RIFIUTI - AGGIORNAMENTI

IL DECRETO IN VIGORE DAL 26 SETTEMBRE 2020 

MODIFICA IL D.LGS 152/2006 RECEPENDO LE DIRETTIVE EUROPEE SUI RIFIUTI UE 2018/851 E SUGLI IMBALLAGGI E RIFIUTI DI IMBALLAGGIO 2018/852

 

Riciclo dei rifiuti, Italia Paese virtuoso - HDblog.itIl DLgs n. 116/2020 - modificando il D.Lgs. n. 152/2006 (Codice dell'Ambiente) - interviene con misure che prevedono obblighi immediati, altre che entreranno in vigore successivamente ed altre ancora che prevedono delle misure attuative. In calce evidenziamo alcune prime indicazioni operative relative alle disposizioni di maggiore interesse per le imprese introdotte dalla nuova norma, allegando inoltre una prima circolare di approfondimento elaborata dal Sistema Confindustriale.

REGISTRO CRONOLOGICO DI CARICO E SCARICO

Fino all'attuazione del nuovo sistema di tracciabilità previsto dal l'art. 188-bis, l'obbligo di tenuta dei registri di carico e scarico dei rifiuti rimane invariato per tutti i soggetti precedentemente obbligati, ma vengono esclusi i produttori iniziali di rifiuti non pericolosi che non hanno più di 10 dipendenti. Viene modificato invece l'obbligo di conservazione, che passa (riducendosi) dai cinque ai tre anni. Viene specificato inoltre che tra le informazioni da annotare nei registri di carico e scarico vi è la quantità dei prodotti e materiali ottenuti dalle operazioni di trattamento (quali preparazione per riutilizzo, riciclaggio e altre operazioni di recupero). Evidenziamo che attualmente tale annotazione non è prevista nella modulistica ad oggi a disposizione, in quanto riguarda esclusivamente i rifiuti e pertanto - salvo prescrizione specifica contenuta all'interno dell’autorizzazione - il registro vigente non prevede (e non consente) di annotare ciò che NON riguarda i rifiuti.

La gestione dei rifiuti, come riciclare e smaltireTRASPORTO DEI RIFIUTI E FORMULARIO

Viene introdotta una nuova previsione circa la possibilità per il trasportatore di trasmettere la quarta copia del FIR al produttore mediante invio per PEC, sempre che il trasportatore assicuri la conservazione del documento originale o provveda, successivamente, all'invio dello stesso al produttore. Viene modificata la tempistica per la durata di conservazione dei formulari, che si riduce (così come per il Registro c/s) da cinque a tre anni. Si introduce, in alternativa alla classica modalità di vidimazione del formulario, la possibilità di procedere all’acquisizione dei FIR attraverso un’apposita applicazione raggiungibile dai portali istituzionali delle camere di commercio affinché si possano scaricare format identificati da un numero univoco. Qualora ovviamente i citati portali non fossero ancora operativi, si può procedere con la classica modalità di vidimazione del formulario. Per il trasporto di rifiuti da manutenzione, pulizia e piccoli interventi edili, si chiarisce che questi si considerano prodotti presso l'unità locale, sede o domicilio del soggetto che svolge tali attività. Viene consentito inoltre che per quantitativi limitati che non giustificano l'allestimento di un deposito dove è svolta l'attività, il trasporto dal luogo di effettiva produzione alle sede - in alternativa al FIR - venga accompagnato dal documento di trasporto (DDT) attestante le informazioni necessarie alla tracciabilità del materiale in caso di controllo in fase di trasporto. Il trasporto di rifiuti derivanti da queste attività quindi è accompagnato sempre da un documento, FIR o DDT, e comporta l’obbligo di iscrizione all’Albo Gestori Ambientali. La medesima disposizione è prevista per la movimentazione del materiale tolto d’opera per le attività di manutenzione (ex commi 1 e 3, dell’articolo 230).

Nuova classificazione dei "rifiuti urbani" dal 1 gennaio 2021: Confartigianato Cuneo fa chiarezza con i Consorzi del territorio - Confartigianato Imprese CuneoCLASSIFICAZIONE RIFIUTI

Viene prevista l'adozione, entro il 31 dicembre 2020, da parte del SNPA (sistema nazionale protezione ambientale) di Linee Guida volte ad aiutare i produttori nel processo di classificazione dei codici rifiuto. Si evidenzia che il SNPA ha già emanato le “Linee guida sulla classificazione dei rifiuti” pubblicate sul sito istituzionale a marzo 2020, le quali hanno valenza d’indirizzo per le agenzie e non nei confronti degli operatori. Pertanto, come ribadito dalla norma, tali linee guida devono essere ancora approvate dal Ministero dell’Ambiente sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome.

RESPONSABILITÀ NELLA GESTIONE DEI RIFIUTI

Viene confermata l’esclusione della responsabilità del produttore o del detentore dei rifiuti avviati a recupero per le attività codificate da R1 a R13 (Allegato C alla parte Quarta del Codice dell’Ambiente), o a smaltimento per le attività codificate da D1 a D12 (Allegato B alla parte Quarta del Codice dell’Ambiente), al ricevimento della quarta copia del formulario controfirmato, entro e non oltre 3 mesi dalla data di conferimento dei rifiuti al trasportatore (con la possibilità dell’invio della quarta copia a mezzo PEC a patto che il trasportatore ne conservi l’originale). Tuttavia, per le operazioni di smaltimento D13 (raggruppamento), D14 (ricondizionamento) e D15 (deposito preliminare) si introduce, a partire dal 26 settembre 2020, anche la necessità di ottenere da parte del produttore dei rifiuti un'attestazione di avvenuto smaltimento, resa ai sensi del D.P.R. n. 445 del 2000, e sottoscritta dal titolare dell’impianto. Tale attestazione deve contenere almeno, i dati dell'impianto e del titolare, la quantità dei rifiuti trattati e la tipologia di operazione di smaltimento effettuata.

CESSAZIONE QUALIFICA DI RIFIUTO

A seguito della modifica dell'art. 184-ter, non è più prevista l'operazione di "preparazione al riutilizzo" tra le attività di recupero funzionali all'effettuazione di processi di "End of Waste". Si ricorda, in ogni caso, che "la preparazione per il riutilizzo" rimane un'operazione su rifiuto e necessita di apposita autorizzazione.

RIFIUTI URBANI

A partite dal 1° gennaio 2021 i rifiuti individuati nell’allegato L-quater parte IV del Codice Ambientale prodotti dalle attività elencate nell’allegato L-quinquies parte IV del Codice Ambientale (allegati che, al pari della nuova definizione di rifiuti urbani di cui alla lettera b-ter dell’articolo 183, si applicheranno a partire dal 1° gennaio 2021), nel quale non appaiono le attività industriali con capannoni, saranno rifiuti urbani e come tali andranno trattati a meno che l’utenza non domestica non avvii tali rifiuti al recupero al fine di ottenere una riduzione della tariffa. Al contrario, non saranno mai urbani, ma sempre speciali, i rifiuti prodotti da utenze diverse da quelle elencate nell’allegato L-quinquies, come nel caso delle attività industriali con capannoni.

ETICHETTATURA IMBALLAGGI

Si segnala una criticità importante sorta con la pubblicazione del decreto in esame relativa alle modifiche apportate al comma 5 dell’articolo 219 del Codice dell’Ambiente in materia di etichettatura degli imballaggi. In particolare, la precedente formulazione della disposizione, nello stabilire che tutti gli imballaggi devono essere opportunamente etichettati, rimandava ad un decreto ministeriale la fissazione delle modalità e delle regole di marcatura, viceversa, la nuova formulazione, in vigore dal 26 settembre, pone in capo ai produttori obblighi informativi e di etichettatura importanti e di dubbia interpretazione. Al fine di risolvere le immediate criticità applicative, legate anche all’apparato sanzionatorio (pienamente operativo in relazione alla nuova disciplina sui criteri informativi degli imballaggi). A tal proposito, segnaliamo che Confindustria sta lavorando con il Ministero per la predisposizione di un emendamento che inserisca in tempi rapidi un regime transitorio alla disposizione.

 

 

 

 

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ISTAMINA LATTE

L’ACCUMULO DI ISTAMINA NEI PRODOTTI LATTIERO-CASEARI CAUSA INTOSSICAZIONE

 

Mozzarella di Bufala Campana DOP Senza Lattosio 7018 - Formaggi freschi e salumi | BofrostUna ricerca condotta dall’Università di Saragozza sull’accumulo di istamina negli alimenti, in particolare nei prodotti lattiero-caseari. Quest’ammina provoca intossicazione e intolleranza alimentare. Essendo una delle più importanti ammine biogeniche (Bas), l’istamina è coinvolta nella risposta del sistema immunitario, nella secrezione di acido gastrico e nella neurotrasmissione, tra gli altri processi. Tuttavia, l’istamina è anche associata ad intolleranza e intossicazione alimentare. In questa rassegna saranno presentate le strategie per prevenire, individuare e superare i problemi di sicurezza alimentare causati dall‘accumulo di istamina. L’istamina è un composto organico nitrogeno sintetizzato in modo rapido mediante decarbossilazione ossidativa dell’amminoacido L-istidina mediante l’enzima L-istidina decarbossilasi (HDC). La fermentazione negli alimenti (vino rosso, formaggio a pasta dura, ecc.) o la conservazione impropria possono portare alla formazione di alte concentrazioni di istamina. L’istamina accumulata nel cibo può causare sintomi come nausea, mal di testa, dolore addominale, diarrea e prurito. Si stima che l’1% della popolazione sia intollerante all’istamina o ipersensibile: in queste persone, anche un’assunzione più bassa di istamina può portare a sintomi gravi. Il pesce ed il formaggio stagionato sono gli alimenti più comunemente associati all’intossicazione da istamina. Nel latte fresco crudo, la concentrazione di istamina è generalmente bassa; tuttavia, nei prodotti lattiero-caseari fermentati, come lo yogurt e soprattutto il formaggio stagionato, possono essere rilevate concentrazioni variabili di questo composto. Un’alta concentrazione di nutrienti, marcati cambiamenti biochimici durante lunghi periodi di maturazione, insieme a un microbiota complesso rendono il formaggio stagionato una matrice ideale per l’accumulo di istamina che, infatti, sta diventando un problema per la salute crescente.

Molti generi e specie diversi di microrganismi sono responsabili della produzione di istamina nei prodotti lattiero-caseari. Questo studio esamina il microbiota che produce istamina, che può essere presente nei prodotti lattiero-caseari come colture starter, di solito batteri lattici (LAB), o come colture nonstarter (naturalmente presenti nel latte), così come i microrganismi contaminanti (a causa di pratiche durante la fabbricazione di prodotti lattiero-caseari o derivanti dall’ambiente di trasformazione), principalmente membri della famiglia delle Enterobacteriaceae. Anche alcuni lieviti e muffe sono stati segnalati come produttori di istamina nei prodotti lattiero-caseari.

Histamine accumulation in dairy products: Microbial causes, techniques for the detection of histamine‐producing microbiota, and potential solutions - Moniente - 2021 - Comprehensive Reviews in Food Science and Food Safety - Wiley Online LibraryNell’industria alimentare, la determinazione dell’istamina è un aspetto chiave per la sicurezza alimentare, nonostante i suoi livelli nei prodotti lattiero-caseari non siano soggetti ad alcuna regolamentazione. L’istamina può essere rilevata e quantificata negli alimenti con diverse tecniche. Tuttavia, l’individuazione di un potenziale microbiota che produce istamina, esaminata nel presente studio, può aiutare a determinare se le colture starter dei prodotti lattiero-caseari siano potenziali produttori di istamina. Di conseguenza, l’accumulo di istamina negli alimenti a base di latte potrebbe essere evitato. È importante trovare soluzioni per ottenere prodotti lattiero-caseari privi di istamina e controllare la produzione di istamina attraverso una serie di misure.

Panoramica dei principali meccanismi di produzione e degradazione dell’istamina nella cellula. L’istamina è in genere sintetizzata intracellularmente mediante L-istidina decarbossilasi (HDC) dall’aminoacido istidina in alcune cellule (mastociti, basofili, piastrine, neuroni istaminari e cellule enterocromaffini). L’istamina è intracellularmente degradata dall’istamina N-metiltransferasi (HNMT), ed extracellularmente dalla secrezione di diammina ossidasi (DAO), prodotta principal-mente negli enterociti. Prima di tutto, durante i processi di fabbricazione devono essere applica-te buone pratiche igieniche. Le temperature di maturazione e di conservazione, il pH e la concen-trazione di sale sono fattori importanti che possono anche esercitare un’influenza sulla produzione di istamina. Inoltre, i trattamenti di omogeneizzazione a caldo o ad alta pressione (HPH) applicati al latte hanno dimostrato di impedire la produzione di istamina nei prodotti lattiero-caseari. La degradazione dell’istamina, d’altra parte, è eseguita principalmente dall’enzima della diammina ossidasi (DAO) o dalla sua tamina N-metiltransferasi (HNMT). Pertanto, la degradazione chimica o biologica dell’istamina da parte del DAO o l’aggiunta di ceppi con la capacità di degradare l’istamina potrebbero anche essere una misura preventiva. Questo studio si concentra sulla presen-tazione di una panoramica di studi precedenti relativi alla produzione di istamina nei prodotti lat-tiero-caseari, evidenziando l’implicazione del microbiota presente. Inoltre, esamina potenziali so-luzioni sia per prevenire la formazione di istamina nei prodotti fabbricati che per la sua rimozio-ne. L’aumento della prevalenza dell’intolleranza all’istamina e delle allergie alimentari nella popo-lazione generale rendono questo problema una questione importante a livello mondiale per l’assistenza sanitaria pubblica.

L’intossicazione da istamina è un grave problema per la salute pubblica e la sicurezza. Tale intossicazione da ingestione di cibo contenente elevate quantità di istamina può causare sintomi lievi o gravi che possono anche culminare in arresto cardiaco. Tuttavia, sebbene i livelli di istamina nei prodotti lattiero-caseari non siano soggetti ad alcuna regolamentazione, importanti focolai e gravi effetti negativi per la salute sono stati segnalati a causa dell’assunzione di prodotti lattiero-caseari con un elevato contenuto di istamina, in particolare formaggi stagionati.

L’istamina, un’ammina biogenica, può accumularsi nei prodotti lattiero-caseari a causa del metabolismo dei batteri dell’acido lattico sia starter che nonstarter, nonché dei lieviti che contribuiscono alla maturazione o all’aromatizzazione del prodotto finale, o anche a causa dei batteri di deterioramento. L’obiettivo di questo studio è di descrivere le cause microbiologiche della presenza di istamina nei prodotti lattiero-caseari fermentati e di proporre misure di controllo e potenziali metodi per ottenere prodotti privi di istamina. Pertanto, questo studio si concentra attraverso tecniche tradizionali e nuove sul microbiota che produce istamina nei prodotti lattiero-caseari. Inoltre, mira ad esplorare misure di controllo per impedire l’accesso del microbiota che produce istamina alle materie prime, nonché la formazione di istamina nei prodotti lattiero-caseari, come un’attenta selezione di colture starter prive della capacità di produrre istamina, o anche l’applicazione di tecnologie di trasformazione alimentare efficaci.

 

 

 

 

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MOCA - AGGIORNAMENTO

LEGGE 22 APRILE 2021 N. 53 E RIDUZIONE DELLA PLASTICA / LEGGE ILE 2053 E RIDUZIONE DELLA PLASTICA

La Malesia dice basta alla plastica straniera

 

Pubblicata la legge 22 aprile 2021, n. 53, che, tra le altre misure, attua la direttiva UE 2019/904, per ridurre l’incidenza di alcuni prodotti di plastica

Pubblicata in Gazzetta europea la Legge 22 aprile 2021, n.53, che fornisce i criteri per l’applicazione della Direttiva UE 2019/904 del 5 giugno 2019, sulla riduzione dell’incidenza di determinati prodotti di plastica sull’ambiente.

Come abbiamo già analizzato nel precedente articolo, l’obiettivo principale della definizione e dell’applicazione di questi regolamenti è la riduzione dell’incidenza di determinati prodotti di plastica sull’ambiente. Tutto questo, con lo scopo di prevenire e ridurre la presenza di rifiuti di plastica non riutilizzabili e non eliminabili, promuovendo l’economia circolare.

 

 

 

economia_circolare_big - ValtoplastL’ECONOMIA CIRCOLARE

La Novita’ in materia Ambientale e’ il DECRETO 116/2020 .

Anche il Parlamento europeo ha provato a rispondere alla domanda “Che cos’è l’economia circolare?”

L’economia circolare è un modello di produzione e consumo che implica condivisione, prestito, riutilizzo, riparazione, ricondizionamento e riciclo dei materiali e prodotti esistenti il più a lungo possibile.

In questo modo si estende il ciclo di vita dei prodotti, contribuendo a ridurre i rifiuti al minimo. Una volta che il prodotto ha terminato la sua funzione, i materiali di cui è composto vengono infatti reintrodotti, laddove possibile, nel ciclo economico. Così si possono continuamente riutilizzare all’interno del ciclo produttivo generando ulteriore valore.

IL RUOLO DELLA PLASTICA

Quando parliamo di economia circolare, una grossa fetta di problema riguarda la presenza dei rifiuti nell’ambiente.

Negli ultimi anni, ha iniziato a preoccupare la forte presenza di rifiuti di plastica nei mari e sulle spiagge, il che ha portato ad additare la plastica come uno dei responsabili dell’inquinamento. Abbiamo recentemente pubblicato un articolo che analizzava l’analisi che la Corte dei conti europea ha disposto per verificare quali azioni siano state attualmente introdotte dall’UE, proprio per affrontare questo problema.

 

Green Deal europeo: Loxone per la gestione olistica dell'energiaRIFIUTI DI PLASTICA - IL GREEN DEAL EUROPEO

La questione dell’economia circolare rientra nel cosiddetto Green Deal europeo, una strategia di investimento che dovrebbe aiutare ad attenuare l’impatto socioeconomico della transizione verso un’economia sostenibile, ad esempio per quei Paesi che trovano sostentamento in fonti di energia non verdi, come il carbone.

QUALI SONO I PRINCIPALI PUNTI DEL GREEN DEAL ?

Come riportato dal sito del Parlamento europeo, gli obiettivi sono molteplici e toccano diverse aree:

Neutralità climatica e riduzione delle emissioni

Potenziamento dell’industria e delle piccole e medie imprese

Promozione dell’economia circolare, favorendo il consumo sostenibile e riducendo la quantità di rifiuti

Sistema alimentare sostenibile, strategia “FARM TO FORK “

Preservare la biodiversità (PRODUZIONE BIOLOPGICA E GREEN DEAL EUROPEO)

LEGGE 22 APRILE 2021 N. 53 ARTICOLO 22

La Legge 22 aprile 2021, n.53 è la legge di delegazione europea 2019-2020 con la quale l’Italia recepisce le direttive europee e attua altri atti dell’Unione europea. I provvedimenti attuati con l’applicazione di questa legge sono vari e coprono diversi settori. Per fare qualche esempio, si va dalla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili (art. 5), alla direttiva in materia di pratiche commerciali sleali nei rapporti tra imprese nella filiera agricola e alimentare (art.7), all’adeguamento della normativa alle disposizioni del regolamento UE 2016/429 sulle malattie animali trasmissibili (art. 14).

L’articolo 22 della suddetta legge definisce i principi e criteri direttivi per l’attuazione della direttiva (UE) 2019/904, sulla riduzione dell’incidenza di determinati prodotti di plastica sull’ambiente.

 

Vi raccontiamo come la plastica usa e getta soffoca il Pianeta - Greenpeace ItaliaQUALI SONO I PRINCIPI?

La Legge mette in evidenza la necessità di garantire una riduzione duratura del consumo dei prodotti monouso, incoraggiando l’utilizzo di prodotti sostenibili e riutilizzabili. In particolare, sottolinea l’importanza di utilizzare prodotti alternativi a quelli monouso, realizzati in conformità all’art. 11, comma 2, della direttiva UE 2019/904, anche mettendo a disposizione del consumatore prodotti riutilizzabili direttamente presso i punti vendita, sempre rispettando la normativa in materia di igiene e sicurezza alimentare. Viene comunque sottolineata l’importanza di sensibilizzare i consumatori, incentivandoli ad assumere un comportamento responsabile.

La legge mette in evidenza due particolari punti, che riportiamo.

In primo luogo, qualora non sia possibile l’uso di prodotti alternativi a quelli monouso destinati al contatto con gli alimenti, prevedere la riduzione graduale all’immissione sul mercato dei medesimi nel rispetto dei termini temporali previsti dalla direttiva, consentendone comunque l’immissione sul mercato SE realizzati in plastica biodegradabile e compostabile certificata e conforme allo standard europeo UNI EN 13432, nonché composti di percentuali crescenti di materia prima rinnovabile.

La seconda novità da sottolineare riguarda l’inclusione dei bicchieri di plastica tra i prodotti cui si applica l’articolo 4 della direttiva UE 2019/904, relativamente alla riduzione del consumo dei prodotti di plastica monouso. Ricordiamo che i prodotti precedentemente elencati erano:

Tazze per bevande, inclusi i relativi tappi e coperchi;

Contenitori per alimenti, ossia recipienti quali scatole con o senza coperchio, usati per alimenti:

destinati al consumo immediato, sul posto o da asporto;

generalmente consumati direttamente dal recipiente; e pronti per il consumo senza ulteriore preparazione, per esempio cottura, bollitura o riscaldamento, compresi i contenitori per alimenti tipo fast food o per altri pasti pronti per il consumo immediato, a eccezione di contenitori per bevande, piatti, pacchetti e involucri contenenti alimenti.

 

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GREEN PASS

COMUNICAZIONE AZIENDALE

TRASPORATORI / FORNITORI / VISITATORI / FORNITORI DI SERVIZI / CONSULENTI ESTERNI / DITTE ESTERNE

OGGETTO: REGOLAMENTAZIONE CONTROLLO GREEN PASS – DECRETO LEGGE 127/2021

Modalità Operative Di Verifica Sull’impiego Della Certificazione Verde Covid-19 In Ambito Lavorativo Aziendale

Il D.L. 21 Settembre 2021, n.127 all’art.3 obbliga i datori di lavoro in ambito lavorativo privato alla verifica del possesso della certificazione verde COVID-19- GREEN PASS.

Con la presente si informano tutti i soggetti in epigrafe che entro il 15/10/2021, data prevista di entrata in vigore dell’obbligo, per l’accesso in tutti i luoghi di lavoro della MARINO SRL saranno attuate le procedure di controllo come nel seguito.

OBBLIGO DEL GREEN PASS: SOGGETTI DESTINATARI

L’art.3 del D.L. 127/2021 introduce l’obbligo per tutti i lavoratori, per accedere al luogo di lavoro, di possedere ed esibire le certificazioni verdi COVID-19 “GREEN -PASS” o di essere in possesso del certificato di esenzione rilasciato secondo i criteri della circolare del Ministero della Salute n.35309 del 4/8/2021.

Tale obbligo si applica a tutti i soggetti che svolgono, a qualsiasi titolo, la propria attività lavorativa, anche sulla base di contratti esterni, presso i luoghi di lavoro della MARINO SRL.

Pertanto, dal 15/10/2021 al 31/12/2021, periodo prorogabile a discrezione del governo, invitiamo a:

• Autisti dei mezzi di trasporto che accedono al sito aziendale

• Fornitori di materie prime

• Visitatori

• Fornitori di servizi

• Consulenti esterni

• Personale delle ditte esterne operante nel sito aziendale in forza di contratti di fornitura, di manutenzione

• e/o qualsivoglia altro titolo, che ACCEDONO ai luoghi ella MARINO SRL,

ad esibire il green pass.

Si rammenta che all’interno dei luoghi di lavoro restano valide le misure adottate dai protocolli anti-contagio, ovvero il distanziamento sociale, l’uso della mascherina e l’igienizzazione delle mani.

OBBLIGO DEL GREEN PASS: PROCEDURE AZIENDALI

Al momento dell’accesso in azienda o a campione in qualsiasi momento, verranno effettuati controlli del possesso del “green-pass” da parte degli incaricati designati che potranno richiedere, nei casi dubbi, un documento di riconoscimento per controllare che la

persona controllata sia effettivamente la titolare del “green pass” o della certificazione di esonero.

I datori di lavoro dei lavoratori operanti per conto di ditte esterne nel sito aziendale della MARINO SRL in forza di contratti di fornitura, di manutenzione e/o qualsivoglia altro titolo, sono tenuti alla verifica del rispetto del possesso del “green-pass”.

I suddetti Datori di lavoro dovranno espressamente garantire la continuità della prestazione utilizzando esclusivamente personale in possesso del “green-pass”, manlevandoci da eventuali sanzioni ricevute a fronte delle mancanze del proprio personale. Tutti coloro che non saranno in possesso della certificazione verde COVID-19 non potranno accedere al sito aziendale. Solo in caso di accesso di automezzi per movimentazione di prodotti deperibili e/o di urgente necessità, l’accesso sarà consentito anche in assenza di certificazione e l’autista dovrà restare confinato nel mezzo e/o comunque sempre nei pressi dello stesso per eseguire le operazioni di carico/scarico.

Resta inteso che anche nei suddetti casi, il datore di lavoro potrà effettuare le dovute segnalazioni al Prefetto ai sensi del comma 10 art.3 del D.L. 127/21 con addebito di costi in caso di sanzioni e/o lavoratore allontanato perché privo di certificazione.

Infatti, a coloro che, trasgredendo alle presenti disposizioni, accedono al sito aziendale senza essere in possesso della idonea certificazione e/o che presentino certificazioni contraffatte, saranno irrogate dal Prefetto sanzioni amministrative previste dalla normativa in oggetto da €600 a €1.500 a seguito di comunicazione degli atti relativi alla violazione.

OBBLIGO DEL GREEN PASS: SOGGETTI INCARICATI DEL CONTROLLO

Nella MARINO SRL sono stati individuati con atto formale i soggetti incaricati del controllo del possesso delle certificazioni previste per l’accesso ai luoghi di lavoro, sia all’ingresso che in fase di attività lavorativa svolta presso il sito aziendale.

Pertanto si chiede a tutti collaborazione e la società sin d’ora si impegna a fornire nuove disposizioni integrative in caso di ulteriori aggiornamenti normativi.

Santa Maria a Vico (CE), 14 ottobre 2021

MARINO S.R.L. 

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SICUREZZA ALIMENTARE

LE NOVITÀ INTRODOTTE DAL REGOLAMENTO (UE) 2021/382Il Reg. UE 2021/382, in vigore dal 24-3-2021, introduce nuove regole che modificano il Reg.852/2004 in fatto di gestione degli allergeni, donazione di alimenti e cultura della sicurezza alimentare. Le modifiche introdotte da tale Regolamento sono in linea con le riforme adottate a settembre 2020 dalla Commissione del Codex Alimentarius.

Di seguito si riportano le principali modifiche:

ALLEGATO I – PRODUZIONE PRIMARIA / ALLERGENI ALIMENTARI

La prima modifica apportata al regolamento è legata alla questione degli allergeni alimentari (Reg. UE 1169/2011).

La presenza di allergeni negli alimenti può portare a reazioni anche di alto impatto e, nei casi peggiori, al decesso del soggetto.

Anche per questa ragione, la gestione degli allergeni alimentari è divenuta fondamentale per garantire ai consumatori prodotti alimentari sicuri e idonei. La gestione degli allergeni non deve essere affrontata solo durante la parte produttiva della filiera, ma durante l’intero processo produttivo.

Il Reg. UE 2021/382 specifica la gestione degli allergeni nelle fasi di raccolta, trasporto e magazzinaggio durante la produzione primaria, inserendo il punto 5 bis, che recita:

«Le attrezzature, i veicoli e/o i contenitori utilizzati per la raccolta, il trasporto o il magazzinaggi

o di sostanze o prodotti che provocano allergie o intolleranze di cui all’allegato II del regolamento (UE) n. 1169/2011 non devono essere utilizzati per la raccolta, il trasporto o il magazzinaggio di alimenti che non contengono tali sostanze o prodotti a meno che tali attrezzature, veicoli e/o contenitori non siano stati puliti e controllati almeno per verificare l’assenza di eventuali residui visibili di tali sostanze o prodotti.»;

 

ALLEGATO II – REQUISITI GENERALI IN MATERIA DI IGIENE APPLICABILI A TUTTI GLI OPERATORI DEL SETTORE ALIMENTARE (DIVERSI DA QUELLI DI CUI ALL’ALLEGATO I)

INTRODUZIONE RIDISTRIBUZIONE DEGLI ALIMENTI

La Commissione europea ha promosso negli anni scorsi strategie di sostenibilità, con lo scopo di impattare positivamente il futuro dell’ambiente.

Uno dei principali approcci che caratterizzano il cosiddetto “Green Deal” europeo è la strategia “Farm to Fork”, dal produttore al consumatore.

Tra i principi del “Green Deal” c’è anche il concetto di spreco alimentare che ha come cardine il recupero e la ridistribuzione delle eccedenze alimentari.

All’interno dell’allegato II, dopo il capitolo V, è stato inserito il capitolo V bis, che recita:

Gli operatori del settore alimentare possono ridistribuire alimenti a fini di donazione alimentare alle seguenti condizioni:

gli operatori del settore alimentare devono verificare sistematicamente che gli alimenti sotto la loro responsabilità non siano dannosi per la salute e siano adatti al consumo umano conformemente all’articolo 14, paragrafo 2, del regolamento (CE) n. 178/2002. Se l’esito della verifica effettuata è soddisfacente, gli operatori del settore alimentare possono ridistribuire gli alimenti conformemente al punto 2:

per gli alimenti ai quali si applica una data di scadenza conformemente all’articolo 24 del regolamento (UE) n. 1169/2011, prima della scadenza di tale data;

per gli alimenti ai quali si applica un termine minimo di conservazione conformemente all’articolo 2, paragrafo 2, lettera r), del regolamento (UE) n. 1169/2011, fino a tale data e successivamente; o

per gli alimenti per i quali non è richiesto un termine minimo di conservazione conformemente all’allegato X, punto 1, lettera d), del regolamento (UE) n. 1169/2011, in qualsiasi momento.

Gli operatori del settore alimentare che manipolano gli alimenti di cui al punto 1 devono valutare se gli alimenti non siano dannosi per la salute e siano adatti al consumo umano tenendo conto almeno dei seguenti elementi:

il termine minimo di conservazione o la data di scadenza, assicurandosi che la durata di conservazione residua sia sufficiente per consentire la sicurezza della ridistribuzione e dell’uso da parte del consumatore finale;

l’integrità dell’imballaggio, se opportuno;

le corrette condizioni di magazzinaggio e trasporto, compresi i requisiti applicabili in materia di temperatura;

la data di congelamento conformemente all’allegato II, sezione IV, punto 2, lettera b), del regolamento (CE) n. 853/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio (norme specifiche in materia di igiene per gli alimenti di origine animale), se applicabile;

le condizioni organolettiche;

la garanzia di rintracciabilità conformemente al regolamento di esecuzione (UE) n. 931/2011 della Commissione (relativo ai requisiti di rintracciabilità fissati dal regolamento CE 178/2002 per gli alimenti di origine animale), nel caso di prodotti di origine animale. 

 

CULTURA DELLA SICUREZZA ALIMENTARE

Infine il Reg - UE 2021/382 sottolinea l’importanza della cultura della sicurezza alimentare necessaria affinché ogni attore della filiera comprenda l’importanza del proprio impegno a fornire alimenti salubri, sicuri e idonei.

Proprio per queste ragioni, dopo il capitolo XI è inserito il seguente capitolo XI bis:

«CAPITOLO XI bis Cultura della sicurezza alimentare

Gli operatori del settore alimentare devono istituire e mantenere un’adeguata cultura della sicurezza alimentare, e fornire prove che la dimostrino, rispettando i requisiti seguenti:

impegno da parte della dirigenza, conformemente al punto 2, e di tutti i dipendenti alla produzione e alla distribuzione sicure degli alimenti;

ruolo guida nella produzione di alimenti sicuri e nel coinvolgimento di tutti i dipendenti in prassi di sicurezza alimentare;

consapevolezza, da parte di tutti i dipendenti dell’impresa, dei pericoli per la sicurezza alimentare e dell’importanza della sicurezza e dell’igiene degli alimenti;

comunicazione aperta e chiara tra tutti i dipendenti dell’impresa, nell’ambito di un’attività e tra attività consecutive, compresa la comunicazione di deviazioni e aspettative;

disponibilità di risorse sufficienti per garantire la manipolazione sicura e igienica degli alimenti.

L’impegno da parte della dirigenza deve comprendere le azioni seguenti:

garantire che i ruoli e le responsabilità siano chiaramente comunicati nell’ambito di ogni attività dell’impresa alimentare;

mantenere l’integrità del sistema di igiene alimentare quando vengono pianificate e attuate modifiche;

verificare che i controlli vengano eseguiti puntualmente e in maniera efficiente e che la documentazione sia aggiornata;

garantire che il personale disponga di attività di formazione e di una supervisione adeguate;

garantire la conformità con i pertinenti requisiti normativi;

incoraggiare il costante miglioramento del sistema di gestione della sicurezza alimentare dell’impresa tenendo conto, ove opportuno, degli sviluppi scientifici e tecnologici e delle migliori prassi.

L’attuazione della cultura della sicurezza alimentare deve tenere conto della natura e delle dimensioni dell’impresa alimentare.».

 

 

MARINO S.R.L. 

Resp. Comm. Grazia Martuccio

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RIFIUTI D.LGS-20202

NEL “DECRETO SEMPLIFICAZIONI BIS”, UN PRIMO CORRETTIVO AL D.LGS 116/20202 IN MATERIA DI RIFIUTI.

Il Decreto legge 77 del 31 maggio 21  in vigore il 1 giugno (c.d. “decreto semplificazioni bis”) ha apportato alcune modifiche al TUA per correggere alcuni errori contenuti nella riforma del  D.Lgs 116/2020  o per introdurre opportuni chiarimenti.

I punti su cui ha fornito chiarimenti e/o correzioni sono:

  • Rifiuti assimilati
  • Ceneri vulcaniche e materiali pirotecnici
  • La dichiarazione di avvenuto smaltimento
  • Rifiuti sanitari
  • Sostituzione dell’allegato D-Elenco dei rifiuti che era stato inserito dal D.Lgs 116/2020 e che prevedeva il codice CER 070218, “scarti di gomma”
  • Altre correzioni

REACH, NOVITÀ SULLE AUTORIZZAZIONI CON IL REGOLAMENTO (UE) 2021/876

Sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea L192 è stato pubblicato il regolamento (UE) n. 2021 /876, che stabilisce nuove regole per autorizzare l’uso di sostanze pericolose nella produzione di pezzi di ricambio per prodotti fuori produzione e nella riparazione di prodotti complessi la cui produzione è cessata.
Il provvedimento entrerà in vigore il prossimo 21 giugno e riguarda le sostanze “estremamente preoccupanti” figuranti nell’Allegato XIV del Regolamento (CE) n. 19+07/2006   (“REACH”).
In particolare, il regolamento – nell’ottica di evitare l’obsolescenza prematura di articoli o prodotti complessi – dispone la produzione di pezzi di ricambio per prodotti fuori produzione solo nel caso di articoli/prodotti che non possono funzionare in mancanza degli stessi, o di pezzi di ricambio che non possono essere prodotti senza quella determinata sostanza. Per quanto riguarda, poi, la riparazione di articoli o prodotti complessi la cui produzione è cessata, è necessario che questi possano essere riparati solo utilizzando la sostanza pericolosa in questione.
Con finalità di semplificazione degli oneri gravanti sugli operatori, il provvedimento elenca, inoltre, all’art. 2, gli elementi che le domande di autorizzazione devono contenere per poter soddisfare i requisiti del REACH.
Infine, nello stesso documento è prevista la modifica degli artt. 8 e 9, e la sostituzione degli allegati VI e VII del Regolamento (CE) n. 340 /2008, con l’obiettivo di ridurre le tariffe riscosse dall’Agenzia europea per le sostanze chimiche nel vagliare le suddette domande di autorizzazione.

 

PRODOTTI DI PLASTICA MONOUSO E AMBIENTE: ORIENTAMENTI DELLA COMMISSIONE UE

Sono arrivate importanti indicazioni, da parte della Commissione dell’UE, circa l’interpretazione e l’attuazione della direttiva (UE) 2019/904 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 giugno 2019, sulla riduzione dell’incidenza di determinati prodotti di plastica sull’ambiente.

Infatti, nella Gazzetta Ufficiale dell’UE, C-216, dello scorso 7 giugno, è stata pubblicata la Comunicazione della Commissione che fornisce orientamenti interpretativi sulla Direttiva sui prodotti di plastica monouso (tra cui palloncini e aste, contenitori, tappi e coperchi per bevande, posate (forchette, coltelli, cucchiai, bacchette), contenitori per alimenti, cannucce, salviette umidificate.
Il documento contiene molte definizioni e uno schema riepilogativo che elenca i criteri per interpretare la definizione di contenitori di plastica monouso per alimenti, e l’applicazione o meno della Direttiva.

 

INQUINAMENTO, ARRIVA IL MOBILITY MANAGER

Ridurre l’impatto ambientale del traffico veicolare privato nelle aree urbane e metropolitane negli spostamenti casa-lavoro. È questo l’obiettivo del Decreto Ministeriale 12 MAGGIO 2021 (pubblicato sulla G.U. n. 124 del 26 maggio), che punta a fare chiarezza sulle modalità attuative delle disposizioni sul ‘mobility manager’, figura a cui spetta la gestione degli spostamenti casa-lavoro dei dipendenti.

In particolare, il provvedimento distingue tra “mobility manager aziendale” (specializzato nel governo della domanda di mobilità e nella promozione della mobilità sostenibile nell'ambito degli spostamenti casa-lavoro), e "mobility manager d'area" (che si occupa del supporto al Comune territorialmente competente, presso il quale è nominato, nella definizione e implementazione di politiche di mobilità sostenibile, nonché nello svolgimento di attività di raccordo tra i mobility manager aziendali).

Il decreto identifica, inoltre, il piano degli spostamenti casa-lavoro (PSCL), che costituiscono lo strumento di pianificazione degli spostamenti sistematici del personale dipendente.
Secondo quanto previsto dal provvedimento, firmato dal Ministero della Transizione Ecologica di concerto con il Ministro delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili, le imprese e le pubbliche amministrazioni con singole unità locali (con più di 100 dipendenti) ubicate in un capoluogo di regione o in una città metropolitana o in un capoluogo di provincia o in un comune con popolazione superiore a 50.000 abitanti sono tenute ad adottare, entro il 31 dicembre di ogni anno, il PSCL del proprio personale dipendente.

 

ENTRO IL 31 MAGGIO LA COMUNICAZIONE AL COMUNE, DA PARTE DELLE AZIENDE, SUI RIFIUTI URBANI (EX SPECIALI, ASSIMILATI), PER LA TARI 2022. NOTA ESPLICATIVA DEL MITE

Con la Nota congiunta del MiTe (Ministero della Transizione Ecologica) e del Ministero delle Finanze, del 12 aprile 2021, la  37259, sono stati forniti chiarimenti su alcune problematiche connesse all’applicazione della TARI, a seguito delle modifiche prodotte dal D.Lgs. n. 116 del 3 settembre 2020 che è intervenuto sulla Parte IV del TUA, per adeguarla alla normativa comunitaria (Direttiva 2018/851/UE).

Prima delle modifiche introdotte dal D.Lgs.116/2020 era previsto uno sconto sulla TARI, ossia la tassa applicata per la gestione dei rifiuti da parte dell'Ente pubblico, per coloro che avessero portato a recupero i rifiuti assimilati (definizione non più vigente dopo l’intervento del D.Lgs 116/2020). Il meccanismo di calcolo era basato, più che sulla quantità di rifiuti effettivamente recuperati, sulla superficie tassabile che corrispondeva a quella dell’intera Impresa.

Dopo le modifiche, soltanto quelle parti dello stabilimento nel quale si svolgono le attività di cui all’allegato L-quinquies possono essere oggetto di tassazione.

In particolare, la nota precisa che:
– i locali dove avviene la lavorazione industriale, compresi i magazzini di materie prime, di merci e di prodotti finiti, sono esclusi da computo della TARI e della Tariffa corrispettiva, sia in riferimento alla quota fissa che alla quota variabile;
– i prelievi continuano ad applicarsi per le superfici produttive di mense, uffici o locali funzionalmente connessi alle stesse
A tal fine è previsto (con Decreto 41 2020 – decreto ristori) che entro il 31 maggio 202, l’azienda debba comunicare al Comune la superficie nella quale si svolgono le attività dell’allegato L-quinquies, e debba inviare una comunicazione all’Ente pubblico che riporti le tipologie e le quantità di rifiuti urbani ivi prodotti.
Il privato che sceglie di avviare a recupero una parte dei propri rifiuti urbani ha diritto ad uno sconto sulla parte variabile dell’imposta “in proporzione alla quantità di rifiuti prodotti e recuperati” risultanti dalla dichiarazione di avvenuto recupero rilasciata dal destinatario (DAR) ed approvata dal destinatario finale.
La nota specifica che la riduzione della quota variabile deve essere riferita a qualunque processo di recupero, ricomprendendo anche il riciclo.
La scelta del gestore pubblico è vincolante per i successivi 5 anni, mentre quello privato si può cambiare in qualsiasi momento.

 

RIFIUTI, RIFORMA EX D.LGS 116/2020 PUBBLICATA LA CIRCOLARE ESPLICATIVA DEL 14 MAGGIO 2021

Il Ministero della Transizione Ecologica ha emanato il 14 maggio scorso la circolare N 51657 di chiarimento su alcune criticità interpretative e applicative della riforma operata dal d. Lgs 116/2020  in materia di rifiuti.
La corposa circolare affronta diversi dubbi interpretativi, tra i quali:
a) Rifiuti da costruzione e demolizione, rifiuti cimiteriali lapidei e da inerti e rifiuti abbandonati sul suolo pubblico.
b) Rifiuti c.d. verdi.
c) Trasmissione e conservazione della quarta copia del FIR e microraccolta.
d) Rifiuti sanitari e da manutenzione.
e) Norme sanzionatorie.

Ricordiamo che la circolare esplicativa in questione ha certamente una grande utilità sul piano operativo ma per tutto ciò che comporta sanzioni, tuttavia il potere giudiziario non è vincolato dalle interpretazioni offerte da fonti di diritto che non siano quelle primarie.

 

 

MARINO S.R.L. 

Resp. Comm. Grazia Martuccio

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MOCA

MOCA REGOLAMENTO UE 2020/2151

Il 18 dicembre 2020 è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea il Regolamento di esecuzione (UE) 2020/2151, che reca disposizioni relative alle specifiche di marcatura armonizzate per i prodotti di plastica monouso. Esso è in vigore a partire dal 7 gennaio 2021 e si applicherà a decorrere dal 3 luglio 2021. MOCA – Regolamento di esecuzione (UE) 2020/2151.

I prodotti cui il Regolamento si riferisce sono elencati nella parte D dell’allegato della direttiva (UE) 2019/904 del Parlamento Europeo e del Consiglio sulla riduzione dell’incidenza di determinati prodotti in plastica sull’ambiente.

La Direttiva, conosciuta anche con l’acronimo SUP (Single Use Plastics), si pone come obiettivo la riduzione dell’incidenza sull’ambiente di alcuni prodotti di plastica monouso, attraverso l’imposizione di divieti e limitazioni di vendita di alcuni prodotti non riciclabili in plastica, tra i quali troviamo molti MOCA (materiali e oggetti a contatto con gli alimenti), come, ad esempio, contenitori per alimenti e tazze per bevande.

Inoltre, l’articolo 7 della Direttiva impone l’aggiunta di un’etichetta o marcatura “in caratteri grandi, chiaramente leggibili e indelebili” sull’imballaggio o direttamente su alcuni prodotti (tra cui, ad esempio, i bicchieri di plastica), avente il compito di segnalare all’acquirente la presenza di plastica nel prodotto, la corretta modalità di smaltimento del rifiuto e l’impatto ambientale negativo provocato in caso di dispersione o altre forme di smaltimento improprio.

Il Regolamento di esecuzione, elaborato in applicazione della sopracitata direttiva, è direttamente applicabile e disciplina le specifiche tecniche della marcatura armonizzata obbligatoria e, in particolare, i simboli da apporre sulle etichette di alcuni prodotti di plastica monouso. Il provvedimento definisce per ogni categoria l’ubicazione, il formato, i colori, la risoluzione minima e le dimensioni dei caratteri da utilizzare al fine di una corretta informazione al consumatore, oltre che la dicitura “plastica nel prodotto” da apporre sul prodotto.

Via piatti e bicchieri di plastica. La proposta del consigliere regionale Bisonni alla vigilia del Fridays for future - Radio Nuova MacerataIn particolare, l’Allegato IV del Regolamento tratta delle specifiche di marcatura armonizzate per la categoria relativa a tazze e bicchieri per bevande monouso in plastica: i simboli dovranno essere riportati direttamente sul prodotto, mentre si potrà apporre un adesivo sui prodotti immessi sul mercato prima del 4 luglio 2022.

I seguenti prodotti saranno vietati nell'UE entro il 2021:

  • posate di plastica monouso (forchette, coltelli, cucchiai e bacchette)
  • piatti di plastica monouso
  • cannucce di plastica
  • bastoncini cotonati fatti di plastica
  • bastoncini di plastica per palloncini
  • plastiche ossi-degradabili, contenitori per alimenti e tazze in polistirolo espanso
  • BOTTIGLIE DI PLASTICA, 90% RITIRATO ENTRO IL 2029

Il testo normativo, nella parte dell’Allegato IV, effettua una distinzione in sottocategorie; al punto 1 prevede un simbolo per i prodotti fabbricati parzialmente in plastica.

Mentre, al punto 2, afferma che i prodotti realizzati interamente in plastica dovranno recare la marcatura stampata oppure quella incisa/in rilievo, come raffigurato nelle immagini di seguito.

Il punto 3 dell’Allegato IV, infine, tratta nel dettaglio delle prescrizioni relative all’ubicazione, alle dimensioni e al progetto grafico della marcatura, sottolineando che il simbolo non deve in alcun caso risultare illeggibile o essere strappato al momento dell’apertura dell’imballaggio.

In conclusione, sebbene l’etichettatura sia un mezzo fondamentale per informare i consumatori in merito all’uso, al consumo e allo smaltimento di un prodotto, i requisiti descritti dal Regolamento per i prodotti monouso in plastica andranno ad incidere in maniera significativa sia sugli adeguamenti industriali delle imprese, sia sulle modalità di comunicazione delle imprese stesse.

 

 

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LEGIONELLA

LEGIONELLA AI TEMPI DEL CORONAVIRUS COVID-19

La Legionella è uno tra i patogeni più importanti trasmessi attraverso l’acqua, responsabile di una grave polmonite.

IN QUESTO PERIODO DI FERMO DI MOLTE  STRUTTURE,  IL RISTAGNO DELL’ACQUA E L’USO SALTUARIO DI ALCUNI IMPIANTI, POTREBBERO DETERMINARE UN GRAVE RISCHIO PER LA TRASMISSIONE DELLA LEGIONELLOSI.

La trasmissione della malattia all’uomo avviene attraverso inalazione di aerosol contaminato da Legionella, proveniente soprattutto da docce e rubinetti di impianti idrici, vasche idromassaggio, fontane decorative, ecc. non adeguatamente manutenuti, aventi condizioni di temperatura, presenza di biofilm e calcare, che favoriscono la sopravvivenza e la crescita del batterio.

Per questo l’Istituto Superiore di Sanità ha pubblicato il rapporto istruttorio che fornisce raccomandazioni tecniche specifiche relative alla prevenzione, controllo e gestione del rischio Legionella negli impianti idrici alla luce dell’emergenza COVID-19. (RAPPORTO ISS COVID-19 n.21/2020 “Guida per la prevenzione della contaminazione da Legionella negli impianti idrici di strutture turistico recettive e altri edifici ad uso civile e industriale, non utilizzati durante la pandemia COVID-19.”  3 maggio 2020).

Il nostro Laboratorio MARINO SRL è a completa disposizione per le verifiche e le valutazioni di conformità alla luce delle nuove raccomandazioni finalizzate:

all’elaborazione del piano di autocontrollo in accordo alle Linee Guida Nazionali per la prevenzione e il controllo della Legionellosi, approvate dalla Conferenza Stato Regioni pubblicate il 07/05/2015  ed al D. Lgs 81/08.

– all’esecuzione dei campionamenti periodici di acqua erogata dall’impianto idrico sanitario su punti di erogazione ritenuti più critici e rappresentativi dello stesso impianto, nonché di acqua di raffreddamento, di condensa, sedimenti ed incrostazioni, biofilm, depositi, fanghi.

L’analisi microbiologica “Ricerca e Conta Legionella spp e Conta Legionella pnuemophila” eseguita con metodo UNI EN ISO 11731:2017 FILTRAZIONE SU MEMBRANA è Accreditata dall’Ente ACCREDIA.

 

 

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MICROPLASTICHE

MICROPLASTICHE NELL’AMBIENTE - RISCHI PER LA SALUTE

Negli ultimi anni l’inquinamento ambientale e i conseguenti danni che ne possano derivare a livello dei vari ecosistemi (insieme degli organismi viventi e delle sostanze non viventi con le quali i primi stabiliscono uno scambio di materiali ed energia in un’area delimitata come ad es. un lago, un prato) è stato oggetto di numerosi studi in vari Paesi e pressioni vengono esercitate su numerosi Governi per un più sufficiente controllo sul “ciclo vitale” dei prodotti plastici oltre che sulla ricerca di materiali sempre più e meglio biodegradabili (in grado di essere decomposto da microrganismi come batteri e funghi).

Più recentemente si sono moltiplicate le ricerche sulle Microplastiche (MPs) e sui possibili danni sia ambientali, sia sulla salute umana. È una linea di ricerca nuova, da approfondire per arrivare a conclusioni scientificamente solide. Sulla base delle attuali conoscenze alcuni aspetti meritano di essere conosciuti.

 

 

Definizione di Microplastiche

Non esiste ancora una definizione condivisa ma, nella maggior parte degli studi, si fa riferimento a dimensioni inferiori a 5 millimetri e sono classificate come primarie o secondarie.

Le primarie si disperdono nell’ambiente per lo più in maniera diretta perché vengono utilizzate sotto forma di microperline nella preparazione di prodotti per la cura della persona (cosmetici, gel doccia, detergenti per il viso, disinfettanti per le mani, saponi, dentifrici, creme per rasatura, bagno schiuma, creme solari e shampoo) oppure perché, sotto forma di microsfere, vengono usate per la produzione di numerosi manufatti plastici per imballaggio. Le secondarie derivano dalla frammentazione delle macroplastiche disperse nell’ambiente tramite processi foto e termo-ossidativi (in seguito ad esposizione a luce e calore), di abrasione meccanica e di biodegradazione. Una gran parte di queste è costituita da fibre provenienti da lavorazione o lavaggi di tessuti su base industriale o domestica.

 

 

Distribuzione nell’ambiente

Sono ubiquitarie. Negli oceani è stato calcolato vi siano cinque trilioni di pezzi di plastica che tendono a raccogliersi, in base al gioco delle correnti e delle variazioni metereologiche, in enormi estensioni galleggianti che, nel tempo, vengono in buona parte sminuzzate, per azione di agenti fisici atmosferici e meccanici (moto ondoso), fino a raggiungere le dimensioni delle MPs.

 

 

 

 

Plastiche e microplastiche tendono ad accumularsi anche sui fondali dei mari e nelle zone costiere più densamente popolate e/o più vicine ai grandi fiumi che sfociano in mare. Sono inoltre presenti nelle acque di superficie (grandi laghi, fiumi) e nel terreno e non vengono neppure risparmiate località lontane dalle zone più popolate quali l’Artico e l’arco alpino. Infine, la presenza di MPs è stata dimostrata nell’atmosfera sia in ambienti chiusi sia all’aperto dove una buona quantità deriva dall’erosione degli pneumatici dei veicoli a motore sulle superfici asfaltate.

 

 

 

Presenza nell’organismo umano

Le MPs si introducono nel nostro organismo attraverso la via orale (cibi solidi e liquidi) e quella respiratoria.L’intake annuale è stato calcolato essere di oltre 113 mila MPs negli uomini e 94 mila nelle donne. Possono inoltre oltrepassare il filtro placentare come dimostrato dal fatto che sono state identificate sul lato fetale oltre che su quello materno della placenta.

Quali le influenze sul nostro stato di salute?

Non possiamo però ignorare le evidenze che ci provengono dagli studi biologici su animali marini e terrestri che hanno ingerito MPs oltre che da studi su modelli sperimentali, creati in laboratorio, che iniziano a chiarire le modalità con cui le MPs potrebbero determinare danni alla nostra salute.

Alcuni meccanismi meritano una particolare attenzione:

Sono causa di stress ossidativo (alterazioni che si producono nei tessuti, nelle cellule e nelle macromolecole biologiche quando esposte ad un eccesso di agenti ossidanti), sia per la loro estensione, sia per la presenza sulla loro superficie di sostanze ossidative quali i metalli pesanti, che generano flogosi e citotossicità (infiammazione e distruzione di una cellula vivente);

Interferiscono sul sistema immunitario favorendo l’evoluzione verso forme auto-immuni;

Sono neurotossiche tramite azioni dirette sui neuroni o indirette tramite citochine pro-infiammatorie (proteine che contribuiscono al processo di proliferazione di alcune cellule coinvolte nei processi infiammatori e immunitari dell’organismo);

Alterano il microbiota intestinale favorendo la permeabilità della barriera intestinale;

Trasportano microrganismi;

Le microfibre con ampio rapporto superficie/volume assorbono e trasportano nei tessuti organici sostanze chimiche tossiche idrofobiche derivate dall’ambiente circostante quali i POPs (Persitent Organic Pollutants=Inquinanti Organici Persistenti);

In culture cellulari di tumori umani sono in grado di interferire sull’espressione genica (processo attraverso cui l’informazione contenuta in un gene, che è un segmento di DNA, viene convertita in una macromolecola funzionale, tipicamente una proteina);

Tra le sostanze chimiche che rilasciano vi sono anche ftalati e bisfenolo-A che rientrano nella categoria degli interferenti endocrini con possibili alterazioni già a livello fetale.

Concludendo, le attuali conoscenze, anche se iniziali e limitate, non possono che stimolare ulteriori ricerche ben condotte che servano sempre più a comprendere le complesse interazioni tra ambiente e salute umana. L’approfondimento sul ruolo delle microplastiche va comunque inserito nel più globale problema della contaminazione ambientale da plastiche che necessita, come sottolineato da agenzie internazionali quali l’EPA (Environmental Protection Agency = Agenzia per la Protezione Ambientale), un’azione ad ampio raggio che va dalla diminuzione produttiva e riuso al riciclo, alla produzione energetica, al corretto stoccaggio e distruzione.

 

 

MARINO S.R.L. 

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ALLERGENI

DONAZIONI E CULTURA DELLA SICUREZZA ALIMENTARE - MODIFICATI GLI ALLEGATI I E II DEL REGOLAMENTO (CE) 852/2004

Gestione degli allergeni, ridistribuzione degli alimenti a fini di donazione alimentare e cultura della sicurezza alimentare: sono questi gli ambiti che riguardano le novità introdotte dal REG. UE 2021 /382, applicabile in tutti gli Stati membri dal 24 marzo, e che modifica gli allegati I e II del REG. CE 852/2004.

Gestione degli allergeni - Lo scorso settembre la Commissione del Codex Alimentarius ha adottato un Codice di buone  pratiche sulla gestione degli allergeni alimenti  rivolto agli operatori del settore alimentare CXC 80-2020, che comprende raccomandazioni sulla mitigazione degli allergeni alimentari nella catena alimentare, basato su requisiti generali in materia di igiene.
Con il regolamento (UE) 2021/382, la Commissione si allinea al Codex per prevenire o limitare la presenza di sostanze che provocano allergie o intolleranze, introducendo buone prassi igieniche nelle attrezzature, nei veicoli e/o nei contenitori utilizzati per la raccolta, il trasporto o il magazzinaggio dei prodotti alimentari. Si tratta degli alimenti elencati dall'allegato II del  Reg. UE 1169/2011  , fra i quali figurano prodotti sia di origine vegetale che animale come latte, uova, pesce (e prodotti a base di).
Poiché la contaminazione dei prodotti alimentari può avvenire sia al livello della produzione primaria sia in fasi successive, il nuovo regolamento modifica gli allegati I e II del regolamento (CE) 852/2004.

Ridistribuzione degli alimenti a fini di donazione alimentare - Il presupposto del regolamento (UE) 2021/382, che introduce il capitolo V bis "Ridistribuzione degli alimenti" all'allegato II del regolamento (CE) 852/2004, è che le donazioni alimentari presentano "vari nuovi problemi di sicurezza alimentare a livello di vendita al dettaglio" e pertanto richiedono una serie di requisiti generali supplementari in materia di igiene. Il regolamento (UE) 2021/852 determina i requisiti per garantire la sicurezza per i consumatori, fermo restando l'intento di facilitare la ridistribuzione degli alimenti ai fini di donazione alimentare. Agli operatori del settore viene richiesto, fra l'altro, di verificare la data di scadenza e la conservazione e di valutare se gli alimenti siano adatti al consumo umano e che non siano dannosi per la salute.

Cultura della sicurezza alimentare - Gli operatori del settore alimentare dovranno istituire e mantenere un'adeguata cultura della sicurezza alimentare, sviluppando la consapevolezza, da parte di tutti i dipendenti dell'impresa, dei pericoli per la sicurezza alimentare e dell'importanza della sicurezza e dell'igiene degli alimenti. Il regolamento (UE) 2021/382, che inserisce il capitolo XI bis all'allegato II del regolamento (CE) 852/2004, aderisce alla revisione dello scorso settembre della Linea guida sui Principi generali di igiene alimentare CXC 1-1969 della Commissione del Codex Alimentarius, con l'introduzione del capitolo XI bis "Cultura della sicurezza alimentare" all'allegato II del regolamento (CE) 852/2004.