RIFIUTI - AGGIORNAMENTI

IL DECRETO IN VIGORE DAL 26 SETTEMBRE 2020 

MODIFICA IL D.LGS 152/2006 RECEPENDO LE DIRETTIVE EUROPEE SUI RIFIUTI UE 2018/851 E SUGLI IMBALLAGGI E RIFIUTI DI IMBALLAGGIO 2018/852

 

Riciclo dei rifiuti, Italia Paese virtuoso - HDblog.itIl DLgs n. 116/2020 - modificando il D.Lgs. n. 152/2006 (Codice dell'Ambiente) - interviene con misure che prevedono obblighi immediati, altre che entreranno in vigore successivamente ed altre ancora che prevedono delle misure attuative. In calce evidenziamo alcune prime indicazioni operative relative alle disposizioni di maggiore interesse per le imprese introdotte dalla nuova norma, allegando inoltre una prima circolare di approfondimento elaborata dal Sistema Confindustriale.

REGISTRO CRONOLOGICO DI CARICO E SCARICO

Fino all'attuazione del nuovo sistema di tracciabilità previsto dal l'art. 188-bis, l'obbligo di tenuta dei registri di carico e scarico dei rifiuti rimane invariato per tutti i soggetti precedentemente obbligati, ma vengono esclusi i produttori iniziali di rifiuti non pericolosi che non hanno più di 10 dipendenti. Viene modificato invece l'obbligo di conservazione, che passa (riducendosi) dai cinque ai tre anni. Viene specificato inoltre che tra le informazioni da annotare nei registri di carico e scarico vi è la quantità dei prodotti e materiali ottenuti dalle operazioni di trattamento (quali preparazione per riutilizzo, riciclaggio e altre operazioni di recupero). Evidenziamo che attualmente tale annotazione non è prevista nella modulistica ad oggi a disposizione, in quanto riguarda esclusivamente i rifiuti e pertanto - salvo prescrizione specifica contenuta all'interno dell’autorizzazione - il registro vigente non prevede (e non consente) di annotare ciò che NON riguarda i rifiuti.

La gestione dei rifiuti, come riciclare e smaltireTRASPORTO DEI RIFIUTI E FORMULARIO

Viene introdotta una nuova previsione circa la possibilità per il trasportatore di trasmettere la quarta copia del FIR al produttore mediante invio per PEC, sempre che il trasportatore assicuri la conservazione del documento originale o provveda, successivamente, all'invio dello stesso al produttore. Viene modificata la tempistica per la durata di conservazione dei formulari, che si riduce (così come per il Registro c/s) da cinque a tre anni. Si introduce, in alternativa alla classica modalità di vidimazione del formulario, la possibilità di procedere all’acquisizione dei FIR attraverso un’apposita applicazione raggiungibile dai portali istituzionali delle camere di commercio affinché si possano scaricare format identificati da un numero univoco. Qualora ovviamente i citati portali non fossero ancora operativi, si può procedere con la classica modalità di vidimazione del formulario. Per il trasporto di rifiuti da manutenzione, pulizia e piccoli interventi edili, si chiarisce che questi si considerano prodotti presso l'unità locale, sede o domicilio del soggetto che svolge tali attività. Viene consentito inoltre che per quantitativi limitati che non giustificano l'allestimento di un deposito dove è svolta l'attività, il trasporto dal luogo di effettiva produzione alle sede - in alternativa al FIR - venga accompagnato dal documento di trasporto (DDT) attestante le informazioni necessarie alla tracciabilità del materiale in caso di controllo in fase di trasporto. Il trasporto di rifiuti derivanti da queste attività quindi è accompagnato sempre da un documento, FIR o DDT, e comporta l’obbligo di iscrizione all’Albo Gestori Ambientali. La medesima disposizione è prevista per la movimentazione del materiale tolto d’opera per le attività di manutenzione (ex commi 1 e 3, dell’articolo 230).

Nuova classificazione dei "rifiuti urbani" dal 1 gennaio 2021: Confartigianato Cuneo fa chiarezza con i Consorzi del territorio - Confartigianato Imprese CuneoCLASSIFICAZIONE RIFIUTI

Viene prevista l'adozione, entro il 31 dicembre 2020, da parte del SNPA (sistema nazionale protezione ambientale) di Linee Guida volte ad aiutare i produttori nel processo di classificazione dei codici rifiuto. Si evidenzia che il SNPA ha già emanato le “Linee guida sulla classificazione dei rifiuti” pubblicate sul sito istituzionale a marzo 2020, le quali hanno valenza d’indirizzo per le agenzie e non nei confronti degli operatori. Pertanto, come ribadito dalla norma, tali linee guida devono essere ancora approvate dal Ministero dell’Ambiente sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome.

RESPONSABILITÀ NELLA GESTIONE DEI RIFIUTI

Viene confermata l’esclusione della responsabilità del produttore o del detentore dei rifiuti avviati a recupero per le attività codificate da R1 a R13 (Allegato C alla parte Quarta del Codice dell’Ambiente), o a smaltimento per le attività codificate da D1 a D12 (Allegato B alla parte Quarta del Codice dell’Ambiente), al ricevimento della quarta copia del formulario controfirmato, entro e non oltre 3 mesi dalla data di conferimento dei rifiuti al trasportatore (con la possibilità dell’invio della quarta copia a mezzo PEC a patto che il trasportatore ne conservi l’originale). Tuttavia, per le operazioni di smaltimento D13 (raggruppamento), D14 (ricondizionamento) e D15 (deposito preliminare) si introduce, a partire dal 26 settembre 2020, anche la necessità di ottenere da parte del produttore dei rifiuti un'attestazione di avvenuto smaltimento, resa ai sensi del D.P.R. n. 445 del 2000, e sottoscritta dal titolare dell’impianto. Tale attestazione deve contenere almeno, i dati dell'impianto e del titolare, la quantità dei rifiuti trattati e la tipologia di operazione di smaltimento effettuata.

CESSAZIONE QUALIFICA DI RIFIUTO

A seguito della modifica dell'art. 184-ter, non è più prevista l'operazione di "preparazione al riutilizzo" tra le attività di recupero funzionali all'effettuazione di processi di "End of Waste". Si ricorda, in ogni caso, che "la preparazione per il riutilizzo" rimane un'operazione su rifiuto e necessita di apposita autorizzazione.

RIFIUTI URBANI

A partite dal 1° gennaio 2021 i rifiuti individuati nell’allegato L-quater parte IV del Codice Ambientale prodotti dalle attività elencate nell’allegato L-quinquies parte IV del Codice Ambientale (allegati che, al pari della nuova definizione di rifiuti urbani di cui alla lettera b-ter dell’articolo 183, si applicheranno a partire dal 1° gennaio 2021), nel quale non appaiono le attività industriali con capannoni, saranno rifiuti urbani e come tali andranno trattati a meno che l’utenza non domestica non avvii tali rifiuti al recupero al fine di ottenere una riduzione della tariffa. Al contrario, non saranno mai urbani, ma sempre speciali, i rifiuti prodotti da utenze diverse da quelle elencate nell’allegato L-quinquies, come nel caso delle attività industriali con capannoni.

ETICHETTATURA IMBALLAGGI

Si segnala una criticità importante sorta con la pubblicazione del decreto in esame relativa alle modifiche apportate al comma 5 dell’articolo 219 del Codice dell’Ambiente in materia di etichettatura degli imballaggi. In particolare, la precedente formulazione della disposizione, nello stabilire che tutti gli imballaggi devono essere opportunamente etichettati, rimandava ad un decreto ministeriale la fissazione delle modalità e delle regole di marcatura, viceversa, la nuova formulazione, in vigore dal 26 settembre, pone in capo ai produttori obblighi informativi e di etichettatura importanti e di dubbia interpretazione. Al fine di risolvere le immediate criticità applicative, legate anche all’apparato sanzionatorio (pienamente operativo in relazione alla nuova disciplina sui criteri informativi degli imballaggi). A tal proposito, segnaliamo che Confindustria sta lavorando con il Ministero per la predisposizione di un emendamento che inserisca in tempi rapidi un regime transitorio alla disposizione.

 

 

 

 

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ISTAMINA LATTE

L’ACCUMULO DI ISTAMINA NEI PRODOTTI LATTIERO-CASEARI CAUSA INTOSSICAZIONE

 

Mozzarella di Bufala Campana DOP Senza Lattosio 7018 - Formaggi freschi e salumi | BofrostUna ricerca condotta dall’Università di Saragozza sull’accumulo di istamina negli alimenti, in particolare nei prodotti lattiero-caseari. Quest’ammina provoca intossicazione e intolleranza alimentare. Essendo una delle più importanti ammine biogeniche (Bas), l’istamina è coinvolta nella risposta del sistema immunitario, nella secrezione di acido gastrico e nella neurotrasmissione, tra gli altri processi. Tuttavia, l’istamina è anche associata ad intolleranza e intossicazione alimentare. In questa rassegna saranno presentate le strategie per prevenire, individuare e superare i problemi di sicurezza alimentare causati dall‘accumulo di istamina. L’istamina è un composto organico nitrogeno sintetizzato in modo rapido mediante decarbossilazione ossidativa dell’amminoacido L-istidina mediante l’enzima L-istidina decarbossilasi (HDC). La fermentazione negli alimenti (vino rosso, formaggio a pasta dura, ecc.) o la conservazione impropria possono portare alla formazione di alte concentrazioni di istamina. L’istamina accumulata nel cibo può causare sintomi come nausea, mal di testa, dolore addominale, diarrea e prurito. Si stima che l’1% della popolazione sia intollerante all’istamina o ipersensibile: in queste persone, anche un’assunzione più bassa di istamina può portare a sintomi gravi. Il pesce ed il formaggio stagionato sono gli alimenti più comunemente associati all’intossicazione da istamina. Nel latte fresco crudo, la concentrazione di istamina è generalmente bassa; tuttavia, nei prodotti lattiero-caseari fermentati, come lo yogurt e soprattutto il formaggio stagionato, possono essere rilevate concentrazioni variabili di questo composto. Un’alta concentrazione di nutrienti, marcati cambiamenti biochimici durante lunghi periodi di maturazione, insieme a un microbiota complesso rendono il formaggio stagionato una matrice ideale per l’accumulo di istamina che, infatti, sta diventando un problema per la salute crescente.

Molti generi e specie diversi di microrganismi sono responsabili della produzione di istamina nei prodotti lattiero-caseari. Questo studio esamina il microbiota che produce istamina, che può essere presente nei prodotti lattiero-caseari come colture starter, di solito batteri lattici (LAB), o come colture nonstarter (naturalmente presenti nel latte), così come i microrganismi contaminanti (a causa di pratiche durante la fabbricazione di prodotti lattiero-caseari o derivanti dall’ambiente di trasformazione), principalmente membri della famiglia delle Enterobacteriaceae. Anche alcuni lieviti e muffe sono stati segnalati come produttori di istamina nei prodotti lattiero-caseari.

Histamine accumulation in dairy products: Microbial causes, techniques for the detection of histamine‐producing microbiota, and potential solutions - Moniente - 2021 - Comprehensive Reviews in Food Science and Food Safety - Wiley Online LibraryNell’industria alimentare, la determinazione dell’istamina è un aspetto chiave per la sicurezza alimentare, nonostante i suoi livelli nei prodotti lattiero-caseari non siano soggetti ad alcuna regolamentazione. L’istamina può essere rilevata e quantificata negli alimenti con diverse tecniche. Tuttavia, l’individuazione di un potenziale microbiota che produce istamina, esaminata nel presente studio, può aiutare a determinare se le colture starter dei prodotti lattiero-caseari siano potenziali produttori di istamina. Di conseguenza, l’accumulo di istamina negli alimenti a base di latte potrebbe essere evitato. È importante trovare soluzioni per ottenere prodotti lattiero-caseari privi di istamina e controllare la produzione di istamina attraverso una serie di misure.

Panoramica dei principali meccanismi di produzione e degradazione dell’istamina nella cellula. L’istamina è in genere sintetizzata intracellularmente mediante L-istidina decarbossilasi (HDC) dall’aminoacido istidina in alcune cellule (mastociti, basofili, piastrine, neuroni istaminari e cellule enterocromaffini). L’istamina è intracellularmente degradata dall’istamina N-metiltransferasi (HNMT), ed extracellularmente dalla secrezione di diammina ossidasi (DAO), prodotta principal-mente negli enterociti. Prima di tutto, durante i processi di fabbricazione devono essere applica-te buone pratiche igieniche. Le temperature di maturazione e di conservazione, il pH e la concen-trazione di sale sono fattori importanti che possono anche esercitare un’influenza sulla produzione di istamina. Inoltre, i trattamenti di omogeneizzazione a caldo o ad alta pressione (HPH) applicati al latte hanno dimostrato di impedire la produzione di istamina nei prodotti lattiero-caseari. La degradazione dell’istamina, d’altra parte, è eseguita principalmente dall’enzima della diammina ossidasi (DAO) o dalla sua tamina N-metiltransferasi (HNMT). Pertanto, la degradazione chimica o biologica dell’istamina da parte del DAO o l’aggiunta di ceppi con la capacità di degradare l’istamina potrebbero anche essere una misura preventiva. Questo studio si concentra sulla presen-tazione di una panoramica di studi precedenti relativi alla produzione di istamina nei prodotti lat-tiero-caseari, evidenziando l’implicazione del microbiota presente. Inoltre, esamina potenziali so-luzioni sia per prevenire la formazione di istamina nei prodotti fabbricati che per la sua rimozio-ne. L’aumento della prevalenza dell’intolleranza all’istamina e delle allergie alimentari nella popo-lazione generale rendono questo problema una questione importante a livello mondiale per l’assistenza sanitaria pubblica.

L’intossicazione da istamina è un grave problema per la salute pubblica e la sicurezza. Tale intossicazione da ingestione di cibo contenente elevate quantità di istamina può causare sintomi lievi o gravi che possono anche culminare in arresto cardiaco. Tuttavia, sebbene i livelli di istamina nei prodotti lattiero-caseari non siano soggetti ad alcuna regolamentazione, importanti focolai e gravi effetti negativi per la salute sono stati segnalati a causa dell’assunzione di prodotti lattiero-caseari con un elevato contenuto di istamina, in particolare formaggi stagionati.

L’istamina, un’ammina biogenica, può accumularsi nei prodotti lattiero-caseari a causa del metabolismo dei batteri dell’acido lattico sia starter che nonstarter, nonché dei lieviti che contribuiscono alla maturazione o all’aromatizzazione del prodotto finale, o anche a causa dei batteri di deterioramento. L’obiettivo di questo studio è di descrivere le cause microbiologiche della presenza di istamina nei prodotti lattiero-caseari fermentati e di proporre misure di controllo e potenziali metodi per ottenere prodotti privi di istamina. Pertanto, questo studio si concentra attraverso tecniche tradizionali e nuove sul microbiota che produce istamina nei prodotti lattiero-caseari. Inoltre, mira ad esplorare misure di controllo per impedire l’accesso del microbiota che produce istamina alle materie prime, nonché la formazione di istamina nei prodotti lattiero-caseari, come un’attenta selezione di colture starter prive della capacità di produrre istamina, o anche l’applicazione di tecnologie di trasformazione alimentare efficaci.

 

 

 

 

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MOCA - AGGIORNAMENTO

LEGGE 22 APRILE 2021 N. 53 E RIDUZIONE DELLA PLASTICA / LEGGE ILE 2053 E RIDUZIONE DELLA PLASTICA

La Malesia dice basta alla plastica straniera

 

Pubblicata la legge 22 aprile 2021, n. 53, che, tra le altre misure, attua la direttiva UE 2019/904, per ridurre l’incidenza di alcuni prodotti di plastica

Pubblicata in Gazzetta europea la Legge 22 aprile 2021, n.53, che fornisce i criteri per l’applicazione della Direttiva UE 2019/904 del 5 giugno 2019, sulla riduzione dell’incidenza di determinati prodotti di plastica sull’ambiente.

Come abbiamo già analizzato nel precedente articolo, l’obiettivo principale della definizione e dell’applicazione di questi regolamenti è la riduzione dell’incidenza di determinati prodotti di plastica sull’ambiente. Tutto questo, con lo scopo di prevenire e ridurre la presenza di rifiuti di plastica non riutilizzabili e non eliminabili, promuovendo l’economia circolare.

 

 

 

economia_circolare_big - ValtoplastL’ECONOMIA CIRCOLARE

La Novita’ in materia Ambientale e’ il DECRETO 116/2020 .

Anche il Parlamento europeo ha provato a rispondere alla domanda “Che cos’è l’economia circolare?”

L’economia circolare è un modello di produzione e consumo che implica condivisione, prestito, riutilizzo, riparazione, ricondizionamento e riciclo dei materiali e prodotti esistenti il più a lungo possibile.

In questo modo si estende il ciclo di vita dei prodotti, contribuendo a ridurre i rifiuti al minimo. Una volta che il prodotto ha terminato la sua funzione, i materiali di cui è composto vengono infatti reintrodotti, laddove possibile, nel ciclo economico. Così si possono continuamente riutilizzare all’interno del ciclo produttivo generando ulteriore valore.

IL RUOLO DELLA PLASTICA

Quando parliamo di economia circolare, una grossa fetta di problema riguarda la presenza dei rifiuti nell’ambiente.

Negli ultimi anni, ha iniziato a preoccupare la forte presenza di rifiuti di plastica nei mari e sulle spiagge, il che ha portato ad additare la plastica come uno dei responsabili dell’inquinamento. Abbiamo recentemente pubblicato un articolo che analizzava l’analisi che la Corte dei conti europea ha disposto per verificare quali azioni siano state attualmente introdotte dall’UE, proprio per affrontare questo problema.

 

Green Deal europeo: Loxone per la gestione olistica dell'energiaRIFIUTI DI PLASTICA - IL GREEN DEAL EUROPEO

La questione dell’economia circolare rientra nel cosiddetto Green Deal europeo, una strategia di investimento che dovrebbe aiutare ad attenuare l’impatto socioeconomico della transizione verso un’economia sostenibile, ad esempio per quei Paesi che trovano sostentamento in fonti di energia non verdi, come il carbone.

QUALI SONO I PRINCIPALI PUNTI DEL GREEN DEAL ?

Come riportato dal sito del Parlamento europeo, gli obiettivi sono molteplici e toccano diverse aree:

Neutralità climatica e riduzione delle emissioni

Potenziamento dell’industria e delle piccole e medie imprese

Promozione dell’economia circolare, favorendo il consumo sostenibile e riducendo la quantità di rifiuti

Sistema alimentare sostenibile, strategia “FARM TO FORK “

Preservare la biodiversità (PRODUZIONE BIOLOPGICA E GREEN DEAL EUROPEO)

LEGGE 22 APRILE 2021 N. 53 ARTICOLO 22

La Legge 22 aprile 2021, n.53 è la legge di delegazione europea 2019-2020 con la quale l’Italia recepisce le direttive europee e attua altri atti dell’Unione europea. I provvedimenti attuati con l’applicazione di questa legge sono vari e coprono diversi settori. Per fare qualche esempio, si va dalla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili (art. 5), alla direttiva in materia di pratiche commerciali sleali nei rapporti tra imprese nella filiera agricola e alimentare (art.7), all’adeguamento della normativa alle disposizioni del regolamento UE 2016/429 sulle malattie animali trasmissibili (art. 14).

L’articolo 22 della suddetta legge definisce i principi e criteri direttivi per l’attuazione della direttiva (UE) 2019/904, sulla riduzione dell’incidenza di determinati prodotti di plastica sull’ambiente.

 

Vi raccontiamo come la plastica usa e getta soffoca il Pianeta - Greenpeace ItaliaQUALI SONO I PRINCIPI?

La Legge mette in evidenza la necessità di garantire una riduzione duratura del consumo dei prodotti monouso, incoraggiando l’utilizzo di prodotti sostenibili e riutilizzabili. In particolare, sottolinea l’importanza di utilizzare prodotti alternativi a quelli monouso, realizzati in conformità all’art. 11, comma 2, della direttiva UE 2019/904, anche mettendo a disposizione del consumatore prodotti riutilizzabili direttamente presso i punti vendita, sempre rispettando la normativa in materia di igiene e sicurezza alimentare. Viene comunque sottolineata l’importanza di sensibilizzare i consumatori, incentivandoli ad assumere un comportamento responsabile.

La legge mette in evidenza due particolari punti, che riportiamo.

In primo luogo, qualora non sia possibile l’uso di prodotti alternativi a quelli monouso destinati al contatto con gli alimenti, prevedere la riduzione graduale all’immissione sul mercato dei medesimi nel rispetto dei termini temporali previsti dalla direttiva, consentendone comunque l’immissione sul mercato SE realizzati in plastica biodegradabile e compostabile certificata e conforme allo standard europeo UNI EN 13432, nonché composti di percentuali crescenti di materia prima rinnovabile.

La seconda novità da sottolineare riguarda l’inclusione dei bicchieri di plastica tra i prodotti cui si applica l’articolo 4 della direttiva UE 2019/904, relativamente alla riduzione del consumo dei prodotti di plastica monouso. Ricordiamo che i prodotti precedentemente elencati erano:

Tazze per bevande, inclusi i relativi tappi e coperchi;

Contenitori per alimenti, ossia recipienti quali scatole con o senza coperchio, usati per alimenti:

destinati al consumo immediato, sul posto o da asporto;

generalmente consumati direttamente dal recipiente; e pronti per il consumo senza ulteriore preparazione, per esempio cottura, bollitura o riscaldamento, compresi i contenitori per alimenti tipo fast food o per altri pasti pronti per il consumo immediato, a eccezione di contenitori per bevande, piatti, pacchetti e involucri contenenti alimenti.

 

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GREEN PASS

COMUNICAZIONE AZIENDALE

TRASPORATORI / FORNITORI / VISITATORI / FORNITORI DI SERVIZI / CONSULENTI ESTERNI / DITTE ESTERNE

OGGETTO: REGOLAMENTAZIONE CONTROLLO GREEN PASS – DECRETO LEGGE 127/2021

Modalità Operative Di Verifica Sull’impiego Della Certificazione Verde Covid-19 In Ambito Lavorativo Aziendale

Il D.L. 21 Settembre 2021, n.127 all’art.3 obbliga i datori di lavoro in ambito lavorativo privato alla verifica del possesso della certificazione verde COVID-19- GREEN PASS.

Con la presente si informano tutti i soggetti in epigrafe che entro il 15/10/2021, data prevista di entrata in vigore dell’obbligo, per l’accesso in tutti i luoghi di lavoro della MARINO SRL saranno attuate le procedure di controllo come nel seguito.

OBBLIGO DEL GREEN PASS: SOGGETTI DESTINATARI

L’art.3 del D.L. 127/2021 introduce l’obbligo per tutti i lavoratori, per accedere al luogo di lavoro, di possedere ed esibire le certificazioni verdi COVID-19 “GREEN -PASS” o di essere in possesso del certificato di esenzione rilasciato secondo i criteri della circolare del Ministero della Salute n.35309 del 4/8/2021.

Tale obbligo si applica a tutti i soggetti che svolgono, a qualsiasi titolo, la propria attività lavorativa, anche sulla base di contratti esterni, presso i luoghi di lavoro della MARINO SRL.

Pertanto, dal 15/10/2021 al 31/12/2021, periodo prorogabile a discrezione del governo, invitiamo a:

• Autisti dei mezzi di trasporto che accedono al sito aziendale

• Fornitori di materie prime

• Visitatori

• Fornitori di servizi

• Consulenti esterni

• Personale delle ditte esterne operante nel sito aziendale in forza di contratti di fornitura, di manutenzione

• e/o qualsivoglia altro titolo, che ACCEDONO ai luoghi ella MARINO SRL,

ad esibire il green pass.

Si rammenta che all’interno dei luoghi di lavoro restano valide le misure adottate dai protocolli anti-contagio, ovvero il distanziamento sociale, l’uso della mascherina e l’igienizzazione delle mani.

OBBLIGO DEL GREEN PASS: PROCEDURE AZIENDALI

Al momento dell’accesso in azienda o a campione in qualsiasi momento, verranno effettuati controlli del possesso del “green-pass” da parte degli incaricati designati che potranno richiedere, nei casi dubbi, un documento di riconoscimento per controllare che la

persona controllata sia effettivamente la titolare del “green pass” o della certificazione di esonero.

I datori di lavoro dei lavoratori operanti per conto di ditte esterne nel sito aziendale della MARINO SRL in forza di contratti di fornitura, di manutenzione e/o qualsivoglia altro titolo, sono tenuti alla verifica del rispetto del possesso del “green-pass”.

I suddetti Datori di lavoro dovranno espressamente garantire la continuità della prestazione utilizzando esclusivamente personale in possesso del “green-pass”, manlevandoci da eventuali sanzioni ricevute a fronte delle mancanze del proprio personale. Tutti coloro che non saranno in possesso della certificazione verde COVID-19 non potranno accedere al sito aziendale. Solo in caso di accesso di automezzi per movimentazione di prodotti deperibili e/o di urgente necessità, l’accesso sarà consentito anche in assenza di certificazione e l’autista dovrà restare confinato nel mezzo e/o comunque sempre nei pressi dello stesso per eseguire le operazioni di carico/scarico.

Resta inteso che anche nei suddetti casi, il datore di lavoro potrà effettuare le dovute segnalazioni al Prefetto ai sensi del comma 10 art.3 del D.L. 127/21 con addebito di costi in caso di sanzioni e/o lavoratore allontanato perché privo di certificazione.

Infatti, a coloro che, trasgredendo alle presenti disposizioni, accedono al sito aziendale senza essere in possesso della idonea certificazione e/o che presentino certificazioni contraffatte, saranno irrogate dal Prefetto sanzioni amministrative previste dalla normativa in oggetto da €600 a €1.500 a seguito di comunicazione degli atti relativi alla violazione.

OBBLIGO DEL GREEN PASS: SOGGETTI INCARICATI DEL CONTROLLO

Nella MARINO SRL sono stati individuati con atto formale i soggetti incaricati del controllo del possesso delle certificazioni previste per l’accesso ai luoghi di lavoro, sia all’ingresso che in fase di attività lavorativa svolta presso il sito aziendale.

Pertanto si chiede a tutti collaborazione e la società sin d’ora si impegna a fornire nuove disposizioni integrative in caso di ulteriori aggiornamenti normativi.

Santa Maria a Vico (CE), 14 ottobre 2021

MARINO S.R.L. 

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SICUREZZA ALIMENTARE

LE NOVITÀ INTRODOTTE DAL REGOLAMENTO (UE) 2021/382Il Reg. UE 2021/382, in vigore dal 24-3-2021, introduce nuove regole che modificano il Reg.852/2004 in fatto di gestione degli allergeni, donazione di alimenti e cultura della sicurezza alimentare. Le modifiche introdotte da tale Regolamento sono in linea con le riforme adottate a settembre 2020 dalla Commissione del Codex Alimentarius.

Di seguito si riportano le principali modifiche:

ALLEGATO I – PRODUZIONE PRIMARIA / ALLERGENI ALIMENTARI

La prima modifica apportata al regolamento è legata alla questione degli allergeni alimentari (Reg. UE 1169/2011).

La presenza di allergeni negli alimenti può portare a reazioni anche di alto impatto e, nei casi peggiori, al decesso del soggetto.

Anche per questa ragione, la gestione degli allergeni alimentari è divenuta fondamentale per garantire ai consumatori prodotti alimentari sicuri e idonei. La gestione degli allergeni non deve essere affrontata solo durante la parte produttiva della filiera, ma durante l’intero processo produttivo.

Il Reg. UE 2021/382 specifica la gestione degli allergeni nelle fasi di raccolta, trasporto e magazzinaggio durante la produzione primaria, inserendo il punto 5 bis, che recita:

«Le attrezzature, i veicoli e/o i contenitori utilizzati per la raccolta, il trasporto o il magazzinaggi

o di sostanze o prodotti che provocano allergie o intolleranze di cui all’allegato II del regolamento (UE) n. 1169/2011 non devono essere utilizzati per la raccolta, il trasporto o il magazzinaggio di alimenti che non contengono tali sostanze o prodotti a meno che tali attrezzature, veicoli e/o contenitori non siano stati puliti e controllati almeno per verificare l’assenza di eventuali residui visibili di tali sostanze o prodotti.»;

 

ALLEGATO II – REQUISITI GENERALI IN MATERIA DI IGIENE APPLICABILI A TUTTI GLI OPERATORI DEL SETTORE ALIMENTARE (DIVERSI DA QUELLI DI CUI ALL’ALLEGATO I)

INTRODUZIONE RIDISTRIBUZIONE DEGLI ALIMENTI

La Commissione europea ha promosso negli anni scorsi strategie di sostenibilità, con lo scopo di impattare positivamente il futuro dell’ambiente.

Uno dei principali approcci che caratterizzano il cosiddetto “Green Deal” europeo è la strategia “Farm to Fork”, dal produttore al consumatore.

Tra i principi del “Green Deal” c’è anche il concetto di spreco alimentare che ha come cardine il recupero e la ridistribuzione delle eccedenze alimentari.

All’interno dell’allegato II, dopo il capitolo V, è stato inserito il capitolo V bis, che recita:

Gli operatori del settore alimentare possono ridistribuire alimenti a fini di donazione alimentare alle seguenti condizioni:

gli operatori del settore alimentare devono verificare sistematicamente che gli alimenti sotto la loro responsabilità non siano dannosi per la salute e siano adatti al consumo umano conformemente all’articolo 14, paragrafo 2, del regolamento (CE) n. 178/2002. Se l’esito della verifica effettuata è soddisfacente, gli operatori del settore alimentare possono ridistribuire gli alimenti conformemente al punto 2:

per gli alimenti ai quali si applica una data di scadenza conformemente all’articolo 24 del regolamento (UE) n. 1169/2011, prima della scadenza di tale data;

per gli alimenti ai quali si applica un termine minimo di conservazione conformemente all’articolo 2, paragrafo 2, lettera r), del regolamento (UE) n. 1169/2011, fino a tale data e successivamente; o

per gli alimenti per i quali non è richiesto un termine minimo di conservazione conformemente all’allegato X, punto 1, lettera d), del regolamento (UE) n. 1169/2011, in qualsiasi momento.

Gli operatori del settore alimentare che manipolano gli alimenti di cui al punto 1 devono valutare se gli alimenti non siano dannosi per la salute e siano adatti al consumo umano tenendo conto almeno dei seguenti elementi:

il termine minimo di conservazione o la data di scadenza, assicurandosi che la durata di conservazione residua sia sufficiente per consentire la sicurezza della ridistribuzione e dell’uso da parte del consumatore finale;

l’integrità dell’imballaggio, se opportuno;

le corrette condizioni di magazzinaggio e trasporto, compresi i requisiti applicabili in materia di temperatura;

la data di congelamento conformemente all’allegato II, sezione IV, punto 2, lettera b), del regolamento (CE) n. 853/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio (norme specifiche in materia di igiene per gli alimenti di origine animale), se applicabile;

le condizioni organolettiche;

la garanzia di rintracciabilità conformemente al regolamento di esecuzione (UE) n. 931/2011 della Commissione (relativo ai requisiti di rintracciabilità fissati dal regolamento CE 178/2002 per gli alimenti di origine animale), nel caso di prodotti di origine animale. 

 

CULTURA DELLA SICUREZZA ALIMENTARE

Infine il Reg - UE 2021/382 sottolinea l’importanza della cultura della sicurezza alimentare necessaria affinché ogni attore della filiera comprenda l’importanza del proprio impegno a fornire alimenti salubri, sicuri e idonei.

Proprio per queste ragioni, dopo il capitolo XI è inserito il seguente capitolo XI bis:

«CAPITOLO XI bis Cultura della sicurezza alimentare

Gli operatori del settore alimentare devono istituire e mantenere un’adeguata cultura della sicurezza alimentare, e fornire prove che la dimostrino, rispettando i requisiti seguenti:

impegno da parte della dirigenza, conformemente al punto 2, e di tutti i dipendenti alla produzione e alla distribuzione sicure degli alimenti;

ruolo guida nella produzione di alimenti sicuri e nel coinvolgimento di tutti i dipendenti in prassi di sicurezza alimentare;

consapevolezza, da parte di tutti i dipendenti dell’impresa, dei pericoli per la sicurezza alimentare e dell’importanza della sicurezza e dell’igiene degli alimenti;

comunicazione aperta e chiara tra tutti i dipendenti dell’impresa, nell’ambito di un’attività e tra attività consecutive, compresa la comunicazione di deviazioni e aspettative;

disponibilità di risorse sufficienti per garantire la manipolazione sicura e igienica degli alimenti.

L’impegno da parte della dirigenza deve comprendere le azioni seguenti:

garantire che i ruoli e le responsabilità siano chiaramente comunicati nell’ambito di ogni attività dell’impresa alimentare;

mantenere l’integrità del sistema di igiene alimentare quando vengono pianificate e attuate modifiche;

verificare che i controlli vengano eseguiti puntualmente e in maniera efficiente e che la documentazione sia aggiornata;

garantire che il personale disponga di attività di formazione e di una supervisione adeguate;

garantire la conformità con i pertinenti requisiti normativi;

incoraggiare il costante miglioramento del sistema di gestione della sicurezza alimentare dell’impresa tenendo conto, ove opportuno, degli sviluppi scientifici e tecnologici e delle migliori prassi.

L’attuazione della cultura della sicurezza alimentare deve tenere conto della natura e delle dimensioni dell’impresa alimentare.».

 

 

MARINO S.R.L. 

Resp. Comm. Grazia Martuccio

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RIFIUTI D.LGS-20202

NEL “DECRETO SEMPLIFICAZIONI BIS”, UN PRIMO CORRETTIVO AL D.LGS 116/20202 IN MATERIA DI RIFIUTI.

Il Decreto legge 77 del 31 maggio 21  in vigore il 1 giugno (c.d. “decreto semplificazioni bis”) ha apportato alcune modifiche al TUA per correggere alcuni errori contenuti nella riforma del  D.Lgs 116/2020  o per introdurre opportuni chiarimenti.

I punti su cui ha fornito chiarimenti e/o correzioni sono:

  • Rifiuti assimilati
  • Ceneri vulcaniche e materiali pirotecnici
  • La dichiarazione di avvenuto smaltimento
  • Rifiuti sanitari
  • Sostituzione dell’allegato D-Elenco dei rifiuti che era stato inserito dal D.Lgs 116/2020 e che prevedeva il codice CER 070218, “scarti di gomma”
  • Altre correzioni

REACH, NOVITÀ SULLE AUTORIZZAZIONI CON IL REGOLAMENTO (UE) 2021/876

Sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea L192 è stato pubblicato il regolamento (UE) n. 2021 /876, che stabilisce nuove regole per autorizzare l’uso di sostanze pericolose nella produzione di pezzi di ricambio per prodotti fuori produzione e nella riparazione di prodotti complessi la cui produzione è cessata.
Il provvedimento entrerà in vigore il prossimo 21 giugno e riguarda le sostanze “estremamente preoccupanti” figuranti nell’Allegato XIV del Regolamento (CE) n. 19+07/2006   (“REACH”).
In particolare, il regolamento – nell’ottica di evitare l’obsolescenza prematura di articoli o prodotti complessi – dispone la produzione di pezzi di ricambio per prodotti fuori produzione solo nel caso di articoli/prodotti che non possono funzionare in mancanza degli stessi, o di pezzi di ricambio che non possono essere prodotti senza quella determinata sostanza. Per quanto riguarda, poi, la riparazione di articoli o prodotti complessi la cui produzione è cessata, è necessario che questi possano essere riparati solo utilizzando la sostanza pericolosa in questione.
Con finalità di semplificazione degli oneri gravanti sugli operatori, il provvedimento elenca, inoltre, all’art. 2, gli elementi che le domande di autorizzazione devono contenere per poter soddisfare i requisiti del REACH.
Infine, nello stesso documento è prevista la modifica degli artt. 8 e 9, e la sostituzione degli allegati VI e VII del Regolamento (CE) n. 340 /2008, con l’obiettivo di ridurre le tariffe riscosse dall’Agenzia europea per le sostanze chimiche nel vagliare le suddette domande di autorizzazione.

 

PRODOTTI DI PLASTICA MONOUSO E AMBIENTE: ORIENTAMENTI DELLA COMMISSIONE UE

Sono arrivate importanti indicazioni, da parte della Commissione dell’UE, circa l’interpretazione e l’attuazione della direttiva (UE) 2019/904 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 giugno 2019, sulla riduzione dell’incidenza di determinati prodotti di plastica sull’ambiente.

Infatti, nella Gazzetta Ufficiale dell’UE, C-216, dello scorso 7 giugno, è stata pubblicata la Comunicazione della Commissione che fornisce orientamenti interpretativi sulla Direttiva sui prodotti di plastica monouso (tra cui palloncini e aste, contenitori, tappi e coperchi per bevande, posate (forchette, coltelli, cucchiai, bacchette), contenitori per alimenti, cannucce, salviette umidificate.
Il documento contiene molte definizioni e uno schema riepilogativo che elenca i criteri per interpretare la definizione di contenitori di plastica monouso per alimenti, e l’applicazione o meno della Direttiva.

 

INQUINAMENTO, ARRIVA IL MOBILITY MANAGER

Ridurre l’impatto ambientale del traffico veicolare privato nelle aree urbane e metropolitane negli spostamenti casa-lavoro. È questo l’obiettivo del Decreto Ministeriale 12 MAGGIO 2021 (pubblicato sulla G.U. n. 124 del 26 maggio), che punta a fare chiarezza sulle modalità attuative delle disposizioni sul ‘mobility manager’, figura a cui spetta la gestione degli spostamenti casa-lavoro dei dipendenti.

In particolare, il provvedimento distingue tra “mobility manager aziendale” (specializzato nel governo della domanda di mobilità e nella promozione della mobilità sostenibile nell'ambito degli spostamenti casa-lavoro), e "mobility manager d'area" (che si occupa del supporto al Comune territorialmente competente, presso il quale è nominato, nella definizione e implementazione di politiche di mobilità sostenibile, nonché nello svolgimento di attività di raccordo tra i mobility manager aziendali).

Il decreto identifica, inoltre, il piano degli spostamenti casa-lavoro (PSCL), che costituiscono lo strumento di pianificazione degli spostamenti sistematici del personale dipendente.
Secondo quanto previsto dal provvedimento, firmato dal Ministero della Transizione Ecologica di concerto con il Ministro delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili, le imprese e le pubbliche amministrazioni con singole unità locali (con più di 100 dipendenti) ubicate in un capoluogo di regione o in una città metropolitana o in un capoluogo di provincia o in un comune con popolazione superiore a 50.000 abitanti sono tenute ad adottare, entro il 31 dicembre di ogni anno, il PSCL del proprio personale dipendente.

 

ENTRO IL 31 MAGGIO LA COMUNICAZIONE AL COMUNE, DA PARTE DELLE AZIENDE, SUI RIFIUTI URBANI (EX SPECIALI, ASSIMILATI), PER LA TARI 2022. NOTA ESPLICATIVA DEL MITE

Con la Nota congiunta del MiTe (Ministero della Transizione Ecologica) e del Ministero delle Finanze, del 12 aprile 2021, la  37259, sono stati forniti chiarimenti su alcune problematiche connesse all’applicazione della TARI, a seguito delle modifiche prodotte dal D.Lgs. n. 116 del 3 settembre 2020 che è intervenuto sulla Parte IV del TUA, per adeguarla alla normativa comunitaria (Direttiva 2018/851/UE).

Prima delle modifiche introdotte dal D.Lgs.116/2020 era previsto uno sconto sulla TARI, ossia la tassa applicata per la gestione dei rifiuti da parte dell'Ente pubblico, per coloro che avessero portato a recupero i rifiuti assimilati (definizione non più vigente dopo l’intervento del D.Lgs 116/2020). Il meccanismo di calcolo era basato, più che sulla quantità di rifiuti effettivamente recuperati, sulla superficie tassabile che corrispondeva a quella dell’intera Impresa.

Dopo le modifiche, soltanto quelle parti dello stabilimento nel quale si svolgono le attività di cui all’allegato L-quinquies possono essere oggetto di tassazione.

In particolare, la nota precisa che:
– i locali dove avviene la lavorazione industriale, compresi i magazzini di materie prime, di merci e di prodotti finiti, sono esclusi da computo della TARI e della Tariffa corrispettiva, sia in riferimento alla quota fissa che alla quota variabile;
– i prelievi continuano ad applicarsi per le superfici produttive di mense, uffici o locali funzionalmente connessi alle stesse
A tal fine è previsto (con Decreto 41 2020 – decreto ristori) che entro il 31 maggio 202, l’azienda debba comunicare al Comune la superficie nella quale si svolgono le attività dell’allegato L-quinquies, e debba inviare una comunicazione all’Ente pubblico che riporti le tipologie e le quantità di rifiuti urbani ivi prodotti.
Il privato che sceglie di avviare a recupero una parte dei propri rifiuti urbani ha diritto ad uno sconto sulla parte variabile dell’imposta “in proporzione alla quantità di rifiuti prodotti e recuperati” risultanti dalla dichiarazione di avvenuto recupero rilasciata dal destinatario (DAR) ed approvata dal destinatario finale.
La nota specifica che la riduzione della quota variabile deve essere riferita a qualunque processo di recupero, ricomprendendo anche il riciclo.
La scelta del gestore pubblico è vincolante per i successivi 5 anni, mentre quello privato si può cambiare in qualsiasi momento.

 

RIFIUTI, RIFORMA EX D.LGS 116/2020 PUBBLICATA LA CIRCOLARE ESPLICATIVA DEL 14 MAGGIO 2021

Il Ministero della Transizione Ecologica ha emanato il 14 maggio scorso la circolare N 51657 di chiarimento su alcune criticità interpretative e applicative della riforma operata dal d. Lgs 116/2020  in materia di rifiuti.
La corposa circolare affronta diversi dubbi interpretativi, tra i quali:
a) Rifiuti da costruzione e demolizione, rifiuti cimiteriali lapidei e da inerti e rifiuti abbandonati sul suolo pubblico.
b) Rifiuti c.d. verdi.
c) Trasmissione e conservazione della quarta copia del FIR e microraccolta.
d) Rifiuti sanitari e da manutenzione.
e) Norme sanzionatorie.

Ricordiamo che la circolare esplicativa in questione ha certamente una grande utilità sul piano operativo ma per tutto ciò che comporta sanzioni, tuttavia il potere giudiziario non è vincolato dalle interpretazioni offerte da fonti di diritto che non siano quelle primarie.

 

 

MARINO S.R.L. 

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OGM - ELABORATO IL NUOVO PIANO NAZIONALE DI CONTROLLO UFFICIALE

FONTE: MINISTERO DELLA SALUTE - DATA 27.08.2020

Il Ministero della Salute ha elaborato il Piano nazionale di controllo ufficiale sulla presenza  di organismi geneticamente modificati negli Alimenti 2020/2022.

Il documento prevede una pianificazione unitaria e armonizzata dei controlli ufficiali sugli Ogm sia sul territorio italiano che all'importazione, in applicazione dei regolamenti (CE) 1829/2003 e  1830/2003 e del regolamento (UE)  2017/625, in quanto il Piano è parte integrante del Piano di controllo nazionale pluriennale (Pcnp) previsto dall'articolo 109 di quest'ultimo regolamento.

L'attuazione del Piano è affidata:

1 alle Regioni e alle Province autonome di Trento e Bolzano per la programmazione e il coordinamento delle attività di vigilanza e controllo sul territorio di competenza;
2 alle Asl per l'espletamento delle attività di vigilanza e controllo;
3 ai Posti di controllo frontalieri per le attività di controllo sui prodotti di origine non animale destinati all'alimentazione umana presentati all'importazione;
4 ai laboratori designati dalle autorità competenti per il controllo ufficiale (Izs, Arpa, Asl) per l'effettuazione delle analisi di laboratorio;
5 al Centro di referenza nazionale per la Ricerca di Ogm per quanto riguarda la raccolta e gestione dei dati relativi alle attività di controllo e il supporto tecnico per le procedure di analisi in qualità di Laboratorio nazionale di riferimento ai sensi del regolamento (UE) 2017/625;
6 all'Istituto superiore di Sanità per le revisioni di analisi su campioni di alimenti non conformi.

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OCRATOSSINA A - RACCOMANDAZIONI SUI DISINFETTANTI - LEGIONELLA NEGLI IMPIANTI IDRICI

OCRATOSSINA A - IL NUOVO DOCUMENTO EFSA

I LIVELLI PIÙ ALTI TRA ESTRATTI VEGETALI, AROMI E PEPERONCINO

L’ocratossina A (OTA) è una tossina prodotta da diversi tipi di muffe dei generi Aspergillum Penicillium, presente in numerosi alimenti tra i quali i cereali, la carne conservata, la frutta fresca e secca e i formaggi, ed è nota da tempo per essere una sostanza pericolosa per gli animali, tossica per il rene e cancerogena. Inoltre si sapeva che è genotossica sia in vitro che in vivo, e cioè che agisce direttamente sul DNA, anche se non si conosceva bene il meccanismo di tale effetto.

L’ultima valutazione dell’Efsa, del 2006, si atteneva a questi elementi, e forniva limiti di assunzione settimanali, ma ora ne è uscita una versione  aggiornata, più restrittiva e improntata a una maggiore prudenza, perché gli studi effettuati nel frattempo hanno chiarito meglio i complessi meccanismi di azione sui geni, e messo in luce che la sostanza è probabilmente peggiore di quanto ritenuto finora. Tra gli alimenti che contribuiscono di più all’esposizione da ocratossina A ci sono i formaggi.

 

 

ISS - RACCOMANDAZIONI SUI DISINFETTANTI NELL’ATTUALE EMERGENZA COVID - 195 MAGGIO 2020

Il rapporto n. 19/2020 pubblicato dal ISS - Raccomandazioni ad interim sui disinfettanti nell’attuale emergenza COVID-19: presidi medico-chirurgici e biocidi, presenta una panoramica relativa all’ambito della “disinfezione” con l’intento di chiarire punti quali: tipologia di prodotti disinfettanti, sia per la cute umana sia per le superfici, disponibili sul mercato italiano, efficacia di questi prodotti contro i virus, etichette di pericolo presenti sui prodotti, condizioni per un loro corretto utilizzo al fine di garantirne efficacia e sicurezza d’uso.
Per contenere l’emergenza sanitaria COVID-19 si rende necessario, tra l’altro, che gli operatori, le imprese e la popolazione più in generale, adottino comportamenti adeguati per una corretta igiene delle mani e una efficace disinfezione delle superfici e degli ambienti. A tale scopo il Rapporto n. 19/2020 fornisce una serie di informazioni sulla tipologia di prodotti a disposizione e sulle procedure da seguire per limitare la diffusione del virus.
Le istituzioni nazionali e internazionali concordano sul fatto che le prime misure di sicurezza da attuare siano quelle di lavare le mani, frequentemente e accuratamente, con acqua e sapone per almeno 60 secondi ogni qual volta si pensi di essere venuti a contatto con superfici/oggetti o parti del corpo contaminate e, qualora non sia possibile, di disinfettare le mani con un disinfettante per la cute. Inoltre, per quanto attiene le superfici potenzialmente infette con le quali si viene a contatto, le misure prevedono un’accurata pulizia con detergente e la disinfezione con PRESIDI A BASE DI CLORO, ALCOLI, PEROSSIDO DI IDROGENO O MISCELE DI AMMONI QUATERNARI.
Il Rapporto n. 19/2020 contiene un’ampia panoramica relativa all’ambito della “disinfezione”, a partire dalla tipologia dei prodotti disponibili sul mercato, la loro efficacia, le informazioni sui pericoli, la normativa di riferimento nonché le condizioni per un utilizzo corretto e consapevole.

 

ISS - GUIDA PER LA PREVENZIONE DELLA CONTAMINAZIONE DA LEGIONELLA NEGLI IMPIANTI IDRICI, NON UTILIZZATI DURANTE LA PANDEMIA COVID-19

Il rapporto n. 21/2020 pubblicato dal ISS - Guida per la prevenzione della contaminazione da Legionella negli impianti idrici di strutture turistico recettive e altri edifici ad uso civile e industriale, non utilizzati durante la pandemia COVID-19, è un documento che fornisce raccomandazioni tecniche specifiche relative alla prevenzione, controllo e gestione del rischio Legionella negli impianti idrici alla luce dell’emergenza COVID-19.
Questa guida ha lo scopo di fornire indicazioni ai responsabili di tutti gli impianti a rischio di trasmissione di Legionella di strutture turistico recettive, (rientranti nel codice ATECO 55) e altri edifici ad uso civile e industriale su come controllarne la proliferazione per evitare:
- il verificarsi di casi in ospiti e lavoratori di strutture turistico-recettive o di altri edifici alla riapertura degli impianti
- l’aggravamento dello stato di salute di pazienti già infettati da Sars-Cov-2 che potrebbero essere collocati in complessi adattati a strutture ospedaliere o per la quarantena.
In questo periodo, infatti, il ristagno dell’acqua e l’uso saltuario di alcuni impianti, potrebbero determinare un grave rischio per la trasmissione della legionellosi. Il documento è indirizzato ai responsabili/gestori di strutture turistico recettive, edifici civili, e alle autorità preposte alla tutela della salute. Le indicazioni contenute nel documento sono ad integrazione di quanto già indicato per le suddette strutture nelle linee guida nazionali per la prevenzione e il controllo della legionellosi e in accordo con il  DLgs 81/2008  e i dettami del DM 14 GIUGNO 2017  inerente i piani di sicurezza dell’acqua. La chiusura di edifici o parti di essi, il loro uso limitato o l’adeguamento/costruzione di edifici per ospitare malati o contatti di casi in quarantena conseguente alla pandemia COVID-19, se non gestita in modo adeguato, può aumentare il rischio di crescita di Legionella negli impianti idrici e nei dispositivi associati.

 

MARINO S.R.L. 

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CLORATO E ALIMENTI

REG. (UE) N. 2020/749 CHE MODIFICA IL REG. (CE) N. 396/2005 PER I LIVELLI MASSIMI RESIDUI DI CLORATO IN O SU DETERMINATI ALIMENTI

Nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea GU L 178 del 8 giugno 2020, è stato pubblicato il Regolamento UE 2020/749 della Commissione del 4 giugno 2020 che modifica l’allegato III del regolamento (CE) n. 396/2005 del Parlamento Europeo e del Consiglio per quanto riguarda i livelli massimi di residui di clorato in o su determinati prodotti.

Prima di questo regolamento, per il clorato non sono stati fissati livelli massimi di residui (LMR) specifici e, poiché tale sostanza non è stata iscritta nell’allegato IV del Reg. (CE) n. 396/2005, attualmente, a tutti i prodotti alimentari e mangimi iscritti nell’allegato I di detto regolamento si applica l’LMR di base pari a 0,01 mg/kg. Oltre al suo impiego primario in prodotti fitosanitari, il clorato è anche una sostanza che si forma come sottoprodotto derivante dall’utilizzo di disinfettanti a base di cloro nel trattamento degli alimenti e dell’acqua potabile. Tali usi hanno determinato l’attuale presenza di residui di clorato rilevabili negli alimenti.
Tra il 2014 e il 2018, l’EFSA ha raccolto i dati di monitoraggio al fine di verificare la presenza di residui di clorato nel trattamento degli alimenti e dell’acqua potabile. Tali dati hanno evidenziato che i residui di clorato sono presenti a livelli che superano di frequente l’LMR di base pari a 0,01 mg/kg e che tali livelli variano in funzione dell’origine e del prodotto. Emerge da tali risultanze che, nonostante l’impiego di buone prassi, non è al momento possibile raggiungere livelli di residui di clorato conformi all’LMR vigente pari a 0,01 mg/kg.
L’EFSA ha adottato un parere scientifico inerente ai rischi per la salute pubblica connessi alla presenza di clorato negli alimenti in cui ha stabilito una dose giornaliera tollerabile (DGT) pari a 3 μg/kg di peso corporeo al giorno e una dose acuta di riferimento (DAR) pari a 36 μg/kg di peso corporeo. Sulla base dei dati raccolti nel 2014, l’Autorità ha concluso che l’esposizione alimentare acuta al clorato non supera la DAR. Le esposizioni alimentari medie al clorato nei paesi europei superano la DGT in determinati sottogruppi della popolazione quali i lattanti e i bambini nella prima infanzia con una lieve o moderata carenza di iodio.

Al fine di abbassare i livelli di clorato e ridurre l’esposizione mediante un’azione coordinata in diversi settori pertinenti e correlati, nel 2017 gli Stati membri hanno approvato un piano d’azione multidisciplinare che prevede una serie di iniziative da intraprendere in parallelo, comprese misure sull’acqua potabile, l’igiene, e la fissazione di livelli massimi di residui provvisori per alimenti e mangimi.
In linea generale, secondo i dati di occorrenza raccolti tra il 2014 e il 2018 da Stati membri ed operatori del settore alimentare, risulta esserci una tendenza generale a livelli decrescenti, e ciò indica che le prassi di fabbricazione sono in una certa misura già migliorate. Nel caso specifico del clorato, per il quale i residui non derivano dall’impiego di pesticidi, bensì dall’impiego di soluzioni a base di cloro nella trasformazione alimentare e nel trattamento dell’acqua potabile, si è reso necessario fissare dei livelli massimi a un tenore che sia «tanto basso quanto ragionevolmente ottenibile» (principio ALARA), attenendosi alle buone prassi di fabbricazione e garantendo al contempo la possibilità di mantenere corrette prassi igieniche. Questo approccio garantisce che gli operatori del settore alimentare applichino misure per prevenire e ridurre il più possibile i livelli di clorato negli alimenti al fine di tutelare la salute pubblica, pur tenendo in considerazione la necessità di assicurare la sicurezza microbiologica degli alimenti. Di conseguenza, viene modificato il Reg. (CE) n. 396/2005. Gli LMR provvisori per il clorato verranno rivisti entro l’8 giugno 2025. Per quanto concerne l’entrata in vigore del Reg. (UE) n. 2020/749, obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in tutti gli Stati membri, è prevista per il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’UE. L’allegato del Reg. (UE) n. 2020/749 va a modificare l’allegato III, parte A, del regolamento (CE) n. 396/2005, aggiungendo la colonna per il clorato. Vengono riportati anche i LMR per prodotti di origine animale, tra cui i derivati da carni di bovini, ovini e caprini.

 

MARINO S.R.L. 

Resp. Comm. Grazia Martuccio

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SHELF LIFE

SHELF LIFE - RIDETERMINAZIONE NUOVE SCADENZE

Il Ministero della Salute ha emesso la circolare sulla possibilità di rideterminare la durabilità dei prodotti alimentari e il congelamento delle carni fresche

Con Nota del Ministero della Salute Prot. DGISAN n. 13412 del 14.04.2020 si precisano alcune indicazioni in merito alla Nota del Ministero della Salute Prot. DGISAN n. 12957 del 09/04/2020 relativa alla "Rideterminazione della shelf life dei prodotti alimentari e congelamento carni fresche".

Alcune associazioni di categoria hanno chiesto la possibilità di rideterminare la durabilità dei prodotti alimentari compresi i prodotti congelati e surgelati e la conseguente modalità di etichettatura, nonché la possibilità di congelare la carne fresca invenduta destinata alla ristorazione.

Il Ministero ha risposto che, fatti i salvi i casi in cui la shelf life è stabilita da norme specifiche, come per uova fresche, latte pastorizzato ecc. "L'osa può stabilire un prolungamento della durabilità di un alimento laddove disponga di dati adeguati a supporto della shelf life che tengano conto della natura dell'alimento stesso, delle modalità di conservazione previste e delle modalità di consumo. La rideterminazione della shelf life di un prodotto alimentare deve essere determinata prima della data di scadenza". In ogni caso la nuova durabilità deve essere riportata in etichetta come previsto dal Regolamento (UE) n. 1169/2011 o in assenza di questa sui documenti commerciali, come specificato dal Decreto legislativo 231/2017. La successiva nota del 14 aprile specifica che "la rideterminazione della shelf life è applicabile solo alle merci immesse sul mercato ma non a livello della vendita al dettaglio". Il congelamento delle carni fresche, incluse le preparazioni e le carni macinate, come di recente ribadito dalla Commissione con nota Ares (2019) 2456574 dell'08/04/2019 deve essere condotto senza indebito ritardo. "In deroga a quanto suddetto le carni fresche invendute, introdotte e/o prodotte entro il 15 marzo 2020, possono essere congelate entro la data di scadenza con indicazione della destinazione al consumo previa completa cottura e commercializzate esclusivamente sul mercato nazionale", si legge nella nota del 9 aprile. La nota successiva del 14/04 specifica che "tale deroga è riferita anche a carni che, a seguito di ordinativi/contratti antecedenti il 15 marzo, sono già state spedite da Paesi terzi verso l’Italia e sono ancora in viaggio".

Il congelamento di altri prodotti alimentari può essere condotto su alimenti in perfetto stato di conservazione con modalità che ne preservino le caratteristiche e che non impattino sulla loro sicurezza.

La nota sottolinea anche il fatto che le eccedenze alimentari possono "essere oggetto di donazione ai fini di solidarietà sociale e per la limitazione degli sprechi alimentari", ai sensi dell'articolo 2, punto 1, lettera c della Legge 19/08/2016, n. 166.

 

FARMACI VETERINARI & PESTICIDI: DAI CONTROLLI RISULTATI POSITIVI IN TUTTA EUROPA - PUBBLICATI I RAPPORTI EFSA PER IL 2018

 In questi giorni, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) ha pubblicato due tra i rapporti annuali più attesi: quello sui residui di farmaci veterinari negli animali e negli alimenti da essi derivati, e quello sui pesticidi. E le notizie sono abbastanza positive, soprattutto nel primo caso. Nel documento, relativo al 2018, sono stati infatti raccolte i risultati delle analisi di ben 657 mila campioni provenienti da 28 paesi, e le conclusioni sono in linea con quanto riscontrato negli anni scorsi, ovvero c’è stata una quantità di superamenti dei limiti previsti molto bassa, in media dello 0,3%, valore che rientra nell’intervallo compreso tra lo 0,25 e lo 0,37% degli ultimi 10 anni.

Rispetto all’anno 2017, nel 2018 sono risultati leggermente aumentati i farmaci antitiroidei e gli steroidi, ma diminuiti gli antibatterici, gli antinfiammatori non steroidei e altri farmaci veterinari, nonché alcuni contaminanti ambientali come le micotossine. Per quanto riguarda gli antibiotici, per esempio, l’alimento più a rischio è il miele, con lo 0,8% di campioni non conformi, gli animali peggiori le pecore, le capre e i conigli (con lo 0,34% di risultati oltre il limite).

In linea con l’approccio alla massima trasparenza adottato dall’Efsa, i dati, che nel rapporto sono ordinati per tipo di sostanza e per tipo di animale o alimento, saranno messi online sulla piattaforma Knowledge Junction, in modo che siano consultabili da chiunque nel dettaglio.

Il Secondo rapporto, quello sui pesticidi, anch’esso relativo al 2018, è invece il risultato dell’analisi di oltre 91 mila campioni dei 28 paesi, più l’Islanda e la Norvegia. C’è stato un esito positivo (cioè valori al di sotto dei limiti di legge) nel 95,5% dei casi; Italia, Francia e Germania hanno analizzato un numero di campioni di gran lunga superiore rispetto a quelli di altri paesi (oltre 10 mila).

Secondo il rapporto sui pesticidi di Efsa oltre il 95% dei prodotti è al di sotto del limite di legge

Oltre agli alimenti fissi, testati ogni anno nei programmi di controllo nazionale, sono stati analizzati oltre 11 mila campioni supplementari di prodotti di largo consumo tra i cittadini europei, raccolti in maniera casuale, e l’esito è stato anche più positivo, perché i valori di pesticidi trovati sono stati nella norma nel 98,6% dei casi. Quest’ultima serie di dati è considerata particolarmente indicativa, perché si tratta di un paniere di alimenti che ruota ogni tre anni, e che dovrebbe permettere di individuare per tempo eventuali criticità nascoste, che potrebbero sfuggire ai controlli standardizzati.

Così, per esempio, nel paniere casuale, nel periodo compreso tra il 2015 e il 2018 gli sforamenti sono aumentati nelle banane (dallo 0,5 all’1,7%), nei peperoni dolci (dall’1,2 al 2,4%), nelle melanzane (dallo 0,6 all’1,6%) e nell’uva da tavola (dall’1,8 al 2,6%) e sono diminuiti  nei broccoli (dal 3,7 al 2%), nell’olio di oliva (dallo 0,9 allo 0,6%) e nelle uova di gallina (dallo 0,2 allo 0,1%).

L’Efsa ha reso consultabili i dati, estremamente dettagliati nel rapporto, anche attraverso diagrammi molto semplici, disponibili solo per le informazioni principali, che permettono di visualizzare il tipo di alimento.

L’insieme dei due rapporti dimostra quindi come in Europa la sorveglianza sia mantenuta alta, e i controlli siano costanti, tanto sui farmaci quanto sui pesticidi. Il risultato sono alimenti sicuri, con variazioni rispetto ai limiti accettabili, se si pensa che si tratta di 28 paesi. Naturalmente, c’è spazio per migliorare, e per portare le anomalie a valori ancora più bassi.

 

CORONAVIRUS, ACQUE DI SCARICO COME SPIA DI NUOVI FOCOLAI EPIDEMICI - LO STUDIO DELL’ISS TROVA RNA DEL VIRUS NELLE FOGNATURE

Usare le acque di scarico per scoprire nuovi focolai di Covid-19. È l’idea di uno studio in via di pubblicazione, realizzato tra Roma e Milano dall’Istituto Superiore di Sanità, che ha scoperto materiale genetico del coronavirus Sars-CoV-2, responsabile della pandemia in corso. Monitorandone la presenza lungo la rete delle acque reflue sarebbe possibile aiutare a tracciare la diffusione del virus sul territorio. Risultati analoghi sono stati ottenuti anche da altri gruppi di ricerca in Olanda, Stati Uniti, Australia e Francia.

Per cercare il virus, i ricercatori del reparto di Qualità dell’acqua e salute, dipartimento Ambiente e salute dell’Iss  hanno analizzato otto campioni di acque di scarico raccolti dal 3 al 28 febbraio a Milano e dal 31 marzo al 2 aprile a Roma. “In due campioni raccolti nella rete fognaria della zona occidentale e centro/orientale di Milano, è stata confermata la presenza di RNA del nuovo coronavirus.  A Roma lo stesso risultato positivo è stato riscontrato in tutti i campioni prelevati nell’area orientale della città. Stiamo ora estendendo la ricerca ad altri campioni  provenienti da una rete di raccolta in diverse regioni”.

Nella fase 2, la presenza del materiale genetico del coronavirus nelle acque reflue potrebbe essere usata come strumento di sorveglianza per individuare precocemente e circoscrivere la ricomparsa di focolai. Si tratta di una strategia già utilizzata per monitorare altri virus, come quello della polio, spiega il Direttore  del reparto Qualità dell’acqua e salute.

Il processo di  Potabilizzazione delle acque e i sistemi di depurazione, come evidenziato da un documento pubblicato dall’Iss, sono in grado di risanare  le acque.

 

L’ISTITUTO SUPERIORE DI SANITÀ, HA DA POCO DIFFUSO UN NUOVO DOCUMENTO CHE PROPONE UNA SERIE DI INDICAZIONI SULL’IGIENE DEGLI ALIMENTI DURANTE L’EPIDEMIA DA COVID-19.

Il documento è pensato sia per i consumatori, che devono seguire una serie di regole di igiene e controllare scrupolosamente il modo in cui conservare e consumare gli alimenti, sia per gli operatori del settore alimentare, che per primi devono seguire la corretta igiene nella produzione e nel tracciamento degli alimenti.

Anche se al momento non esistono evidenze scientifiche di trasmissione del coronavirus attraverso gli alimenti, seguire un corretto comportamento che garantisca l’igiene dei prodotti durante la manipolazione.

 

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