SICUREZZA ALIMENTARE

LE NOVITÀ INTRODOTTE DAL REGOLAMENTO (UE) 2021/382Il Reg. UE 2021/382, in vigore dal 24-3-2021, introduce nuove regole che modificano il Reg.852/2004 in fatto di gestione degli allergeni, donazione di alimenti e cultura della sicurezza alimentare. Le modifiche introdotte da tale Regolamento sono in linea con le riforme adottate a settembre 2020 dalla Commissione del Codex Alimentarius.

Di seguito si riportano le principali modifiche:

ALLEGATO I – PRODUZIONE PRIMARIA / ALLERGENI ALIMENTARI

La prima modifica apportata al regolamento è legata alla questione degli allergeni alimentari (Reg. UE 1169/2011).

La presenza di allergeni negli alimenti può portare a reazioni anche di alto impatto e, nei casi peggiori, al decesso del soggetto.

Anche per questa ragione, la gestione degli allergeni alimentari è divenuta fondamentale per garantire ai consumatori prodotti alimentari sicuri e idonei. La gestione degli allergeni non deve essere affrontata solo durante la parte produttiva della filiera, ma durante l’intero processo produttivo.

Il Reg. UE 2021/382 specifica la gestione degli allergeni nelle fasi di raccolta, trasporto e magazzinaggio durante la produzione primaria, inserendo il punto 5 bis, che recita:

«Le attrezzature, i veicoli e/o i contenitori utilizzati per la raccolta, il trasporto o il magazzinaggi

o di sostanze o prodotti che provocano allergie o intolleranze di cui all’allegato II del regolamento (UE) n. 1169/2011 non devono essere utilizzati per la raccolta, il trasporto o il magazzinaggio di alimenti che non contengono tali sostanze o prodotti a meno che tali attrezzature, veicoli e/o contenitori non siano stati puliti e controllati almeno per verificare l’assenza di eventuali residui visibili di tali sostanze o prodotti.»;

 

ALLEGATO II – REQUISITI GENERALI IN MATERIA DI IGIENE APPLICABILI A TUTTI GLI OPERATORI DEL SETTORE ALIMENTARE (DIVERSI DA QUELLI DI CUI ALL’ALLEGATO I)

INTRODUZIONE RIDISTRIBUZIONE DEGLI ALIMENTI

La Commissione europea ha promosso negli anni scorsi strategie di sostenibilità, con lo scopo di impattare positivamente il futuro dell’ambiente.

Uno dei principali approcci che caratterizzano il cosiddetto “Green Deal” europeo è la strategia “Farm to Fork”, dal produttore al consumatore.

Tra i principi del “Green Deal” c’è anche il concetto di spreco alimentare che ha come cardine il recupero e la ridistribuzione delle eccedenze alimentari.

All’interno dell’allegato II, dopo il capitolo V, è stato inserito il capitolo V bis, che recita:

Gli operatori del settore alimentare possono ridistribuire alimenti a fini di donazione alimentare alle seguenti condizioni:

gli operatori del settore alimentare devono verificare sistematicamente che gli alimenti sotto la loro responsabilità non siano dannosi per la salute e siano adatti al consumo umano conformemente all’articolo 14, paragrafo 2, del regolamento (CE) n. 178/2002. Se l’esito della verifica effettuata è soddisfacente, gli operatori del settore alimentare possono ridistribuire gli alimenti conformemente al punto 2:

per gli alimenti ai quali si applica una data di scadenza conformemente all’articolo 24 del regolamento (UE) n. 1169/2011, prima della scadenza di tale data;

per gli alimenti ai quali si applica un termine minimo di conservazione conformemente all’articolo 2, paragrafo 2, lettera r), del regolamento (UE) n. 1169/2011, fino a tale data e successivamente; o

per gli alimenti per i quali non è richiesto un termine minimo di conservazione conformemente all’allegato X, punto 1, lettera d), del regolamento (UE) n. 1169/2011, in qualsiasi momento.

Gli operatori del settore alimentare che manipolano gli alimenti di cui al punto 1 devono valutare se gli alimenti non siano dannosi per la salute e siano adatti al consumo umano tenendo conto almeno dei seguenti elementi:

il termine minimo di conservazione o la data di scadenza, assicurandosi che la durata di conservazione residua sia sufficiente per consentire la sicurezza della ridistribuzione e dell’uso da parte del consumatore finale;

l’integrità dell’imballaggio, se opportuno;

le corrette condizioni di magazzinaggio e trasporto, compresi i requisiti applicabili in materia di temperatura;

la data di congelamento conformemente all’allegato II, sezione IV, punto 2, lettera b), del regolamento (CE) n. 853/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio (norme specifiche in materia di igiene per gli alimenti di origine animale), se applicabile;

le condizioni organolettiche;

la garanzia di rintracciabilità conformemente al regolamento di esecuzione (UE) n. 931/2011 della Commissione (relativo ai requisiti di rintracciabilità fissati dal regolamento CE 178/2002 per gli alimenti di origine animale), nel caso di prodotti di origine animale. 

 

CULTURA DELLA SICUREZZA ALIMENTARE

Infine il Reg - UE 2021/382 sottolinea l’importanza della cultura della sicurezza alimentare necessaria affinché ogni attore della filiera comprenda l’importanza del proprio impegno a fornire alimenti salubri, sicuri e idonei.

Proprio per queste ragioni, dopo il capitolo XI è inserito il seguente capitolo XI bis:

«CAPITOLO XI bis Cultura della sicurezza alimentare

Gli operatori del settore alimentare devono istituire e mantenere un’adeguata cultura della sicurezza alimentare, e fornire prove che la dimostrino, rispettando i requisiti seguenti:

impegno da parte della dirigenza, conformemente al punto 2, e di tutti i dipendenti alla produzione e alla distribuzione sicure degli alimenti;

ruolo guida nella produzione di alimenti sicuri e nel coinvolgimento di tutti i dipendenti in prassi di sicurezza alimentare;

consapevolezza, da parte di tutti i dipendenti dell’impresa, dei pericoli per la sicurezza alimentare e dell’importanza della sicurezza e dell’igiene degli alimenti;

comunicazione aperta e chiara tra tutti i dipendenti dell’impresa, nell’ambito di un’attività e tra attività consecutive, compresa la comunicazione di deviazioni e aspettative;

disponibilità di risorse sufficienti per garantire la manipolazione sicura e igienica degli alimenti.

L’impegno da parte della dirigenza deve comprendere le azioni seguenti:

garantire che i ruoli e le responsabilità siano chiaramente comunicati nell’ambito di ogni attività dell’impresa alimentare;

mantenere l’integrità del sistema di igiene alimentare quando vengono pianificate e attuate modifiche;

verificare che i controlli vengano eseguiti puntualmente e in maniera efficiente e che la documentazione sia aggiornata;

garantire che il personale disponga di attività di formazione e di una supervisione adeguate;

garantire la conformità con i pertinenti requisiti normativi;

incoraggiare il costante miglioramento del sistema di gestione della sicurezza alimentare dell’impresa tenendo conto, ove opportuno, degli sviluppi scientifici e tecnologici e delle migliori prassi.

L’attuazione della cultura della sicurezza alimentare deve tenere conto della natura e delle dimensioni dell’impresa alimentare.».

 

 

MARINO S.R.L. 

Resp. Comm. Grazia Martuccio

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RIFIUTI D.LGS-20202

NEL “DECRETO SEMPLIFICAZIONI BIS”, UN PRIMO CORRETTIVO AL D.LGS 116/20202 IN MATERIA DI RIFIUTI.

Il Decreto legge 77 del 31 maggio 21  in vigore il 1 giugno (c.d. “decreto semplificazioni bis”) ha apportato alcune modifiche al TUA per correggere alcuni errori contenuti nella riforma del  D.Lgs 116/2020  o per introdurre opportuni chiarimenti.

I punti su cui ha fornito chiarimenti e/o correzioni sono:

  • Rifiuti assimilati
  • Ceneri vulcaniche e materiali pirotecnici
  • La dichiarazione di avvenuto smaltimento
  • Rifiuti sanitari
  • Sostituzione dell’allegato D-Elenco dei rifiuti che era stato inserito dal D.Lgs 116/2020 e che prevedeva il codice CER 070218, “scarti di gomma”
  • Altre correzioni

REACH, NOVITÀ SULLE AUTORIZZAZIONI CON IL REGOLAMENTO (UE) 2021/876

Sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea L192 è stato pubblicato il regolamento (UE) n. 2021 /876, che stabilisce nuove regole per autorizzare l’uso di sostanze pericolose nella produzione di pezzi di ricambio per prodotti fuori produzione e nella riparazione di prodotti complessi la cui produzione è cessata.
Il provvedimento entrerà in vigore il prossimo 21 giugno e riguarda le sostanze “estremamente preoccupanti” figuranti nell’Allegato XIV del Regolamento (CE) n. 19+07/2006   (“REACH”).
In particolare, il regolamento – nell’ottica di evitare l’obsolescenza prematura di articoli o prodotti complessi – dispone la produzione di pezzi di ricambio per prodotti fuori produzione solo nel caso di articoli/prodotti che non possono funzionare in mancanza degli stessi, o di pezzi di ricambio che non possono essere prodotti senza quella determinata sostanza. Per quanto riguarda, poi, la riparazione di articoli o prodotti complessi la cui produzione è cessata, è necessario che questi possano essere riparati solo utilizzando la sostanza pericolosa in questione.
Con finalità di semplificazione degli oneri gravanti sugli operatori, il provvedimento elenca, inoltre, all’art. 2, gli elementi che le domande di autorizzazione devono contenere per poter soddisfare i requisiti del REACH.
Infine, nello stesso documento è prevista la modifica degli artt. 8 e 9, e la sostituzione degli allegati VI e VII del Regolamento (CE) n. 340 /2008, con l’obiettivo di ridurre le tariffe riscosse dall’Agenzia europea per le sostanze chimiche nel vagliare le suddette domande di autorizzazione.

 

PRODOTTI DI PLASTICA MONOUSO E AMBIENTE: ORIENTAMENTI DELLA COMMISSIONE UE

Sono arrivate importanti indicazioni, da parte della Commissione dell’UE, circa l’interpretazione e l’attuazione della direttiva (UE) 2019/904 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 giugno 2019, sulla riduzione dell’incidenza di determinati prodotti di plastica sull’ambiente.

Infatti, nella Gazzetta Ufficiale dell’UE, C-216, dello scorso 7 giugno, è stata pubblicata la Comunicazione della Commissione che fornisce orientamenti interpretativi sulla Direttiva sui prodotti di plastica monouso (tra cui palloncini e aste, contenitori, tappi e coperchi per bevande, posate (forchette, coltelli, cucchiai, bacchette), contenitori per alimenti, cannucce, salviette umidificate.
Il documento contiene molte definizioni e uno schema riepilogativo che elenca i criteri per interpretare la definizione di contenitori di plastica monouso per alimenti, e l’applicazione o meno della Direttiva.

 

INQUINAMENTO, ARRIVA IL MOBILITY MANAGER

Ridurre l’impatto ambientale del traffico veicolare privato nelle aree urbane e metropolitane negli spostamenti casa-lavoro. È questo l’obiettivo del Decreto Ministeriale 12 MAGGIO 2021 (pubblicato sulla G.U. n. 124 del 26 maggio), che punta a fare chiarezza sulle modalità attuative delle disposizioni sul ‘mobility manager’, figura a cui spetta la gestione degli spostamenti casa-lavoro dei dipendenti.

In particolare, il provvedimento distingue tra “mobility manager aziendale” (specializzato nel governo della domanda di mobilità e nella promozione della mobilità sostenibile nell'ambito degli spostamenti casa-lavoro), e "mobility manager d'area" (che si occupa del supporto al Comune territorialmente competente, presso il quale è nominato, nella definizione e implementazione di politiche di mobilità sostenibile, nonché nello svolgimento di attività di raccordo tra i mobility manager aziendali).

Il decreto identifica, inoltre, il piano degli spostamenti casa-lavoro (PSCL), che costituiscono lo strumento di pianificazione degli spostamenti sistematici del personale dipendente.
Secondo quanto previsto dal provvedimento, firmato dal Ministero della Transizione Ecologica di concerto con il Ministro delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili, le imprese e le pubbliche amministrazioni con singole unità locali (con più di 100 dipendenti) ubicate in un capoluogo di regione o in una città metropolitana o in un capoluogo di provincia o in un comune con popolazione superiore a 50.000 abitanti sono tenute ad adottare, entro il 31 dicembre di ogni anno, il PSCL del proprio personale dipendente.

 

ENTRO IL 31 MAGGIO LA COMUNICAZIONE AL COMUNE, DA PARTE DELLE AZIENDE, SUI RIFIUTI URBANI (EX SPECIALI, ASSIMILATI), PER LA TARI 2022. NOTA ESPLICATIVA DEL MITE

Con la Nota congiunta del MiTe (Ministero della Transizione Ecologica) e del Ministero delle Finanze, del 12 aprile 2021, la  37259, sono stati forniti chiarimenti su alcune problematiche connesse all’applicazione della TARI, a seguito delle modifiche prodotte dal D.Lgs. n. 116 del 3 settembre 2020 che è intervenuto sulla Parte IV del TUA, per adeguarla alla normativa comunitaria (Direttiva 2018/851/UE).

Prima delle modifiche introdotte dal D.Lgs.116/2020 era previsto uno sconto sulla TARI, ossia la tassa applicata per la gestione dei rifiuti da parte dell'Ente pubblico, per coloro che avessero portato a recupero i rifiuti assimilati (definizione non più vigente dopo l’intervento del D.Lgs 116/2020). Il meccanismo di calcolo era basato, più che sulla quantità di rifiuti effettivamente recuperati, sulla superficie tassabile che corrispondeva a quella dell’intera Impresa.

Dopo le modifiche, soltanto quelle parti dello stabilimento nel quale si svolgono le attività di cui all’allegato L-quinquies possono essere oggetto di tassazione.

In particolare, la nota precisa che:
– i locali dove avviene la lavorazione industriale, compresi i magazzini di materie prime, di merci e di prodotti finiti, sono esclusi da computo della TARI e della Tariffa corrispettiva, sia in riferimento alla quota fissa che alla quota variabile;
– i prelievi continuano ad applicarsi per le superfici produttive di mense, uffici o locali funzionalmente connessi alle stesse
A tal fine è previsto (con Decreto 41 2020 – decreto ristori) che entro il 31 maggio 202, l’azienda debba comunicare al Comune la superficie nella quale si svolgono le attività dell’allegato L-quinquies, e debba inviare una comunicazione all’Ente pubblico che riporti le tipologie e le quantità di rifiuti urbani ivi prodotti.
Il privato che sceglie di avviare a recupero una parte dei propri rifiuti urbani ha diritto ad uno sconto sulla parte variabile dell’imposta “in proporzione alla quantità di rifiuti prodotti e recuperati” risultanti dalla dichiarazione di avvenuto recupero rilasciata dal destinatario (DAR) ed approvata dal destinatario finale.
La nota specifica che la riduzione della quota variabile deve essere riferita a qualunque processo di recupero, ricomprendendo anche il riciclo.
La scelta del gestore pubblico è vincolante per i successivi 5 anni, mentre quello privato si può cambiare in qualsiasi momento.

 

RIFIUTI, RIFORMA EX D.LGS 116/2020 PUBBLICATA LA CIRCOLARE ESPLICATIVA DEL 14 MAGGIO 2021

Il Ministero della Transizione Ecologica ha emanato il 14 maggio scorso la circolare N 51657 di chiarimento su alcune criticità interpretative e applicative della riforma operata dal d. Lgs 116/2020  in materia di rifiuti.
La corposa circolare affronta diversi dubbi interpretativi, tra i quali:
a) Rifiuti da costruzione e demolizione, rifiuti cimiteriali lapidei e da inerti e rifiuti abbandonati sul suolo pubblico.
b) Rifiuti c.d. verdi.
c) Trasmissione e conservazione della quarta copia del FIR e microraccolta.
d) Rifiuti sanitari e da manutenzione.
e) Norme sanzionatorie.

Ricordiamo che la circolare esplicativa in questione ha certamente una grande utilità sul piano operativo ma per tutto ciò che comporta sanzioni, tuttavia il potere giudiziario non è vincolato dalle interpretazioni offerte da fonti di diritto che non siano quelle primarie.

 

 

MARINO S.R.L. 

Resp. Comm. Grazia Martuccio

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MOCA

MOCA REGOLAMENTO UE 2020/2151

Il 18 dicembre 2020 è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea il Regolamento di esecuzione (UE) 2020/2151, che reca disposizioni relative alle specifiche di marcatura armonizzate per i prodotti di plastica monouso. Esso è in vigore a partire dal 7 gennaio 2021 e si applicherà a decorrere dal 3 luglio 2021. MOCA – Regolamento di esecuzione (UE) 2020/2151.

I prodotti cui il Regolamento si riferisce sono elencati nella parte D dell’allegato della direttiva (UE) 2019/904 del Parlamento Europeo e del Consiglio sulla riduzione dell’incidenza di determinati prodotti in plastica sull’ambiente.

La Direttiva, conosciuta anche con l’acronimo SUP (Single Use Plastics), si pone come obiettivo la riduzione dell’incidenza sull’ambiente di alcuni prodotti di plastica monouso, attraverso l’imposizione di divieti e limitazioni di vendita di alcuni prodotti non riciclabili in plastica, tra i quali troviamo molti MOCA (materiali e oggetti a contatto con gli alimenti), come, ad esempio, contenitori per alimenti e tazze per bevande.

Inoltre, l’articolo 7 della Direttiva impone l’aggiunta di un’etichetta o marcatura “in caratteri grandi, chiaramente leggibili e indelebili” sull’imballaggio o direttamente su alcuni prodotti (tra cui, ad esempio, i bicchieri di plastica), avente il compito di segnalare all’acquirente la presenza di plastica nel prodotto, la corretta modalità di smaltimento del rifiuto e l’impatto ambientale negativo provocato in caso di dispersione o altre forme di smaltimento improprio.

Il Regolamento di esecuzione, elaborato in applicazione della sopracitata direttiva, è direttamente applicabile e disciplina le specifiche tecniche della marcatura armonizzata obbligatoria e, in particolare, i simboli da apporre sulle etichette di alcuni prodotti di plastica monouso. Il provvedimento definisce per ogni categoria l’ubicazione, il formato, i colori, la risoluzione minima e le dimensioni dei caratteri da utilizzare al fine di una corretta informazione al consumatore, oltre che la dicitura “plastica nel prodotto” da apporre sul prodotto.

Via piatti e bicchieri di plastica. La proposta del consigliere regionale Bisonni alla vigilia del Fridays for future - Radio Nuova MacerataIn particolare, l’Allegato IV del Regolamento tratta delle specifiche di marcatura armonizzate per la categoria relativa a tazze e bicchieri per bevande monouso in plastica: i simboli dovranno essere riportati direttamente sul prodotto, mentre si potrà apporre un adesivo sui prodotti immessi sul mercato prima del 4 luglio 2022.

I seguenti prodotti saranno vietati nell'UE entro il 2021:

  • posate di plastica monouso (forchette, coltelli, cucchiai e bacchette)
  • piatti di plastica monouso
  • cannucce di plastica
  • bastoncini cotonati fatti di plastica
  • bastoncini di plastica per palloncini
  • plastiche ossi-degradabili, contenitori per alimenti e tazze in polistirolo espanso
  • BOTTIGLIE DI PLASTICA, 90% RITIRATO ENTRO IL 2029

Il testo normativo, nella parte dell’Allegato IV, effettua una distinzione in sottocategorie; al punto 1 prevede un simbolo per i prodotti fabbricati parzialmente in plastica.

Mentre, al punto 2, afferma che i prodotti realizzati interamente in plastica dovranno recare la marcatura stampata oppure quella incisa/in rilievo, come raffigurato nelle immagini di seguito.

Il punto 3 dell’Allegato IV, infine, tratta nel dettaglio delle prescrizioni relative all’ubicazione, alle dimensioni e al progetto grafico della marcatura, sottolineando che il simbolo non deve in alcun caso risultare illeggibile o essere strappato al momento dell’apertura dell’imballaggio.

In conclusione, sebbene l’etichettatura sia un mezzo fondamentale per informare i consumatori in merito all’uso, al consumo e allo smaltimento di un prodotto, i requisiti descritti dal Regolamento per i prodotti monouso in plastica andranno ad incidere in maniera significativa sia sugli adeguamenti industriali delle imprese, sia sulle modalità di comunicazione delle imprese stesse.

 

 

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LEGIONELLA

LEGIONELLA AI TEMPI DEL CORONAVIRUS COVID-19

La Legionella è uno tra i patogeni più importanti trasmessi attraverso l’acqua, responsabile di una grave polmonite.

IN QUESTO PERIODO DI FERMO DI MOLTE  STRUTTURE,  IL RISTAGNO DELL’ACQUA E L’USO SALTUARIO DI ALCUNI IMPIANTI, POTREBBERO DETERMINARE UN GRAVE RISCHIO PER LA TRASMISSIONE DELLA LEGIONELLOSI.

La trasmissione della malattia all’uomo avviene attraverso inalazione di aerosol contaminato da Legionella, proveniente soprattutto da docce e rubinetti di impianti idrici, vasche idromassaggio, fontane decorative, ecc. non adeguatamente manutenuti, aventi condizioni di temperatura, presenza di biofilm e calcare, che favoriscono la sopravvivenza e la crescita del batterio.

Per questo l’Istituto Superiore di Sanità ha pubblicato il rapporto istruttorio che fornisce raccomandazioni tecniche specifiche relative alla prevenzione, controllo e gestione del rischio Legionella negli impianti idrici alla luce dell’emergenza COVID-19. (RAPPORTO ISS COVID-19 n.21/2020 “Guida per la prevenzione della contaminazione da Legionella negli impianti idrici di strutture turistico recettive e altri edifici ad uso civile e industriale, non utilizzati durante la pandemia COVID-19.”  3 maggio 2020).

Il nostro Laboratorio MARINO SRL è a completa disposizione per le verifiche e le valutazioni di conformità alla luce delle nuove raccomandazioni finalizzate:

all’elaborazione del piano di autocontrollo in accordo alle Linee Guida Nazionali per la prevenzione e il controllo della Legionellosi, approvate dalla Conferenza Stato Regioni pubblicate il 07/05/2015  ed al D. Lgs 81/08.

– all’esecuzione dei campionamenti periodici di acqua erogata dall’impianto idrico sanitario su punti di erogazione ritenuti più critici e rappresentativi dello stesso impianto, nonché di acqua di raffreddamento, di condensa, sedimenti ed incrostazioni, biofilm, depositi, fanghi.

L’analisi microbiologica “Ricerca e Conta Legionella spp e Conta Legionella pnuemophila” eseguita con metodo UNI EN ISO 11731:2017 FILTRAZIONE SU MEMBRANA è Accreditata dall’Ente ACCREDIA.

 

 

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MICROPLASTICHE

MICROPLASTICHE NELL’AMBIENTE - RISCHI PER LA SALUTE

Negli ultimi anni l’inquinamento ambientale e i conseguenti danni che ne possano derivare a livello dei vari ecosistemi (insieme degli organismi viventi e delle sostanze non viventi con le quali i primi stabiliscono uno scambio di materiali ed energia in un’area delimitata come ad es. un lago, un prato) è stato oggetto di numerosi studi in vari Paesi e pressioni vengono esercitate su numerosi Governi per un più sufficiente controllo sul “ciclo vitale” dei prodotti plastici oltre che sulla ricerca di materiali sempre più e meglio biodegradabili (in grado di essere decomposto da microrganismi come batteri e funghi).

Più recentemente si sono moltiplicate le ricerche sulle Microplastiche (MPs) e sui possibili danni sia ambientali, sia sulla salute umana. È una linea di ricerca nuova, da approfondire per arrivare a conclusioni scientificamente solide. Sulla base delle attuali conoscenze alcuni aspetti meritano di essere conosciuti.

 

 

Definizione di Microplastiche

Non esiste ancora una definizione condivisa ma, nella maggior parte degli studi, si fa riferimento a dimensioni inferiori a 5 millimetri e sono classificate come primarie o secondarie.

Le primarie si disperdono nell’ambiente per lo più in maniera diretta perché vengono utilizzate sotto forma di microperline nella preparazione di prodotti per la cura della persona (cosmetici, gel doccia, detergenti per il viso, disinfettanti per le mani, saponi, dentifrici, creme per rasatura, bagno schiuma, creme solari e shampoo) oppure perché, sotto forma di microsfere, vengono usate per la produzione di numerosi manufatti plastici per imballaggio. Le secondarie derivano dalla frammentazione delle macroplastiche disperse nell’ambiente tramite processi foto e termo-ossidativi (in seguito ad esposizione a luce e calore), di abrasione meccanica e di biodegradazione. Una gran parte di queste è costituita da fibre provenienti da lavorazione o lavaggi di tessuti su base industriale o domestica.

 

 

Distribuzione nell’ambiente

Sono ubiquitarie. Negli oceani è stato calcolato vi siano cinque trilioni di pezzi di plastica che tendono a raccogliersi, in base al gioco delle correnti e delle variazioni metereologiche, in enormi estensioni galleggianti che, nel tempo, vengono in buona parte sminuzzate, per azione di agenti fisici atmosferici e meccanici (moto ondoso), fino a raggiungere le dimensioni delle MPs.

 

 

 

 

Plastiche e microplastiche tendono ad accumularsi anche sui fondali dei mari e nelle zone costiere più densamente popolate e/o più vicine ai grandi fiumi che sfociano in mare. Sono inoltre presenti nelle acque di superficie (grandi laghi, fiumi) e nel terreno e non vengono neppure risparmiate località lontane dalle zone più popolate quali l’Artico e l’arco alpino. Infine, la presenza di MPs è stata dimostrata nell’atmosfera sia in ambienti chiusi sia all’aperto dove una buona quantità deriva dall’erosione degli pneumatici dei veicoli a motore sulle superfici asfaltate.

 

 

 

Presenza nell’organismo umano

Le MPs si introducono nel nostro organismo attraverso la via orale (cibi solidi e liquidi) e quella respiratoria.L’intake annuale è stato calcolato essere di oltre 113 mila MPs negli uomini e 94 mila nelle donne. Possono inoltre oltrepassare il filtro placentare come dimostrato dal fatto che sono state identificate sul lato fetale oltre che su quello materno della placenta.

Quali le influenze sul nostro stato di salute?

Non possiamo però ignorare le evidenze che ci provengono dagli studi biologici su animali marini e terrestri che hanno ingerito MPs oltre che da studi su modelli sperimentali, creati in laboratorio, che iniziano a chiarire le modalità con cui le MPs potrebbero determinare danni alla nostra salute.

Alcuni meccanismi meritano una particolare attenzione:

Sono causa di stress ossidativo (alterazioni che si producono nei tessuti, nelle cellule e nelle macromolecole biologiche quando esposte ad un eccesso di agenti ossidanti), sia per la loro estensione, sia per la presenza sulla loro superficie di sostanze ossidative quali i metalli pesanti, che generano flogosi e citotossicità (infiammazione e distruzione di una cellula vivente);

Interferiscono sul sistema immunitario favorendo l’evoluzione verso forme auto-immuni;

Sono neurotossiche tramite azioni dirette sui neuroni o indirette tramite citochine pro-infiammatorie (proteine che contribuiscono al processo di proliferazione di alcune cellule coinvolte nei processi infiammatori e immunitari dell’organismo);

Alterano il microbiota intestinale favorendo la permeabilità della barriera intestinale;

Trasportano microrganismi;

Le microfibre con ampio rapporto superficie/volume assorbono e trasportano nei tessuti organici sostanze chimiche tossiche idrofobiche derivate dall’ambiente circostante quali i POPs (Persitent Organic Pollutants=Inquinanti Organici Persistenti);

In culture cellulari di tumori umani sono in grado di interferire sull’espressione genica (processo attraverso cui l’informazione contenuta in un gene, che è un segmento di DNA, viene convertita in una macromolecola funzionale, tipicamente una proteina);

Tra le sostanze chimiche che rilasciano vi sono anche ftalati e bisfenolo-A che rientrano nella categoria degli interferenti endocrini con possibili alterazioni già a livello fetale.

Concludendo, le attuali conoscenze, anche se iniziali e limitate, non possono che stimolare ulteriori ricerche ben condotte che servano sempre più a comprendere le complesse interazioni tra ambiente e salute umana. L’approfondimento sul ruolo delle microplastiche va comunque inserito nel più globale problema della contaminazione ambientale da plastiche che necessita, come sottolineato da agenzie internazionali quali l’EPA (Environmental Protection Agency = Agenzia per la Protezione Ambientale), un’azione ad ampio raggio che va dalla diminuzione produttiva e riuso al riciclo, alla produzione energetica, al corretto stoccaggio e distruzione.

 

 

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ALLERGENI

DONAZIONI E CULTURA DELLA SICUREZZA ALIMENTARE - MODIFICATI GLI ALLEGATI I E II DEL REGOLAMENTO (CE) 852/2004

Gestione degli allergeni, ridistribuzione degli alimenti a fini di donazione alimentare e cultura della sicurezza alimentare: sono questi gli ambiti che riguardano le novità introdotte dal REG. UE 2021 /382, applicabile in tutti gli Stati membri dal 24 marzo, e che modifica gli allegati I e II del REG. CE 852/2004.

Gestione degli allergeni - Lo scorso settembre la Commissione del Codex Alimentarius ha adottato un Codice di buone  pratiche sulla gestione degli allergeni alimenti  rivolto agli operatori del settore alimentare CXC 80-2020, che comprende raccomandazioni sulla mitigazione degli allergeni alimentari nella catena alimentare, basato su requisiti generali in materia di igiene.
Con il regolamento (UE) 2021/382, la Commissione si allinea al Codex per prevenire o limitare la presenza di sostanze che provocano allergie o intolleranze, introducendo buone prassi igieniche nelle attrezzature, nei veicoli e/o nei contenitori utilizzati per la raccolta, il trasporto o il magazzinaggio dei prodotti alimentari. Si tratta degli alimenti elencati dall'allegato II del  Reg. UE 1169/2011  , fra i quali figurano prodotti sia di origine vegetale che animale come latte, uova, pesce (e prodotti a base di).
Poiché la contaminazione dei prodotti alimentari può avvenire sia al livello della produzione primaria sia in fasi successive, il nuovo regolamento modifica gli allegati I e II del regolamento (CE) 852/2004.

Ridistribuzione degli alimenti a fini di donazione alimentare - Il presupposto del regolamento (UE) 2021/382, che introduce il capitolo V bis "Ridistribuzione degli alimenti" all'allegato II del regolamento (CE) 852/2004, è che le donazioni alimentari presentano "vari nuovi problemi di sicurezza alimentare a livello di vendita al dettaglio" e pertanto richiedono una serie di requisiti generali supplementari in materia di igiene. Il regolamento (UE) 2021/852 determina i requisiti per garantire la sicurezza per i consumatori, fermo restando l'intento di facilitare la ridistribuzione degli alimenti ai fini di donazione alimentare. Agli operatori del settore viene richiesto, fra l'altro, di verificare la data di scadenza e la conservazione e di valutare se gli alimenti siano adatti al consumo umano e che non siano dannosi per la salute.

Cultura della sicurezza alimentare - Gli operatori del settore alimentare dovranno istituire e mantenere un'adeguata cultura della sicurezza alimentare, sviluppando la consapevolezza, da parte di tutti i dipendenti dell'impresa, dei pericoli per la sicurezza alimentare e dell'importanza della sicurezza e dell'igiene degli alimenti. Il regolamento (UE) 2021/382, che inserisce il capitolo XI bis all'allegato II del regolamento (CE) 852/2004, aderisce alla revisione dello scorso settembre della Linea guida sui Principi generali di igiene alimentare CXC 1-1969 della Commissione del Codex Alimentarius, con l'introduzione del capitolo XI bis "Cultura della sicurezza alimentare" all'allegato II del regolamento (CE) 852/2004.


RESIDUI DI CLORATO IN ALIMENTI E ACQUE POTABILI

La recente emissione da parte della comunità europea del Regolamento UE 2020/749 e della Direttiva (UE) 2020/2184 rende necessaria la verifica della conformità del Clorato ai limiti stabiliti su alimenti e acque così come di seguito dettagliato:

CLORATO Latte  - LIMITI 0.1 mg/kg      

CLORATO Acqua - LIMITI 0.25 mg/L  (Nuova Normativa in vigore dal giugno 2023)

Il clorato è una sostanza che si forma come sottoprodotto derivante dall’utilizzo di disinfettanti a base di cloro nel trattamento dell’acqua potabile con la inevitabile contaminazione di prodotti alimentari che inglobano acque di processo sottoposte a disinfezione.

Procederemo pertanto con  l’inserimento nel vostro piano di autocontrollo del parametro Clorato in ottemperanza a quanto previsto dai Reg. 852/2004 e Reg.853/04 e smi (valutazione del rischio per l’implementazione del sistema HACCP).

Il nostro Laboratorio è in grado di effettuare la determinazione del clorato mediante tecnica LC/MSMS con elevate specifiche prestazionali in termini di sensibilità e robustezza così come richiesto dalla normativa vigente.

 

MARINO S.R.L. 

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MUD 2021 PUBBLICATO IN GAZZETTA IL NUOVO MODELLO UNICO DI DICHIARAZIONE AMBIENTALE

Pubblicato sul Supplemento Ordinario n. 10 alla G.U. del 16 febbraio 2021 il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 23 dicembre 2020  Approvazione del modello unico di dichiarazione ambientale per l'anno 2021.
Il Modello Unico di Dichiarazione ambientale è articolato in Comunicazioni che devono essere presentate dai soggetti tenuti all'adempimento.
Il provvedimento contiene il modello e le istruzioni per la presentazione delle seguenti Comunicazioni:

  1. Comunicazione Rifiuti
  2. Comunicazione Veicoli Fuori Uso
  3. Comunicazione Imballaggi, composta dalla Sezione Consorzi e dalla Sezione Gestori Rifiuti di imballaggio.
  4. Comunicazione Rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche
  5. Comunicazione Rifiuti Urbani, assimilati e raccolti in convenzione
  6. Comunicazione Produttori di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche

Ai sensi di quanto disposto dall' art. 6, comma 2 bis, della L. 25 gennaio 1994, n. 70, il MUD 2021 dovrà essere presentato 120 giorni dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del D.P.C.M. quindi la consueta data di presentazione del 30 aprile slitterà al 16 giugno 2021.

 

 

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INQUINANTI ORGANICI PERSISTENTI, MENO LIMITAZIONI ALL’USO DEL “PFOA”

Via libera alla produzione di dispositivi medici, diversi da quelli impiantabili e quelli invasivi, con presenza di PFOA (acido perfluoroottanoico) pari o inferiori a 2 mg/kg (0,0002 % in peso), e stop al riferimento al limite di 400 kilogray (giudicato "eccessivamente specifico") nell’ambito delle condizioni collegate al livello di contaminante non intenzionale in tracce per le polveri di politetrafluoroetilene (PTFE) prodotte mediante radiazioni ionizzanti.

Lo ha stabilito la Commissione Europea, che con il regolamento (UE) 2021/115, pubblicato sulla Gazzetta L 36 del 2 febbraio, è intervenuta modificando l’ allegato del regolamento (UE) 2019/1021 (c.d. “Regolamento Pop”) per quanto riguarda il PFOA, i suoi sali e i composti a esso correlati.

Il nuovo provvedimento legislativo, in vigore dal 22 febbraio prossimo, segue alle modifiche del regolamento (UE) n. 2020/784, e risponde alle preoccupazioni relative alla presenza di impurità non intenzionali di PFOA e di suoi sali in concentrazioni superiori al limite di 0,025 mg/kg (0,0000025 % in peso) in alcuni dispositivi medici. End of waste carta, in Gazzetta il Decreto

RECUPERO CARTA, ISTRUZIONI PER L’USO AL VIA

Sulla Gazzetta Ufficiale n. 33 del 9 febbraio 2021, è stato pubblicato il Decreto Ministeriale 22 settembre 2020, n. 188, recante disciplina della cessazione della qualifica di rifiuto da carta e cartone.

Nel dettaglio, il regolamento, composto di sette articoli e tre allegati, stabilisce i criteri specifici in osservanza dei quali i rifiuti di carta e cartone, all'esito di operazioni di recupero effettuate esclusivamente in conformità alle disposizioni della  norma UNI EN 643, cessano di essere qualificati come tali ai sensi e per gli effetti dell' articolo 184-ter  del Codice ambientale (D.Lgs. n. 152/2006).

La carta e cartone recuperati, nel rispetto dei requisiti di qualità stabiliti dall’Allegato I, potranno, poi, essere utilizzati – così come disposto dall’Allegato II del provvedimento – "nella manifattura di carta e cartone ad opera dell'industria cartaria oppure in altre industrie che li utilizzano come materia prima".

 

 

PROROGA SCADENZA CERTIFICATI F-GAS

Sul sito del Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare è stata pubblicata la circolare  N 1088977 del 24 dicembre 2020 che ha confermato l’estensione dei certificati rilasciati alle persone fisiche e alle imprese in materia di F-GAS

Con la Circolare, infatti, sono stati chiariti gli ulteriori aspetti applicativi di quanto previsto dall’articolo 103, commi 2 e 2-sexies, del D.L. 17 marzo 2020, n. 18, come modificato dalla legge di conversione n. 27 del 24 aprile 2020 e dalla legge di conversione n. 159 del 27 novembre 2020 nel campo delle Certificazioni rilasciate ai sensi del D.P.R. n. 146/2018 sui gas fluorurati a effetto serra.

I certificati rilasciati alle persone fisiche e alle imprese ai sensi degli articoli 7 e 8 del D.P.R. n. 146/2018, in scadenza tra il 31 gennaio 2020 e la data della dichiarazione di cessazione dello stato di emergenza epidemiologica da COVID-19, conservano la loro validità per i novanta giorni successivi alla dichiarazione di cessazione dello stato di emergenza.

 

 

 

RIFIUTI DA COSTRUZIONE E DEMOLIZIONE PRODOTTI DA UTENZE DOMESTICHE: EMANATA NOTA ESPLICATIVA.

Il Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare ha emanato la Nota n. 10249 del 2 febbraio 2021 "Nota esplicativa rifiuti da costruzione e demolizione prodotti da  utenze domestiche".

Partendo da quanto previsto dalla normativa europea (Direttiva UE) 2018/851 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 30 maggio 2018, che modifica la direttiva 2008/98/CE relativa ai rifiuti) e dal decreto legislativo di recepimento della stessa (D.Lgs. 3 settembre 2020, n. 116 "Attuazione della direttiva (UE) 2018/851 che modifica la direttiva 2008/98/CE relativa ai rifiuti e attuazione della direttiva (UE) 2018/852 che modifica la direttiva 1994/62/CE sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio"), la nota precisa che "I rifiuti prodotti in ambito domestico e, in piccole quantità, nelle attività "fai da te", possono essere quindi gestiti alla stregua dei rifiuti urbani ai sensi dell'articolo 184, comma 1, del d.lgs. 152/2006"

Tali rifiuti quindi potranno essere gestiti nell'ambito del servizio pubblico e continuare ad essere conferiti presso i centri di raccolta comunali.

Per quanto riguarda le quantità da conferire al servizio pubblico, si potrà applicare il regime semplificato per il trasporto di piccoli quantitativi di rifiuti derivanti da attività di manutenzione, e quindi, in alternativa al formulario di trasporto, si potrà utilizzare un Documento di Trasporto che contenga tutte le informazioni necessarie alla tracciabilità del materiale. La nota infine precisa che resta ferma la disciplina dei rifiuti speciali prodotti da attività di impresa di costruzione e demolizione nei casi di intervento in ambito domestico di imprese artigianali, iscritte nella categoria 2-bis dell'Albo Gestori Ambientali.

 

 

 

 

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LEGAMBIENTE: FRUTTA E VERDURA, OLTRE LA METÀ DI QUELLA CHE COMPRIAMO CONTIENE RESIDUI DI UNO O PIÙ PESTICIDI

I prodotti oltre i limiti di legge sono pochi ma sono moltissimi quelli che evidenziano comunque la presenza di insetticidi e/o funghicide. Sebbene prese singolarmente queste sostanze siano entro le soglie consentiti la loro interazione può provocare danni a chi ingerisci i prodotti contaminati.

Pomodori, peperoni, carote, ma soprattutto uva, pere e pesche. Su circa seimila campioni di alimenti di origine vegetale e di prodotti derivati da apicoltura, quasi la metà contiene residui di pesticidi, percentuale che supera il 70% nel caso della frutta. Nonostante i campioni irregolari in tutti i prodotti fatti analizzare siano appena l’1,2%, quelli senza alcun residuo di pesticidi non sono soltanto il 52%. Il restante 46,8%, invece, pur risultando entro i limiti di legge e dunque tecnicamente in regola, contiene uno o più residui. Questi i risultati presentati nel dossier "Stop ai pesticidi" elaborato da Legambiente e raccolti nel 2019 nei laboratori pubblici italiani accreditati per il controllo ufficiale dei residui di prodotti fitosanitari negli alimenti.

Secondo il rapporto, i pesticidi più diffusi negli alimenti in Italia sono:

  • Boscalid, Dimethomorph, Fludioxonil, Acetamiprid, Pyraclostrobin, Tebuconazole, Azoxystrobin, Metalaxyl, Methoxyfenozide, Chlorpyrifos, Imidacloprid, Pirimiphos-methyl e Metrafenone.
  • Si tratta, nella maggior parte dei casi, di fungicidi e insetticidi utilizzati in agricoltura che arrivano sulle nostre tavole ogni giorno, nonostante i consumatori stiano chiedendo prodotti sempre più sani e sostenibili.

Inoltre sono preoccupanti anche i dati dei  multiresiduali, altre sostanze chimiche che la legislazione europea considera non conforme solamente nel caso in cui ogni singolo livello di residuo superi il limite massimo consentito dalla legge. I suddetti principi attivi provocano “effetti additivi o addirittura sinergici” a danno dell’organismo.

 

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