SICUREZZA ALIMENTARE

LE NOVITÀ INTRODOTTE DAL REGOLAMENTO (UE) 2021/382Il Reg. UE 2021/382, in vigore dal 24-3-2021, introduce nuove regole che modificano il Reg.852/2004 in fatto di gestione degli allergeni, donazione di alimenti e cultura della sicurezza alimentare. Le modifiche introdotte da tale Regolamento sono in linea con le riforme adottate a settembre 2020 dalla Commissione del Codex Alimentarius.

Di seguito si riportano le principali modifiche:

ALLEGATO I – PRODUZIONE PRIMARIA / ALLERGENI ALIMENTARI

La prima modifica apportata al regolamento è legata alla questione degli allergeni alimentari (Reg. UE 1169/2011).

La presenza di allergeni negli alimenti può portare a reazioni anche di alto impatto e, nei casi peggiori, al decesso del soggetto.

Anche per questa ragione, la gestione degli allergeni alimentari è divenuta fondamentale per garantire ai consumatori prodotti alimentari sicuri e idonei. La gestione degli allergeni non deve essere affrontata solo durante la parte produttiva della filiera, ma durante l’intero processo produttivo.

Il Reg. UE 2021/382 specifica la gestione degli allergeni nelle fasi di raccolta, trasporto e magazzinaggio durante la produzione primaria, inserendo il punto 5 bis, che recita:

«Le attrezzature, i veicoli e/o i contenitori utilizzati per la raccolta, il trasporto o il magazzinaggi

o di sostanze o prodotti che provocano allergie o intolleranze di cui all’allegato II del regolamento (UE) n. 1169/2011 non devono essere utilizzati per la raccolta, il trasporto o il magazzinaggio di alimenti che non contengono tali sostanze o prodotti a meno che tali attrezzature, veicoli e/o contenitori non siano stati puliti e controllati almeno per verificare l’assenza di eventuali residui visibili di tali sostanze o prodotti.»;

 

ALLEGATO II – REQUISITI GENERALI IN MATERIA DI IGIENE APPLICABILI A TUTTI GLI OPERATORI DEL SETTORE ALIMENTARE (DIVERSI DA QUELLI DI CUI ALL’ALLEGATO I)

INTRODUZIONE RIDISTRIBUZIONE DEGLI ALIMENTI

La Commissione europea ha promosso negli anni scorsi strategie di sostenibilità, con lo scopo di impattare positivamente il futuro dell’ambiente.

Uno dei principali approcci che caratterizzano il cosiddetto “Green Deal” europeo è la strategia “Farm to Fork”, dal produttore al consumatore.

Tra i principi del “Green Deal” c’è anche il concetto di spreco alimentare che ha come cardine il recupero e la ridistribuzione delle eccedenze alimentari.

All’interno dell’allegato II, dopo il capitolo V, è stato inserito il capitolo V bis, che recita:

Gli operatori del settore alimentare possono ridistribuire alimenti a fini di donazione alimentare alle seguenti condizioni:

gli operatori del settore alimentare devono verificare sistematicamente che gli alimenti sotto la loro responsabilità non siano dannosi per la salute e siano adatti al consumo umano conformemente all’articolo 14, paragrafo 2, del regolamento (CE) n. 178/2002. Se l’esito della verifica effettuata è soddisfacente, gli operatori del settore alimentare possono ridistribuire gli alimenti conformemente al punto 2:

per gli alimenti ai quali si applica una data di scadenza conformemente all’articolo 24 del regolamento (UE) n. 1169/2011, prima della scadenza di tale data;

per gli alimenti ai quali si applica un termine minimo di conservazione conformemente all’articolo 2, paragrafo 2, lettera r), del regolamento (UE) n. 1169/2011, fino a tale data e successivamente; o

per gli alimenti per i quali non è richiesto un termine minimo di conservazione conformemente all’allegato X, punto 1, lettera d), del regolamento (UE) n. 1169/2011, in qualsiasi momento.

Gli operatori del settore alimentare che manipolano gli alimenti di cui al punto 1 devono valutare se gli alimenti non siano dannosi per la salute e siano adatti al consumo umano tenendo conto almeno dei seguenti elementi:

il termine minimo di conservazione o la data di scadenza, assicurandosi che la durata di conservazione residua sia sufficiente per consentire la sicurezza della ridistribuzione e dell’uso da parte del consumatore finale;

l’integrità dell’imballaggio, se opportuno;

le corrette condizioni di magazzinaggio e trasporto, compresi i requisiti applicabili in materia di temperatura;

la data di congelamento conformemente all’allegato II, sezione IV, punto 2, lettera b), del regolamento (CE) n. 853/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio (norme specifiche in materia di igiene per gli alimenti di origine animale), se applicabile;

le condizioni organolettiche;

la garanzia di rintracciabilità conformemente al regolamento di esecuzione (UE) n. 931/2011 della Commissione (relativo ai requisiti di rintracciabilità fissati dal regolamento CE 178/2002 per gli alimenti di origine animale), nel caso di prodotti di origine animale. 

 

CULTURA DELLA SICUREZZA ALIMENTARE

Infine il Reg - UE 2021/382 sottolinea l’importanza della cultura della sicurezza alimentare necessaria affinché ogni attore della filiera comprenda l’importanza del proprio impegno a fornire alimenti salubri, sicuri e idonei.

Proprio per queste ragioni, dopo il capitolo XI è inserito il seguente capitolo XI bis:

«CAPITOLO XI bis Cultura della sicurezza alimentare

Gli operatori del settore alimentare devono istituire e mantenere un’adeguata cultura della sicurezza alimentare, e fornire prove che la dimostrino, rispettando i requisiti seguenti:

impegno da parte della dirigenza, conformemente al punto 2, e di tutti i dipendenti alla produzione e alla distribuzione sicure degli alimenti;

ruolo guida nella produzione di alimenti sicuri e nel coinvolgimento di tutti i dipendenti in prassi di sicurezza alimentare;

consapevolezza, da parte di tutti i dipendenti dell’impresa, dei pericoli per la sicurezza alimentare e dell’importanza della sicurezza e dell’igiene degli alimenti;

comunicazione aperta e chiara tra tutti i dipendenti dell’impresa, nell’ambito di un’attività e tra attività consecutive, compresa la comunicazione di deviazioni e aspettative;

disponibilità di risorse sufficienti per garantire la manipolazione sicura e igienica degli alimenti.

L’impegno da parte della dirigenza deve comprendere le azioni seguenti:

garantire che i ruoli e le responsabilità siano chiaramente comunicati nell’ambito di ogni attività dell’impresa alimentare;

mantenere l’integrità del sistema di igiene alimentare quando vengono pianificate e attuate modifiche;

verificare che i controlli vengano eseguiti puntualmente e in maniera efficiente e che la documentazione sia aggiornata;

garantire che il personale disponga di attività di formazione e di una supervisione adeguate;

garantire la conformità con i pertinenti requisiti normativi;

incoraggiare il costante miglioramento del sistema di gestione della sicurezza alimentare dell’impresa tenendo conto, ove opportuno, degli sviluppi scientifici e tecnologici e delle migliori prassi.

L’attuazione della cultura della sicurezza alimentare deve tenere conto della natura e delle dimensioni dell’impresa alimentare.».

 

 

MARINO S.R.L. 

Resp. Comm. Grazia Martuccio

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LEGIONELLA

LEGIONELLA AI TEMPI DEL CORONAVIRUS COVID-19

La Legionella è uno tra i patogeni più importanti trasmessi attraverso l’acqua, responsabile di una grave polmonite.

IN QUESTO PERIODO DI FERMO DI MOLTE  STRUTTURE,  IL RISTAGNO DELL’ACQUA E L’USO SALTUARIO DI ALCUNI IMPIANTI, POTREBBERO DETERMINARE UN GRAVE RISCHIO PER LA TRASMISSIONE DELLA LEGIONELLOSI.

La trasmissione della malattia all’uomo avviene attraverso inalazione di aerosol contaminato da Legionella, proveniente soprattutto da docce e rubinetti di impianti idrici, vasche idromassaggio, fontane decorative, ecc. non adeguatamente manutenuti, aventi condizioni di temperatura, presenza di biofilm e calcare, che favoriscono la sopravvivenza e la crescita del batterio.

Per questo l’Istituto Superiore di Sanità ha pubblicato il rapporto istruttorio che fornisce raccomandazioni tecniche specifiche relative alla prevenzione, controllo e gestione del rischio Legionella negli impianti idrici alla luce dell’emergenza COVID-19. (RAPPORTO ISS COVID-19 n.21/2020 “Guida per la prevenzione della contaminazione da Legionella negli impianti idrici di strutture turistico recettive e altri edifici ad uso civile e industriale, non utilizzati durante la pandemia COVID-19.”  3 maggio 2020).

Il nostro Laboratorio MARINO SRL è a completa disposizione per le verifiche e le valutazioni di conformità alla luce delle nuove raccomandazioni finalizzate:

all’elaborazione del piano di autocontrollo in accordo alle Linee Guida Nazionali per la prevenzione e il controllo della Legionellosi, approvate dalla Conferenza Stato Regioni pubblicate il 07/05/2015  ed al D. Lgs 81/08.

– all’esecuzione dei campionamenti periodici di acqua erogata dall’impianto idrico sanitario su punti di erogazione ritenuti più critici e rappresentativi dello stesso impianto, nonché di acqua di raffreddamento, di condensa, sedimenti ed incrostazioni, biofilm, depositi, fanghi.

L’analisi microbiologica “Ricerca e Conta Legionella spp e Conta Legionella pnuemophila” eseguita con metodo UNI EN ISO 11731:2017 FILTRAZIONE SU MEMBRANA è Accreditata dall’Ente ACCREDIA.

 

 

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MICROPLASTICHE

MICROPLASTICHE NELL’AMBIENTE - RISCHI PER LA SALUTE

Negli ultimi anni l’inquinamento ambientale e i conseguenti danni che ne possano derivare a livello dei vari ecosistemi (insieme degli organismi viventi e delle sostanze non viventi con le quali i primi stabiliscono uno scambio di materiali ed energia in un’area delimitata come ad es. un lago, un prato) è stato oggetto di numerosi studi in vari Paesi e pressioni vengono esercitate su numerosi Governi per un più sufficiente controllo sul “ciclo vitale” dei prodotti plastici oltre che sulla ricerca di materiali sempre più e meglio biodegradabili (in grado di essere decomposto da microrganismi come batteri e funghi).

Più recentemente si sono moltiplicate le ricerche sulle Microplastiche (MPs) e sui possibili danni sia ambientali, sia sulla salute umana. È una linea di ricerca nuova, da approfondire per arrivare a conclusioni scientificamente solide. Sulla base delle attuali conoscenze alcuni aspetti meritano di essere conosciuti.

 

 

Definizione di Microplastiche

Non esiste ancora una definizione condivisa ma, nella maggior parte degli studi, si fa riferimento a dimensioni inferiori a 5 millimetri e sono classificate come primarie o secondarie.

Le primarie si disperdono nell’ambiente per lo più in maniera diretta perché vengono utilizzate sotto forma di microperline nella preparazione di prodotti per la cura della persona (cosmetici, gel doccia, detergenti per il viso, disinfettanti per le mani, saponi, dentifrici, creme per rasatura, bagno schiuma, creme solari e shampoo) oppure perché, sotto forma di microsfere, vengono usate per la produzione di numerosi manufatti plastici per imballaggio. Le secondarie derivano dalla frammentazione delle macroplastiche disperse nell’ambiente tramite processi foto e termo-ossidativi (in seguito ad esposizione a luce e calore), di abrasione meccanica e di biodegradazione. Una gran parte di queste è costituita da fibre provenienti da lavorazione o lavaggi di tessuti su base industriale o domestica.

 

 

Distribuzione nell’ambiente

Sono ubiquitarie. Negli oceani è stato calcolato vi siano cinque trilioni di pezzi di plastica che tendono a raccogliersi, in base al gioco delle correnti e delle variazioni metereologiche, in enormi estensioni galleggianti che, nel tempo, vengono in buona parte sminuzzate, per azione di agenti fisici atmosferici e meccanici (moto ondoso), fino a raggiungere le dimensioni delle MPs.

 

 

 

 

Plastiche e microplastiche tendono ad accumularsi anche sui fondali dei mari e nelle zone costiere più densamente popolate e/o più vicine ai grandi fiumi che sfociano in mare. Sono inoltre presenti nelle acque di superficie (grandi laghi, fiumi) e nel terreno e non vengono neppure risparmiate località lontane dalle zone più popolate quali l’Artico e l’arco alpino. Infine, la presenza di MPs è stata dimostrata nell’atmosfera sia in ambienti chiusi sia all’aperto dove una buona quantità deriva dall’erosione degli pneumatici dei veicoli a motore sulle superfici asfaltate.

 

 

 

Presenza nell’organismo umano

Le MPs si introducono nel nostro organismo attraverso la via orale (cibi solidi e liquidi) e quella respiratoria.L’intake annuale è stato calcolato essere di oltre 113 mila MPs negli uomini e 94 mila nelle donne. Possono inoltre oltrepassare il filtro placentare come dimostrato dal fatto che sono state identificate sul lato fetale oltre che su quello materno della placenta.

Quali le influenze sul nostro stato di salute?

Non possiamo però ignorare le evidenze che ci provengono dagli studi biologici su animali marini e terrestri che hanno ingerito MPs oltre che da studi su modelli sperimentali, creati in laboratorio, che iniziano a chiarire le modalità con cui le MPs potrebbero determinare danni alla nostra salute.

Alcuni meccanismi meritano una particolare attenzione:

Sono causa di stress ossidativo (alterazioni che si producono nei tessuti, nelle cellule e nelle macromolecole biologiche quando esposte ad un eccesso di agenti ossidanti), sia per la loro estensione, sia per la presenza sulla loro superficie di sostanze ossidative quali i metalli pesanti, che generano flogosi e citotossicità (infiammazione e distruzione di una cellula vivente);

Interferiscono sul sistema immunitario favorendo l’evoluzione verso forme auto-immuni;

Sono neurotossiche tramite azioni dirette sui neuroni o indirette tramite citochine pro-infiammatorie (proteine che contribuiscono al processo di proliferazione di alcune cellule coinvolte nei processi infiammatori e immunitari dell’organismo);

Alterano il microbiota intestinale favorendo la permeabilità della barriera intestinale;

Trasportano microrganismi;

Le microfibre con ampio rapporto superficie/volume assorbono e trasportano nei tessuti organici sostanze chimiche tossiche idrofobiche derivate dall’ambiente circostante quali i POPs (Persitent Organic Pollutants=Inquinanti Organici Persistenti);

In culture cellulari di tumori umani sono in grado di interferire sull’espressione genica (processo attraverso cui l’informazione contenuta in un gene, che è un segmento di DNA, viene convertita in una macromolecola funzionale, tipicamente una proteina);

Tra le sostanze chimiche che rilasciano vi sono anche ftalati e bisfenolo-A che rientrano nella categoria degli interferenti endocrini con possibili alterazioni già a livello fetale.

Concludendo, le attuali conoscenze, anche se iniziali e limitate, non possono che stimolare ulteriori ricerche ben condotte che servano sempre più a comprendere le complesse interazioni tra ambiente e salute umana. L’approfondimento sul ruolo delle microplastiche va comunque inserito nel più globale problema della contaminazione ambientale da plastiche che necessita, come sottolineato da agenzie internazionali quali l’EPA (Environmental Protection Agency = Agenzia per la Protezione Ambientale), un’azione ad ampio raggio che va dalla diminuzione produttiva e riuso al riciclo, alla produzione energetica, al corretto stoccaggio e distruzione.

 

 

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ALLERGENI

DONAZIONI E CULTURA DELLA SICUREZZA ALIMENTARE - MODIFICATI GLI ALLEGATI I E II DEL REGOLAMENTO (CE) 852/2004

Gestione degli allergeni, ridistribuzione degli alimenti a fini di donazione alimentare e cultura della sicurezza alimentare: sono questi gli ambiti che riguardano le novità introdotte dal REG. UE 2021 /382, applicabile in tutti gli Stati membri dal 24 marzo, e che modifica gli allegati I e II del REG. CE 852/2004.

Gestione degli allergeni - Lo scorso settembre la Commissione del Codex Alimentarius ha adottato un Codice di buone  pratiche sulla gestione degli allergeni alimenti  rivolto agli operatori del settore alimentare CXC 80-2020, che comprende raccomandazioni sulla mitigazione degli allergeni alimentari nella catena alimentare, basato su requisiti generali in materia di igiene.
Con il regolamento (UE) 2021/382, la Commissione si allinea al Codex per prevenire o limitare la presenza di sostanze che provocano allergie o intolleranze, introducendo buone prassi igieniche nelle attrezzature, nei veicoli e/o nei contenitori utilizzati per la raccolta, il trasporto o il magazzinaggio dei prodotti alimentari. Si tratta degli alimenti elencati dall'allegato II del  Reg. UE 1169/2011  , fra i quali figurano prodotti sia di origine vegetale che animale come latte, uova, pesce (e prodotti a base di).
Poiché la contaminazione dei prodotti alimentari può avvenire sia al livello della produzione primaria sia in fasi successive, il nuovo regolamento modifica gli allegati I e II del regolamento (CE) 852/2004.

Ridistribuzione degli alimenti a fini di donazione alimentare - Il presupposto del regolamento (UE) 2021/382, che introduce il capitolo V bis "Ridistribuzione degli alimenti" all'allegato II del regolamento (CE) 852/2004, è che le donazioni alimentari presentano "vari nuovi problemi di sicurezza alimentare a livello di vendita al dettaglio" e pertanto richiedono una serie di requisiti generali supplementari in materia di igiene. Il regolamento (UE) 2021/852 determina i requisiti per garantire la sicurezza per i consumatori, fermo restando l'intento di facilitare la ridistribuzione degli alimenti ai fini di donazione alimentare. Agli operatori del settore viene richiesto, fra l'altro, di verificare la data di scadenza e la conservazione e di valutare se gli alimenti siano adatti al consumo umano e che non siano dannosi per la salute.

Cultura della sicurezza alimentare - Gli operatori del settore alimentare dovranno istituire e mantenere un'adeguata cultura della sicurezza alimentare, sviluppando la consapevolezza, da parte di tutti i dipendenti dell'impresa, dei pericoli per la sicurezza alimentare e dell'importanza della sicurezza e dell'igiene degli alimenti. Il regolamento (UE) 2021/382, che inserisce il capitolo XI bis all'allegato II del regolamento (CE) 852/2004, aderisce alla revisione dello scorso settembre della Linea guida sui Principi generali di igiene alimentare CXC 1-1969 della Commissione del Codex Alimentarius, con l'introduzione del capitolo XI bis "Cultura della sicurezza alimentare" all'allegato II del regolamento (CE) 852/2004.


RESIDUI DI CLORATO IN ALIMENTI E ACQUE POTABILI

La recente emissione da parte della comunità europea del Regolamento UE 2020/749 e della Direttiva (UE) 2020/2184 rende necessaria la verifica della conformità del Clorato ai limiti stabiliti su alimenti e acque così come di seguito dettagliato:

CLORATO Latte  - LIMITI 0.1 mg/kg      

CLORATO Acqua - LIMITI 0.25 mg/L  (Nuova Normativa in vigore dal giugno 2023)

Il clorato è una sostanza che si forma come sottoprodotto derivante dall’utilizzo di disinfettanti a base di cloro nel trattamento dell’acqua potabile con la inevitabile contaminazione di prodotti alimentari che inglobano acque di processo sottoposte a disinfezione.

Procederemo pertanto con  l’inserimento nel vostro piano di autocontrollo del parametro Clorato in ottemperanza a quanto previsto dai Reg. 852/2004 e Reg.853/04 e smi (valutazione del rischio per l’implementazione del sistema HACCP).

Il nostro Laboratorio è in grado di effettuare la determinazione del clorato mediante tecnica LC/MSMS con elevate specifiche prestazionali in termini di sensibilità e robustezza così come richiesto dalla normativa vigente.

 

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MUD 2021 PUBBLICATO IN GAZZETTA IL NUOVO MODELLO UNICO DI DICHIARAZIONE AMBIENTALE

Pubblicato sul Supplemento Ordinario n. 10 alla G.U. del 16 febbraio 2021 il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 23 dicembre 2020  Approvazione del modello unico di dichiarazione ambientale per l'anno 2021.
Il Modello Unico di Dichiarazione ambientale è articolato in Comunicazioni che devono essere presentate dai soggetti tenuti all'adempimento.
Il provvedimento contiene il modello e le istruzioni per la presentazione delle seguenti Comunicazioni:

  1. Comunicazione Rifiuti
  2. Comunicazione Veicoli Fuori Uso
  3. Comunicazione Imballaggi, composta dalla Sezione Consorzi e dalla Sezione Gestori Rifiuti di imballaggio.
  4. Comunicazione Rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche
  5. Comunicazione Rifiuti Urbani, assimilati e raccolti in convenzione
  6. Comunicazione Produttori di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche

Ai sensi di quanto disposto dall' art. 6, comma 2 bis, della L. 25 gennaio 1994, n. 70, il MUD 2021 dovrà essere presentato 120 giorni dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del D.P.C.M. quindi la consueta data di presentazione del 30 aprile slitterà al 16 giugno 2021.

 

 

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INQUINANTI ORGANICI PERSISTENTI, MENO LIMITAZIONI ALL’USO DEL “PFOA”

Via libera alla produzione di dispositivi medici, diversi da quelli impiantabili e quelli invasivi, con presenza di PFOA (acido perfluoroottanoico) pari o inferiori a 2 mg/kg (0,0002 % in peso), e stop al riferimento al limite di 400 kilogray (giudicato "eccessivamente specifico") nell’ambito delle condizioni collegate al livello di contaminante non intenzionale in tracce per le polveri di politetrafluoroetilene (PTFE) prodotte mediante radiazioni ionizzanti.

Lo ha stabilito la Commissione Europea, che con il regolamento (UE) 2021/115, pubblicato sulla Gazzetta L 36 del 2 febbraio, è intervenuta modificando l’ allegato del regolamento (UE) 2019/1021 (c.d. “Regolamento Pop”) per quanto riguarda il PFOA, i suoi sali e i composti a esso correlati.

Il nuovo provvedimento legislativo, in vigore dal 22 febbraio prossimo, segue alle modifiche del regolamento (UE) n. 2020/784, e risponde alle preoccupazioni relative alla presenza di impurità non intenzionali di PFOA e di suoi sali in concentrazioni superiori al limite di 0,025 mg/kg (0,0000025 % in peso) in alcuni dispositivi medici. End of waste carta, in Gazzetta il Decreto

RECUPERO CARTA, ISTRUZIONI PER L’USO AL VIA

Sulla Gazzetta Ufficiale n. 33 del 9 febbraio 2021, è stato pubblicato il Decreto Ministeriale 22 settembre 2020, n. 188, recante disciplina della cessazione della qualifica di rifiuto da carta e cartone.

Nel dettaglio, il regolamento, composto di sette articoli e tre allegati, stabilisce i criteri specifici in osservanza dei quali i rifiuti di carta e cartone, all'esito di operazioni di recupero effettuate esclusivamente in conformità alle disposizioni della  norma UNI EN 643, cessano di essere qualificati come tali ai sensi e per gli effetti dell' articolo 184-ter  del Codice ambientale (D.Lgs. n. 152/2006).

La carta e cartone recuperati, nel rispetto dei requisiti di qualità stabiliti dall’Allegato I, potranno, poi, essere utilizzati – così come disposto dall’Allegato II del provvedimento – "nella manifattura di carta e cartone ad opera dell'industria cartaria oppure in altre industrie che li utilizzano come materia prima".

 

 

PROROGA SCADENZA CERTIFICATI F-GAS

Sul sito del Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare è stata pubblicata la circolare  N 1088977 del 24 dicembre 2020 che ha confermato l’estensione dei certificati rilasciati alle persone fisiche e alle imprese in materia di F-GAS

Con la Circolare, infatti, sono stati chiariti gli ulteriori aspetti applicativi di quanto previsto dall’articolo 103, commi 2 e 2-sexies, del D.L. 17 marzo 2020, n. 18, come modificato dalla legge di conversione n. 27 del 24 aprile 2020 e dalla legge di conversione n. 159 del 27 novembre 2020 nel campo delle Certificazioni rilasciate ai sensi del D.P.R. n. 146/2018 sui gas fluorurati a effetto serra.

I certificati rilasciati alle persone fisiche e alle imprese ai sensi degli articoli 7 e 8 del D.P.R. n. 146/2018, in scadenza tra il 31 gennaio 2020 e la data della dichiarazione di cessazione dello stato di emergenza epidemiologica da COVID-19, conservano la loro validità per i novanta giorni successivi alla dichiarazione di cessazione dello stato di emergenza.

 

 

 

RIFIUTI DA COSTRUZIONE E DEMOLIZIONE PRODOTTI DA UTENZE DOMESTICHE: EMANATA NOTA ESPLICATIVA.

Il Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare ha emanato la Nota n. 10249 del 2 febbraio 2021 "Nota esplicativa rifiuti da costruzione e demolizione prodotti da  utenze domestiche".

Partendo da quanto previsto dalla normativa europea (Direttiva UE) 2018/851 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 30 maggio 2018, che modifica la direttiva 2008/98/CE relativa ai rifiuti) e dal decreto legislativo di recepimento della stessa (D.Lgs. 3 settembre 2020, n. 116 "Attuazione della direttiva (UE) 2018/851 che modifica la direttiva 2008/98/CE relativa ai rifiuti e attuazione della direttiva (UE) 2018/852 che modifica la direttiva 1994/62/CE sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio"), la nota precisa che "I rifiuti prodotti in ambito domestico e, in piccole quantità, nelle attività "fai da te", possono essere quindi gestiti alla stregua dei rifiuti urbani ai sensi dell'articolo 184, comma 1, del d.lgs. 152/2006"

Tali rifiuti quindi potranno essere gestiti nell'ambito del servizio pubblico e continuare ad essere conferiti presso i centri di raccolta comunali.

Per quanto riguarda le quantità da conferire al servizio pubblico, si potrà applicare il regime semplificato per il trasporto di piccoli quantitativi di rifiuti derivanti da attività di manutenzione, e quindi, in alternativa al formulario di trasporto, si potrà utilizzare un Documento di Trasporto che contenga tutte le informazioni necessarie alla tracciabilità del materiale. La nota infine precisa che resta ferma la disciplina dei rifiuti speciali prodotti da attività di impresa di costruzione e demolizione nei casi di intervento in ambito domestico di imprese artigianali, iscritte nella categoria 2-bis dell'Albo Gestori Ambientali.

 

 

 

 

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LEGAMBIENTE: FRUTTA E VERDURA, OLTRE LA METÀ DI QUELLA CHE COMPRIAMO CONTIENE RESIDUI DI UNO O PIÙ PESTICIDI

I prodotti oltre i limiti di legge sono pochi ma sono moltissimi quelli che evidenziano comunque la presenza di insetticidi e/o funghicide. Sebbene prese singolarmente queste sostanze siano entro le soglie consentiti la loro interazione può provocare danni a chi ingerisci i prodotti contaminati.

Pomodori, peperoni, carote, ma soprattutto uva, pere e pesche. Su circa seimila campioni di alimenti di origine vegetale e di prodotti derivati da apicoltura, quasi la metà contiene residui di pesticidi, percentuale che supera il 70% nel caso della frutta. Nonostante i campioni irregolari in tutti i prodotti fatti analizzare siano appena l’1,2%, quelli senza alcun residuo di pesticidi non sono soltanto il 52%. Il restante 46,8%, invece, pur risultando entro i limiti di legge e dunque tecnicamente in regola, contiene uno o più residui. Questi i risultati presentati nel dossier "Stop ai pesticidi" elaborato da Legambiente e raccolti nel 2019 nei laboratori pubblici italiani accreditati per il controllo ufficiale dei residui di prodotti fitosanitari negli alimenti.

Secondo il rapporto, i pesticidi più diffusi negli alimenti in Italia sono:

  • Boscalid, Dimethomorph, Fludioxonil, Acetamiprid, Pyraclostrobin, Tebuconazole, Azoxystrobin, Metalaxyl, Methoxyfenozide, Chlorpyrifos, Imidacloprid, Pirimiphos-methyl e Metrafenone.
  • Si tratta, nella maggior parte dei casi, di fungicidi e insetticidi utilizzati in agricoltura che arrivano sulle nostre tavole ogni giorno, nonostante i consumatori stiano chiedendo prodotti sempre più sani e sostenibili.

Inoltre sono preoccupanti anche i dati dei  multiresiduali, altre sostanze chimiche che la legislazione europea considera non conforme solamente nel caso in cui ogni singolo livello di residuo superi il limite massimo consentito dalla legge. I suddetti principi attivi provocano “effetti additivi o addirittura sinergici” a danno dell’organismo.

 

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DOVE LO BUTTO? ECCO LA NUOVA ETICHETTA AMBIENTALE DEGLI IMBALLAGGI

Una  nuova normativa in tema di etichettatura, entrata in vigore il 26 Settembre 2020 potrebbe portare informazioni più precise ai consumatori.  La norma obbliga i produttori ad applicare un’etichetta ambientale su tutti gli imballaggi che vengono immessi in commercio, per facilitarne la raccolta, il riutilizzo, il recupero ed il riciclaggio. Ma fornirà anche informazioni ai consumatori sulla corretta destinazione. La novità è stata introdotta a fronte del recepimento di due delle quattro direttive del pacchetto sull’economia circolare; nello specifico la Direttiva sui rifiuti e la Direttiva sugli imballaggi e sui rifiuti di imballaggio.

Solo un prodotto alimentare su quattro riporta in etichetta le informazioni sul corretto smaltimento

Ma quali sono le informazioni che devono essere presenti sulla confezione?

  • la tipologia di imballaggio (scritta per esteso o mediante una rappresentazione grafica) per esempio: flacone, bottiglia, vaschetta, etichetta, lattina.
  • l’identificazione specifica del materiale (codifica alfanumerica ai sensi della Decisione 97/129/CE, integrata eventualmente con l’icona prevista ai sensi della UNI EN ISO 1043-1:2002 (imballaggi in plastica), oppure, ai sensi della CEN/CR 14311:2002 (imballaggi in acciaio, alluminio e plastica), per esempio: Pet (1), Alu (41), Pap (21).
  • la famiglia di materiale di riferimento e l’indicazione sul tipo di raccolta (se differenziata o indifferenziata) (vedi disegno 1).

Oppure

  • indicazione sul tipo di raccolta (se differenziata o indifferenziata) e, nel caso si tratti si raccolta differenziata, indicazione del materiale di riferimento.

 

CONAI per supportare le imprese, ma anche i cittadini, nel comprendere le novità della normativa ha pubblicato interessanti Linee Guida che indicano, anche graficamente, come potrà essere strutturata un’etichetta ambientale:

Disegno 1

Ogni produttore è libero di comunicare le informazioni previste sull’imballaggio nella forma grafica, e nell’ordine che più ritiene opportuno. Restano solo preferibili alcune indicazioni rispetto ai colori da utilizzare: Blu per la carta, Marrone per l’organico, Giallo per la plastica riciclabile, Turchese per i metalli, Verde per il vetro, Grigio per l’indifferenziato.
L’etichetta ambientale va prevista per tutte le componenti separabili manualmente del sistema di imballo: si considera separabile manualmente una componente che l’utente può separare completamente e senza rischi, dal corpo principale con il solo utilizzo delle mani e senza dover ricorrere a ulteriori strumenti e utensili.
Le informazioni potranno essere riportate sulle singole componenti separabili oppure sul corpo principale dell’imballaggio o ancora sulla componente che riporta già l’etichetta e rende più facilmente leggibile l’informazione da parte del consumatore finale; è prevista tuttavia la possibilità di soluzioni digitali come QR code e apposite APP qualora la tipologia di imballaggio non permettesse un’etichettatura chiara.

 

Le altre informazioni che possono essere volontariamente apposte sull’etichetta ambientale riguardano:

  • Le indicazioni al consumatore per supportare la raccolta differenziata
  • Le informazioni aggiuntive sulle caratteristiche ambientali dell’imballaggio (asserzioni di riciclabilità, asserzioni di contenuto di riciclato e/o asserzioni dei relativi marchi di certificazione dei contenuti di riciclato, adesione a CONAI o ai consorzi di filiera o ad altri sistemi EPR).

 

Inoltre CONAI fornisce uno strumento online (e-tichetta) che le aziende potranno utilizzare per creare autonomamente l’etichetta ambientale dei loro imballaggi, in conformità ai riferimenti normativi. Lo strumento è disponibile al sito www.conai.org oppure direttamente al sito e-tichetta.conai.org
Si tratta di uno strumento che può essere usato previa registrazione e al suo interno vi sono vari step guidati per creare una corretta etichettatura ambientale.

Ecco quello che potremo trovare in etichetta secondo CONAI che, all’interno del suo sito, propone esempi pratici per i vari prodotti:

 

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LE INFORMAZIONI SUGLI ALIMENTI AL CONSUMATORE: DAL REGOLAMENTO N. 1169/2011/UE ALL’ENTRATA IN VIGORE IN ITALIA DEL D. LGS. 231/2017

Il regolamento n. 1169/2011/UE, che costituisce la normativa trasversale di riferimento in tema di informazioni sugli alimenti al consumatore, non è da solo sufficiente alla determinazione delle conseguenze sanzionatorie scaturenti dalla violazione delle relative disposizioni; attività, quest’ultima, di competenza di ciascuno Stato membro dell’Unione.
In Italia, il regime sanzionatorio è costituito dal decreto legislativo n. 231/2017, entrato nella compagine normativa nazionale dopo ben tre anni dall’entrata in applicazione del regolamento stesso.
La normativa italiana non si limita a prevedere le sanzioni conseguenti alla violazione delle norme del regolamento europeo, ma introduce altresì disposizioni normative volte all’adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni del medesimo regolamento, disciplinando così, anche sotto il profilo sanzionatorio, il settore delle informazioni sugli alimenti posti alla vendita a mezzo di distributori automatici, sugli alimenti non preimballati e su quelli non destinati al consumatore finale.
Tale disciplina costituisce il substrato normativo principale di riferimento della materia trattata, ma non l’unico, intendendo spaziare, con informazioni di dettaglio, anche alla materia dell’etichettatura nutrizionale front-pack, recentemente introdotta in ambito nazionale con il Decreto Interministeriale 19 novembre 2020, che ha previsto il sistema a batteria “NutrInform Battery” in contrapposizione ed a raffronto con il sistema francese “Nutri-Score”.


Stampigliatura di uova biologiche - Nota del Ministero della Salute

Con la  Nota n. 28434  del 30 Dicembre 2020  Il Ministero della Salute, dopo essersi confrontato con l'Ufficio PQAI I - Agricoltura biologica e Sistemi di Qualità alimentare nazionale e Affari generali del Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali, fornisce dei chiarimenti circa la corretta informazione da dare al consumatore nel caso in cui negli allevamenti avicoli si verifichino modifiche temporanee della modalità di allevamento, che per gli allevamenti biologici possono corrispondere ai periodi di conversione delle pollastre o ai periodi successivi all'utilizzo di farmaci, e alla gestione della stampigliatura delle uova prodotte.

 

 

 

L'indicazione dell'origine degli alimenti, l'obbligo di indicazione di origine dell'ingrediente primario e le linee guida della Commissione UE

Al di fuori di determinati alimenti soggetti a disciplina normativa specifica che prevede l’obbligo di etichettatura d’origine e le relativa modalità di comunicazione, la generalità dei prodotti alimentari non è assoggettata ad un tale obbligo; pertanto, l’indicazione di origine costituisce generalmente un’informazione di carattere facoltativo, eccezioni a parte.
L’operatore del settore alimentare può impiegare volontariamente questo tipo di informazione al consumatore, considerando anche le implicazioni, in termini di obblighi accessori, che una tale scelta comporta.
L’indicazione, generalmente facoltativa, di origine dell’alimento (il cosiddetto “made in”), disciplinata dal regolamento n. 1169/2011/UE nonché da altre norme richiamate dallo stesso, si differenzia dall’indicazione di origine del relativo ingrediente primario che, invece, è obbligatoria qualora ricorrano determinati presupposti e trae la propria fonte normativa nel summenzionato regolamento europeo, ma è disciplinata, quanto a casi e modalità d’indicazione, da un apposito regolamento esecutivo: il regolamento di esecuzione n. 775/2018/UE.
A fronte delle molteplici difficoltà interpretative ed applicative, che la formulazione del regolamento da ultimo citato ha causato, la Commissione europea è intervenuta con la pubblicazione di apposite linee guida, che solo in parte, tuttavia, hanno offerto chiarimenti e sciolto dubbi, lasciando aperte non poche problematiche e perplessità che si riflettono sull’operatività degli o.s.a.
Il tutto, senza dimenticare il proliferare di decreti ministeriali nazionali in tema di indicazione obbligatoria di origine per determinati alimenti (oggetto di plurime critiche in punto di legittimità), nonché l’esistenza della normativa italiana in tema di tutela del “made in Italy”.

  • I CLAIMS nutrizionali e sulla salute
  • Dal Regolamento n.1924/2006/CE al sistema sanzionatorio nazionale
  • La recente giurisprudenza del Consiglio di Stato e della Corte di Giustizia dell'UE in materia di PENDING CLAIMS e BOTANICALS

Le indicazioni nutrizionali e sulla salute fornite sugli alimenti sono informazioni di carattere volontario, tuttavia soggette ad una disciplina normativa particolarmente restrittiva e capillare in punto di presupposti e condizioni d’uso di tali claims.
Nonostante l’abbondanza di normativa che nel tempo è intervenuta a regolamentare tale specifico settore delle informazioni al consumatore, non pochi punti sono rimasti oggetto di questioni interpretative e, di conseguenza, applicative.
Il  regolamento n. 1924/2006/CE dà indicazioni nutrizionali e sulla salute fornite sui prodotti alimentari, e il  sistema sanzionatorio nazionale come da  decreto legislativo n. 27/2017.
Inoltre c’è molta confusione sull’utilizzo di indicazioni sulla salute non ancora autorizzate in sede europea con riferimento, in particolare, alla categoria degli integratori alimentari vegetali: i cosiddetti botanicals.

 

Rettifica del Regolamento UE 2018/848 sulla produzione biologica

Nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea L7 dell’11.1.2021, è stata pubblicata la Rettifica del regolamento (UE) 218/848  del Parlamento europeo e del Consiglio, del 30 maggio 2018, relativo alla produzione biologica e all’etichettatura dei prodotti biologici e che abroga il regolamento (CE) n. 834/2007 del Consiglio. La rettifica ha ad oggetto due punti:
1) Pagina 37, articolo 30, paragrafo 5, lettere b e c,
2) Pagina 38, articolo 30, paragrafo 6, lettera a

 

 

 

 

Settore biologico - Proroga applicabilità del Regolamento UE 2018/248

Ancora proroghe per il settore biologico a causa dell’emergenza da Covid-19.
Il nuovo Regolamento sul biologico (Reg. UE n. 848/2018) non sarà applicabile, come originariamente previsto, a far data dal 1 gennaio 2021 bensì dalla successiva data del 1 gennaio 2022.
Questo ha stabilito il Reg. UE  N. 1693/2020  pubblicato sulla Gazzetta ufficiale dell'Unione europea L 381 del 13.11.2020 che modifica il regolamento (UE) 2018/848 relativo alla produzione biologica e all’etichettatura dei prodotti biologici per quanto riguarda la sua data di applicazione e alcune altre date in esso previste.
Considerando 3: la pandemia di COVID-19 e la relativa crisi di sanità pubblica rappresentano una sfida senza precedenti per gli Stati membri e gravano pesantemente sugli operatori biologici (gli «operatori»). Gli operatori concentrano quindi i loro sforzi sul mantenimento della produzione biologica e degli scambi commerciali e non possono nel contempo prepararsi all’applicazione del nuovo quadro normativo a norma del regolamento (UE) 2018/848. Di conseguenza è altamente probabile che gli Stati membri e gli operatori non siano in grado di garantire la corretta attuazione e applicazione di tale regolamento a decorrere dal 1ogennaio 2021, come originariamente previsto.
Considerando 4: al fine di assicurare il corretto funzionamento del settore biologico, garantire la certezza del diritto ed evitare potenziali perturbazioni del mercato, è necessario rinviare la data di decorrenza dell’applicazione del regolamento (UE) 2018/848 e alcune altre date in esso previste derivanti da tale data.

 

Dall'EFSA uno strumento per l'indicazione di data di scadenza o TMC

Gli operatori del settore alimentare hanno un nuovo strumento per riportare l’indicazione della data di scadenza o del termine minimo di conservazione (TMC) sui prodotti alimentari.
L’EFSA ha infatti appena pubblicato un primo  parere scientifico sulla tematica, non sempre di facile attuazione per le imprese alimentari, dell’individuazione e corretta indicazione appunto della scadenza oppure, nei diversi casi, del TMC (che sappiamo rispondere ad esigenze e finalità diverse, che diversamente incidono sulla sicurezza dei consumatori).
Il documento intende seguire gli operatori, attraverso un sistema di domande “albero decisionale”, nell’individuazione delle specifiche esigenze ed obblighi informativi relativi a quel determinato prodotto alimentare: è necessaria un’informazione contenente la data di scadenza o il TMC?
Un secondo parere scientifico, che dovrebbe essere pubblicato nel 2021, servirà a fornire suggerimenti per la seconda fase, quindi per una corretta modalità di etichettatura circa la data di scadenza o il TMC.

 

 

 

 

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