o commerciale, immagine o simbolo che si riferisce a un alimento e che figura su qualunque imballaggio, documento, avviso, etichetta, nastro o fascetta che accompagna o si riferisce a tale alimento (art. 2, lett. j del Reg. (UE) N. 1169/2011). L’indicazione dell’origine dell’alimento è inclusa nell’elenco delle indicazioni obbligatorie di cui all’art. 9 del Reg. (UE) n. 1169/2011, che specifica, alla lett. i: “il paese d’origine o il luogo di provenienza ove previsto all’articolo 26”. L’art. 26 prevede, in particolare, l’obbligo di indicazione del paese d’origine o del luogo di provenienza nei casi in cui la mancata indicazione sull’etichettatura “possa indurre in errore il consumatore in merito al paese d’origine o al luogo di provenienza reali dell’alimento, in particolare se le informazioni che accompagnano l’alimento o contenute nell’etichetta nel loro insieme potrebbero altrimenti far pensare che l’alimento abbia un differente paese d’origine o luogo di provenienza”, oltre che per le carni dei codici della nomenclatura combinata (NC) elencati all’allegato XI” del medesimo regolamento. Al paragrafo 3 dell’art. 26, viene inoltre riportato l’obbligo di indicazione dell’origine dell’ingrediente primario quando il paese d’origine o il luogo di provenienza di un alimento riportato sull’etichetta non è lo stesso di quello del suo ingrediente primario, attraverso due modalità diverse: indicando l’origine dell’ingrediente primario, oppure indicando che il paese d’origine/luogo di provenienza è diverso da quello dell’alimento. L’applicazione del paragrafo 3 è soggetta ad un atto di esecuzione, ovvero il ben noto Reg. (UE) N. 2018/775 sull’origine dell’ingrediente primario, che sarà applicabile dal 1° aprile 2020. L’art. 1 del regolamento definisce l’ambito di applicazione, in particolare quello già tracciato dall’art. 26.3 del Reg. (UE) n. 1169/2011, con l’esclusione da tale ambito di quei prodotti alimentari protetti da indicazioni geografiche [riferimenti normativi: Reg. (UE) n. 1151/2012, Reg. (UE) n. 1308/2013, Reg. (CE) n. 110/2008 o Reg. (UE) n. 251/2014] o protetti in virtù di accordi internazionali o marchi d’impresa registrati, laddove questi ultimi costituiscano un’indicazione dell’origine, in attesa dell’adozione di norme più specifiche riguardanti l’applicazione dell’art. 26.3 per tali indicazioni. Negli art. 2 e 3 troviamo, rispettivamente, le modalità di indicazione del paese d’origine o luogo di provenienza dell’ingrediente primario e la presentazione di tali informazioni sull’etichettatura degli alimenti.

Siamo quindi “agli sgoccioli” per quei decreti interministeriali che, a livello nazionale, hanno imposto l’obbligo di origine per prodotti come il latte, il grano, il riso o il pomodoro, perché, con l’entrata in vigore di un atto normativo europeo quale appunto il Reg. (UE) n. 2018/775, vincolante per tutti gli Stati membri dell’Unione europea, tali norme nazionali perderanno di efficacia; ricordiamo inoltre il DM  MiPAAF del 7 maggio 2018 ,  che ha avuto come effetto quello di legare la cessazione dell’efficacia dei decreti sopra citati e specificati qui di seguito alla data di applicazione del Reg. (UE) 2018/775. Nello specifico, questi decreti, emanati nel corso della XVII legislatura, sono:

il decreto 9 dicembre 2016 recante l’indicazione in etichetta dell’origine del latte e dei prodotti lattiero-caseari;

il decreto 26 luglio 2017 per l’indicazione di origine del riso;

il decreto 26 luglio 2017 per l’indicazione dell’origine del grano duro e per le paste di semola di grano duro;

il decreto 16 novembre 2017 per l’indicazione di origine del pomodoro.

In particolare per il latte e i suoi derivati, con un decreto MiPAAF pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana (GU n.170 del 22-7-2019, il   DM  18 marzo 2019  , è stato modificato il Decreto del 9 dicembre 2016, estendendo l’applicazione del decreto dal 31 marzo 2019 al 31 marzo 2020.

Il 2 marzo scorso, il Ministro dello Sviluppo Economico, Stefano Patuanelli, e il Ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, Teresa Bellanova, hanno scritto una lettera ai Commissari Ue alla salute, Stella Kyriakides, e all’agricoltura, Janusz Wojciechowski, con la richiesta di estendere l’obbligo di origine delle materie prime in etichetta a tutti gli alimenti, a partire da una scelta rapida sui prodotti sui quali è già avvenuta in questi anni una sperimentazione, come latte e prodotti lattiero-caseari, carni trasformate, pasta, riso e derivati del pomodoro. Con questi obiettivi, i due Ministri hanno notificato a Bruxelles la proroga fino al 31 dicembre 2021 del decreto su latte e formaggi e sono pronti ad avanzare sulla proroga degli altri decreti nazionali con la stessa scadenza.

L’Italia non è l’unica ad aver intrapreso la strada della normativa nazionale in materia di origine degli alimenti, si pensi alla strada tracciata dalla Francia proprio in merito all’origine del latte obbligatoria in etichetta, con la Spagna al seguito dell’Italia sempre sul latte. Vale la pena citare un passaggio interessante della lettera sopra citata, che sollecita i destinatari ad intervenire prima che si verifichino altre situazioni drammatiche, come quella legata alla BSE: “in passato si è scelto di prendere decisioni in tema di etichettatura solo in conseguenza di gravi scandali alimentari. Abbiamo informazioni complete sulle carni, perché c’è stata la BSE. Non crediamo sia giusto aspettare un nuovo scandalo, ma che si possa agire con coraggio nel senso richiesto dai cittadini in tutta Europa. Per questo riteniamo che il regolamento Ue 775/2018, destinato ad entrare in vigore il 1° aprile, non dia risposte sufficienti”.

D’altronde, a chiedere maggiore chiarezza sull’origine degli alimenti sono gli stessi cittadini europei che con l’iniziativa  “ Eat Original Unmask your food “  ” hanno raggiunto, il 2 ottobre 2019, oltre un milione di firme in tutta l’Unione europea per rendere tale indicazione obbligatoria su tutti i prodotti alimentari. Avvalendosi di un importante strumento di democrazia introdotto dal trattato di Lisbona, ovvero l’iniziativa dei cittadini, gli europei hanno dato chiaro segnale di una richiesta ben precisa: maggiore tutela ed informazione, peraltro con il benestare del Comitato Economico e Sociale Europeo . Va rimarcato che l’obbligo dell’indicazione dell’origine potrebbe essere uno strumento a supporto della lotta alle frodi in campo alimentare, prevenendo la contraffazione e le pratiche commerciali sleali che danneggiano il mercato interno.

Tornando alla lettera dei giorni scorsi firmata da MiSE e MiPAAF, le tempistiche di notifica per quanto riguarda la proroga del decreto sull’origine di latte e derivati non sono state esattamente ottimali. La procedura di notifica è stata definita con la Direttiva (UE) n. 2015/1535, che prevede una procedura d’informazione nel settore delle regolamentazioni tecniche e delle regole relative ai servizi della società dell’informazione. Gli Stati membri devono notificare alla Commissione ogni progetto di regola tecnica, ad eccezione di recepimenti integrali di norme internazionali o europee, per le quali è sufficiente un’informazione sulla norma stessa. Per tali regole tecniche, gli Stati membri devono astenersi dall’adozione per un periodo di tre mesi, che serve alla Commissione ed agli altri Stati membri per eventuali osservazioni: lo scopo essenziale di questa procedura è quindi evitare che si stabiliscano degli ostacoli al mercato interno per adozione di norme nazionali in contrasto con il diritto unitario. Al termine dei tre mesi, in assenza di osservazioni od opposizioni, la proroga per l’origine del latte in etichetta potrà dunque essere adottata.

GLI AGROTECNICI  DELL’UE CHIEDONO MISURE URGENTI PER EVITARE INTERRUZIONI NELL’APPROVVIGIONAMENTO DELLE MATERIE PRIME AGRICOLE

I rappresentanti della filiera dei cereali, dei semi oleosi e degli alimenti zootecnici dell’UE chiedono misure urgenti per evitare interruzioni nell’approvvigionamento delle materie prime agricole Viste le drammatiche conseguenze della diffusione di COVID-19, la priorità dell’intera catena di approvvigionamento degli alimenti zootecnici e mangimi è ovviamente quella di rispettare rigorosamente le istruzioni nazionali e dell’UE per impedire l’ulteriore diffusione del virus tra i suoi dipendenti, fornitori e clienti. Allo stesso tempo, FEFAC, COCERAL e FEDIOL stanno intraprendendo tutte le azioni necessarie per evitare interruzioni nelle filiere alimentari e degli alimenti zootecnici, in modo da poter continuare a rifornire agricoltori, industria alimentare e trasformatori di mangimi con le materie prime e gli ingredienti di cui hanno bisogno. La situazione è critica perché più queste restrizioni persistono, maggiore è il rischio che la carenza per l’industria alimentare si materializzi a qualsiasi livello della filiera, dall’allevamento ai prodotti alimentari, sfidando così l’accesso della popolazione europea a forniture regolari di cibo.

Per tale motivo, le tre associazioni chiedono l’inclusione degli alimenti zootecnici nell’elenco dei beni essenziali menzionato nelle  linee guida della Commissione Europea sulla gestione delle frontiere   pubblicate il 16 marzo. Gli animali da allevamento devono essere nutriti ogni giorno per fornire prodotti alimentari alla popolazione e garantire la salute e il benessere degli animali. Alcuni Stati membri, come la Spagna, l’Italia e il Belgio, hanno già incluso le forniture per l’alimentazione animale nel loro elenco di beni essenziali, ma è necessario un approccio armonizzato a livello dell’UE.

FEFAC, COCERAL e FEDIOL chiedono inoltre all’UE e alle autorità nazionali di agire rapidamente per garantire che tutto il cibo e gli alimenti zootecnici, anche se non deperibili, possano essere trasportati in tutta l’UE senza impedimenti, purché tutti le misure di sicurezza sanitaria richieste siano rispettate. Le materie prime agricole, anche se non deperibili, sono essenziali per le aziende agricole e per l’industria alimentare – e quindi per la salute e il benessere degli animali da allevamento e per la fornitura di prodotti alimentari per la popolazione europea. Allo stesso tempo, la decisione di chiudere le frontiere esterne dell’UE, presa per contenere la propagazione del virus, non dovrebbe applicarsi alle navi che trasportano materie prime per alimenti e mangimi che scarseggiano nell’UE – di nuovo, purché si prendano tutte le misure necessarie misure per garantire la salute di tutti gli attori della catena di approvvigionamento di alimenti e mangimi.

Come commercianti di prodotti agricoli, la nostra mission è garantire l’approvvigionamento delle materie prime e degli ingredienti necessari agli agricoltori, al settore alimentare e all’industria mangimistica, sia per l’uso diretto che per un’ulteriore elaborazione. Prendiamo i prodotti agricoli dai produttori europei, li spostiamo attraverso l’UE ed esportiamo il surplus, ma importiamo anche le materie prime per le quali l’UE è al momento in deficit. Abbiamo assistito ad un aumento delle interruzioni nella catena di approvvigionamento di alimenti e mangimi negli ultimi giorni, e sono molto preoccupato per gli sviluppi futuri se il virus COVID-19 continuerà a diffondersi. L’UE deve proteggere la salute di tutti gli operatori della filiera in modo che continuano a garantire la fornitura ininterrotta di alimenti e mangimi ”, ha affermato il Presidente COCERAL, Philippe Mitko.

Affinché i nostri impianti di trasformazione continuino a fornire oli vegetali ai consumatori e alimenti proteici al bestiame, è necessario che beni essenziali continuino ad arrivare alle nostre strutture, il che richiede che materie prime agricole assolutamente indispensabili siano trasportate verso e attraverso l’UE“, ha aggiunto il Presidente FEDIOL, John Grossmann.

L’industria mangimistica dell’UE accetta pienamente la necessità di rigide politiche di contenimento a livello dell’UE e degli Stati membri
per rallentare il contagio da COVID-19. La nostra priorità è proteggere la salute e il benessere degli animali da allevamento e garantire la disponibilità di latte, carne, uova ai consumatori durante la crisi COVID-19. Pertanto invitiamo la Commissione europea a riconoscere gli alimenti zootecnici come beni essenziali nelle linee guida UE COVID-19, iniziativa fondamentale per il funzionamento del mercato unico degli alimenti zootecnici e per prevenire interruzioni della catena di approvvigionamento e carenza di nutrienti essenziali per la popolazione degli animali da allevamento dell’UE”, ha concluso il Presidente FEFAC, Nick Maggiore.

In Italia, la richiesta dei rappresentanti europei dei produttori di materie prime è stata condivisa appieno da Assalzoo, Associazione nazionale tra i Produttori di Alimenti zootecnici. Le associazioni Assalzoo, Assitol, Anacer e Italmopa hanno infatti scritto al governo per scongiurare il blocco del transito merci verso l’Italia e assicurare l’approvvigionamento di materie prime agricole.

 

 

 

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