RIFIUTI - AGGIORNAMENTI

IL DECRETO IN VIGORE DAL 26 SETTEMBRE 2020 

MODIFICA IL D.LGS 152/2006 RECEPENDO LE DIRETTIVE EUROPEE SUI RIFIUTI UE 2018/851 E SUGLI IMBALLAGGI E RIFIUTI DI IMBALLAGGIO 2018/852

 

Riciclo dei rifiuti, Italia Paese virtuoso - HDblog.itIl DLgs n. 116/2020 - modificando il D.Lgs. n. 152/2006 (Codice dell'Ambiente) - interviene con misure che prevedono obblighi immediati, altre che entreranno in vigore successivamente ed altre ancora che prevedono delle misure attuative. In calce evidenziamo alcune prime indicazioni operative relative alle disposizioni di maggiore interesse per le imprese introdotte dalla nuova norma, allegando inoltre una prima circolare di approfondimento elaborata dal Sistema Confindustriale.

REGISTRO CRONOLOGICO DI CARICO E SCARICO

Fino all'attuazione del nuovo sistema di tracciabilità previsto dal l'art. 188-bis, l'obbligo di tenuta dei registri di carico e scarico dei rifiuti rimane invariato per tutti i soggetti precedentemente obbligati, ma vengono esclusi i produttori iniziali di rifiuti non pericolosi che non hanno più di 10 dipendenti. Viene modificato invece l'obbligo di conservazione, che passa (riducendosi) dai cinque ai tre anni. Viene specificato inoltre che tra le informazioni da annotare nei registri di carico e scarico vi è la quantità dei prodotti e materiali ottenuti dalle operazioni di trattamento (quali preparazione per riutilizzo, riciclaggio e altre operazioni di recupero). Evidenziamo che attualmente tale annotazione non è prevista nella modulistica ad oggi a disposizione, in quanto riguarda esclusivamente i rifiuti e pertanto - salvo prescrizione specifica contenuta all'interno dell’autorizzazione - il registro vigente non prevede (e non consente) di annotare ciò che NON riguarda i rifiuti.

La gestione dei rifiuti, come riciclare e smaltireTRASPORTO DEI RIFIUTI E FORMULARIO

Viene introdotta una nuova previsione circa la possibilità per il trasportatore di trasmettere la quarta copia del FIR al produttore mediante invio per PEC, sempre che il trasportatore assicuri la conservazione del documento originale o provveda, successivamente, all'invio dello stesso al produttore. Viene modificata la tempistica per la durata di conservazione dei formulari, che si riduce (così come per il Registro c/s) da cinque a tre anni. Si introduce, in alternativa alla classica modalità di vidimazione del formulario, la possibilità di procedere all’acquisizione dei FIR attraverso un’apposita applicazione raggiungibile dai portali istituzionali delle camere di commercio affinché si possano scaricare format identificati da un numero univoco. Qualora ovviamente i citati portali non fossero ancora operativi, si può procedere con la classica modalità di vidimazione del formulario. Per il trasporto di rifiuti da manutenzione, pulizia e piccoli interventi edili, si chiarisce che questi si considerano prodotti presso l'unità locale, sede o domicilio del soggetto che svolge tali attività. Viene consentito inoltre che per quantitativi limitati che non giustificano l'allestimento di un deposito dove è svolta l'attività, il trasporto dal luogo di effettiva produzione alle sede - in alternativa al FIR - venga accompagnato dal documento di trasporto (DDT) attestante le informazioni necessarie alla tracciabilità del materiale in caso di controllo in fase di trasporto. Il trasporto di rifiuti derivanti da queste attività quindi è accompagnato sempre da un documento, FIR o DDT, e comporta l’obbligo di iscrizione all’Albo Gestori Ambientali. La medesima disposizione è prevista per la movimentazione del materiale tolto d’opera per le attività di manutenzione (ex commi 1 e 3, dell’articolo 230).

Nuova classificazione dei "rifiuti urbani" dal 1 gennaio 2021: Confartigianato Cuneo fa chiarezza con i Consorzi del territorio - Confartigianato Imprese CuneoCLASSIFICAZIONE RIFIUTI

Viene prevista l'adozione, entro il 31 dicembre 2020, da parte del SNPA (sistema nazionale protezione ambientale) di Linee Guida volte ad aiutare i produttori nel processo di classificazione dei codici rifiuto. Si evidenzia che il SNPA ha già emanato le “Linee guida sulla classificazione dei rifiuti” pubblicate sul sito istituzionale a marzo 2020, le quali hanno valenza d’indirizzo per le agenzie e non nei confronti degli operatori. Pertanto, come ribadito dalla norma, tali linee guida devono essere ancora approvate dal Ministero dell’Ambiente sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome.

RESPONSABILITÀ NELLA GESTIONE DEI RIFIUTI

Viene confermata l’esclusione della responsabilità del produttore o del detentore dei rifiuti avviati a recupero per le attività codificate da R1 a R13 (Allegato C alla parte Quarta del Codice dell’Ambiente), o a smaltimento per le attività codificate da D1 a D12 (Allegato B alla parte Quarta del Codice dell’Ambiente), al ricevimento della quarta copia del formulario controfirmato, entro e non oltre 3 mesi dalla data di conferimento dei rifiuti al trasportatore (con la possibilità dell’invio della quarta copia a mezzo PEC a patto che il trasportatore ne conservi l’originale). Tuttavia, per le operazioni di smaltimento D13 (raggruppamento), D14 (ricondizionamento) e D15 (deposito preliminare) si introduce, a partire dal 26 settembre 2020, anche la necessità di ottenere da parte del produttore dei rifiuti un'attestazione di avvenuto smaltimento, resa ai sensi del D.P.R. n. 445 del 2000, e sottoscritta dal titolare dell’impianto. Tale attestazione deve contenere almeno, i dati dell'impianto e del titolare, la quantità dei rifiuti trattati e la tipologia di operazione di smaltimento effettuata.

CESSAZIONE QUALIFICA DI RIFIUTO

A seguito della modifica dell'art. 184-ter, non è più prevista l'operazione di "preparazione al riutilizzo" tra le attività di recupero funzionali all'effettuazione di processi di "End of Waste". Si ricorda, in ogni caso, che "la preparazione per il riutilizzo" rimane un'operazione su rifiuto e necessita di apposita autorizzazione.

RIFIUTI URBANI

A partite dal 1° gennaio 2021 i rifiuti individuati nell’allegato L-quater parte IV del Codice Ambientale prodotti dalle attività elencate nell’allegato L-quinquies parte IV del Codice Ambientale (allegati che, al pari della nuova definizione di rifiuti urbani di cui alla lettera b-ter dell’articolo 183, si applicheranno a partire dal 1° gennaio 2021), nel quale non appaiono le attività industriali con capannoni, saranno rifiuti urbani e come tali andranno trattati a meno che l’utenza non domestica non avvii tali rifiuti al recupero al fine di ottenere una riduzione della tariffa. Al contrario, non saranno mai urbani, ma sempre speciali, i rifiuti prodotti da utenze diverse da quelle elencate nell’allegato L-quinquies, come nel caso delle attività industriali con capannoni.

ETICHETTATURA IMBALLAGGI

Si segnala una criticità importante sorta con la pubblicazione del decreto in esame relativa alle modifiche apportate al comma 5 dell’articolo 219 del Codice dell’Ambiente in materia di etichettatura degli imballaggi. In particolare, la precedente formulazione della disposizione, nello stabilire che tutti gli imballaggi devono essere opportunamente etichettati, rimandava ad un decreto ministeriale la fissazione delle modalità e delle regole di marcatura, viceversa, la nuova formulazione, in vigore dal 26 settembre, pone in capo ai produttori obblighi informativi e di etichettatura importanti e di dubbia interpretazione. Al fine di risolvere le immediate criticità applicative, legate anche all’apparato sanzionatorio (pienamente operativo in relazione alla nuova disciplina sui criteri informativi degli imballaggi). A tal proposito, segnaliamo che Confindustria sta lavorando con il Ministero per la predisposizione di un emendamento che inserisca in tempi rapidi un regime transitorio alla disposizione.

 

 

 

 

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ISTAMINA LATTE

L’ACCUMULO DI ISTAMINA NEI PRODOTTI LATTIERO-CASEARI CAUSA INTOSSICAZIONE

 

Mozzarella di Bufala Campana DOP Senza Lattosio 7018 - Formaggi freschi e salumi | BofrostUna ricerca condotta dall’Università di Saragozza sull’accumulo di istamina negli alimenti, in particolare nei prodotti lattiero-caseari. Quest’ammina provoca intossicazione e intolleranza alimentare. Essendo una delle più importanti ammine biogeniche (Bas), l’istamina è coinvolta nella risposta del sistema immunitario, nella secrezione di acido gastrico e nella neurotrasmissione, tra gli altri processi. Tuttavia, l’istamina è anche associata ad intolleranza e intossicazione alimentare. In questa rassegna saranno presentate le strategie per prevenire, individuare e superare i problemi di sicurezza alimentare causati dall‘accumulo di istamina. L’istamina è un composto organico nitrogeno sintetizzato in modo rapido mediante decarbossilazione ossidativa dell’amminoacido L-istidina mediante l’enzima L-istidina decarbossilasi (HDC). La fermentazione negli alimenti (vino rosso, formaggio a pasta dura, ecc.) o la conservazione impropria possono portare alla formazione di alte concentrazioni di istamina. L’istamina accumulata nel cibo può causare sintomi come nausea, mal di testa, dolore addominale, diarrea e prurito. Si stima che l’1% della popolazione sia intollerante all’istamina o ipersensibile: in queste persone, anche un’assunzione più bassa di istamina può portare a sintomi gravi. Il pesce ed il formaggio stagionato sono gli alimenti più comunemente associati all’intossicazione da istamina. Nel latte fresco crudo, la concentrazione di istamina è generalmente bassa; tuttavia, nei prodotti lattiero-caseari fermentati, come lo yogurt e soprattutto il formaggio stagionato, possono essere rilevate concentrazioni variabili di questo composto. Un’alta concentrazione di nutrienti, marcati cambiamenti biochimici durante lunghi periodi di maturazione, insieme a un microbiota complesso rendono il formaggio stagionato una matrice ideale per l’accumulo di istamina che, infatti, sta diventando un problema per la salute crescente.

Molti generi e specie diversi di microrganismi sono responsabili della produzione di istamina nei prodotti lattiero-caseari. Questo studio esamina il microbiota che produce istamina, che può essere presente nei prodotti lattiero-caseari come colture starter, di solito batteri lattici (LAB), o come colture nonstarter (naturalmente presenti nel latte), così come i microrganismi contaminanti (a causa di pratiche durante la fabbricazione di prodotti lattiero-caseari o derivanti dall’ambiente di trasformazione), principalmente membri della famiglia delle Enterobacteriaceae. Anche alcuni lieviti e muffe sono stati segnalati come produttori di istamina nei prodotti lattiero-caseari.

Histamine accumulation in dairy products: Microbial causes, techniques for the detection of histamine‐producing microbiota, and potential solutions - Moniente - 2021 - Comprehensive Reviews in Food Science and Food Safety - Wiley Online LibraryNell’industria alimentare, la determinazione dell’istamina è un aspetto chiave per la sicurezza alimentare, nonostante i suoi livelli nei prodotti lattiero-caseari non siano soggetti ad alcuna regolamentazione. L’istamina può essere rilevata e quantificata negli alimenti con diverse tecniche. Tuttavia, l’individuazione di un potenziale microbiota che produce istamina, esaminata nel presente studio, può aiutare a determinare se le colture starter dei prodotti lattiero-caseari siano potenziali produttori di istamina. Di conseguenza, l’accumulo di istamina negli alimenti a base di latte potrebbe essere evitato. È importante trovare soluzioni per ottenere prodotti lattiero-caseari privi di istamina e controllare la produzione di istamina attraverso una serie di misure.

Panoramica dei principali meccanismi di produzione e degradazione dell’istamina nella cellula. L’istamina è in genere sintetizzata intracellularmente mediante L-istidina decarbossilasi (HDC) dall’aminoacido istidina in alcune cellule (mastociti, basofili, piastrine, neuroni istaminari e cellule enterocromaffini). L’istamina è intracellularmente degradata dall’istamina N-metiltransferasi (HNMT), ed extracellularmente dalla secrezione di diammina ossidasi (DAO), prodotta principal-mente negli enterociti. Prima di tutto, durante i processi di fabbricazione devono essere applica-te buone pratiche igieniche. Le temperature di maturazione e di conservazione, il pH e la concen-trazione di sale sono fattori importanti che possono anche esercitare un’influenza sulla produzione di istamina. Inoltre, i trattamenti di omogeneizzazione a caldo o ad alta pressione (HPH) applicati al latte hanno dimostrato di impedire la produzione di istamina nei prodotti lattiero-caseari. La degradazione dell’istamina, d’altra parte, è eseguita principalmente dall’enzima della diammina ossidasi (DAO) o dalla sua tamina N-metiltransferasi (HNMT). Pertanto, la degradazione chimica o biologica dell’istamina da parte del DAO o l’aggiunta di ceppi con la capacità di degradare l’istamina potrebbero anche essere una misura preventiva. Questo studio si concentra sulla presen-tazione di una panoramica di studi precedenti relativi alla produzione di istamina nei prodotti lat-tiero-caseari, evidenziando l’implicazione del microbiota presente. Inoltre, esamina potenziali so-luzioni sia per prevenire la formazione di istamina nei prodotti fabbricati che per la sua rimozio-ne. L’aumento della prevalenza dell’intolleranza all’istamina e delle allergie alimentari nella popo-lazione generale rendono questo problema una questione importante a livello mondiale per l’assistenza sanitaria pubblica.

L’intossicazione da istamina è un grave problema per la salute pubblica e la sicurezza. Tale intossicazione da ingestione di cibo contenente elevate quantità di istamina può causare sintomi lievi o gravi che possono anche culminare in arresto cardiaco. Tuttavia, sebbene i livelli di istamina nei prodotti lattiero-caseari non siano soggetti ad alcuna regolamentazione, importanti focolai e gravi effetti negativi per la salute sono stati segnalati a causa dell’assunzione di prodotti lattiero-caseari con un elevato contenuto di istamina, in particolare formaggi stagionati.

L’istamina, un’ammina biogenica, può accumularsi nei prodotti lattiero-caseari a causa del metabolismo dei batteri dell’acido lattico sia starter che nonstarter, nonché dei lieviti che contribuiscono alla maturazione o all’aromatizzazione del prodotto finale, o anche a causa dei batteri di deterioramento. L’obiettivo di questo studio è di descrivere le cause microbiologiche della presenza di istamina nei prodotti lattiero-caseari fermentati e di proporre misure di controllo e potenziali metodi per ottenere prodotti privi di istamina. Pertanto, questo studio si concentra attraverso tecniche tradizionali e nuove sul microbiota che produce istamina nei prodotti lattiero-caseari. Inoltre, mira ad esplorare misure di controllo per impedire l’accesso del microbiota che produce istamina alle materie prime, nonché la formazione di istamina nei prodotti lattiero-caseari, come un’attenta selezione di colture starter prive della capacità di produrre istamina, o anche l’applicazione di tecnologie di trasformazione alimentare efficaci.

 

 

 

 

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MOCA - AGGIORNAMENTO

LEGGE 22 APRILE 2021 N. 53 E RIDUZIONE DELLA PLASTICA / LEGGE ILE 2053 E RIDUZIONE DELLA PLASTICA

La Malesia dice basta alla plastica straniera

 

Pubblicata la legge 22 aprile 2021, n. 53, che, tra le altre misure, attua la direttiva UE 2019/904, per ridurre l’incidenza di alcuni prodotti di plastica

Pubblicata in Gazzetta europea la Legge 22 aprile 2021, n.53, che fornisce i criteri per l’applicazione della Direttiva UE 2019/904 del 5 giugno 2019, sulla riduzione dell’incidenza di determinati prodotti di plastica sull’ambiente.

Come abbiamo già analizzato nel precedente articolo, l’obiettivo principale della definizione e dell’applicazione di questi regolamenti è la riduzione dell’incidenza di determinati prodotti di plastica sull’ambiente. Tutto questo, con lo scopo di prevenire e ridurre la presenza di rifiuti di plastica non riutilizzabili e non eliminabili, promuovendo l’economia circolare.

 

 

 

economia_circolare_big - ValtoplastL’ECONOMIA CIRCOLARE

La Novita’ in materia Ambientale e’ il DECRETO 116/2020 .

Anche il Parlamento europeo ha provato a rispondere alla domanda “Che cos’è l’economia circolare?”

L’economia circolare è un modello di produzione e consumo che implica condivisione, prestito, riutilizzo, riparazione, ricondizionamento e riciclo dei materiali e prodotti esistenti il più a lungo possibile.

In questo modo si estende il ciclo di vita dei prodotti, contribuendo a ridurre i rifiuti al minimo. Una volta che il prodotto ha terminato la sua funzione, i materiali di cui è composto vengono infatti reintrodotti, laddove possibile, nel ciclo economico. Così si possono continuamente riutilizzare all’interno del ciclo produttivo generando ulteriore valore.

IL RUOLO DELLA PLASTICA

Quando parliamo di economia circolare, una grossa fetta di problema riguarda la presenza dei rifiuti nell’ambiente.

Negli ultimi anni, ha iniziato a preoccupare la forte presenza di rifiuti di plastica nei mari e sulle spiagge, il che ha portato ad additare la plastica come uno dei responsabili dell’inquinamento. Abbiamo recentemente pubblicato un articolo che analizzava l’analisi che la Corte dei conti europea ha disposto per verificare quali azioni siano state attualmente introdotte dall’UE, proprio per affrontare questo problema.

 

Green Deal europeo: Loxone per la gestione olistica dell'energiaRIFIUTI DI PLASTICA - IL GREEN DEAL EUROPEO

La questione dell’economia circolare rientra nel cosiddetto Green Deal europeo, una strategia di investimento che dovrebbe aiutare ad attenuare l’impatto socioeconomico della transizione verso un’economia sostenibile, ad esempio per quei Paesi che trovano sostentamento in fonti di energia non verdi, come il carbone.

QUALI SONO I PRINCIPALI PUNTI DEL GREEN DEAL ?

Come riportato dal sito del Parlamento europeo, gli obiettivi sono molteplici e toccano diverse aree:

Neutralità climatica e riduzione delle emissioni

Potenziamento dell’industria e delle piccole e medie imprese

Promozione dell’economia circolare, favorendo il consumo sostenibile e riducendo la quantità di rifiuti

Sistema alimentare sostenibile, strategia “FARM TO FORK “

Preservare la biodiversità (PRODUZIONE BIOLOPGICA E GREEN DEAL EUROPEO)

LEGGE 22 APRILE 2021 N. 53 ARTICOLO 22

La Legge 22 aprile 2021, n.53 è la legge di delegazione europea 2019-2020 con la quale l’Italia recepisce le direttive europee e attua altri atti dell’Unione europea. I provvedimenti attuati con l’applicazione di questa legge sono vari e coprono diversi settori. Per fare qualche esempio, si va dalla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili (art. 5), alla direttiva in materia di pratiche commerciali sleali nei rapporti tra imprese nella filiera agricola e alimentare (art.7), all’adeguamento della normativa alle disposizioni del regolamento UE 2016/429 sulle malattie animali trasmissibili (art. 14).

L’articolo 22 della suddetta legge definisce i principi e criteri direttivi per l’attuazione della direttiva (UE) 2019/904, sulla riduzione dell’incidenza di determinati prodotti di plastica sull’ambiente.

 

Vi raccontiamo come la plastica usa e getta soffoca il Pianeta - Greenpeace ItaliaQUALI SONO I PRINCIPI?

La Legge mette in evidenza la necessità di garantire una riduzione duratura del consumo dei prodotti monouso, incoraggiando l’utilizzo di prodotti sostenibili e riutilizzabili. In particolare, sottolinea l’importanza di utilizzare prodotti alternativi a quelli monouso, realizzati in conformità all’art. 11, comma 2, della direttiva UE 2019/904, anche mettendo a disposizione del consumatore prodotti riutilizzabili direttamente presso i punti vendita, sempre rispettando la normativa in materia di igiene e sicurezza alimentare. Viene comunque sottolineata l’importanza di sensibilizzare i consumatori, incentivandoli ad assumere un comportamento responsabile.

La legge mette in evidenza due particolari punti, che riportiamo.

In primo luogo, qualora non sia possibile l’uso di prodotti alternativi a quelli monouso destinati al contatto con gli alimenti, prevedere la riduzione graduale all’immissione sul mercato dei medesimi nel rispetto dei termini temporali previsti dalla direttiva, consentendone comunque l’immissione sul mercato SE realizzati in plastica biodegradabile e compostabile certificata e conforme allo standard europeo UNI EN 13432, nonché composti di percentuali crescenti di materia prima rinnovabile.

La seconda novità da sottolineare riguarda l’inclusione dei bicchieri di plastica tra i prodotti cui si applica l’articolo 4 della direttiva UE 2019/904, relativamente alla riduzione del consumo dei prodotti di plastica monouso. Ricordiamo che i prodotti precedentemente elencati erano:

Tazze per bevande, inclusi i relativi tappi e coperchi;

Contenitori per alimenti, ossia recipienti quali scatole con o senza coperchio, usati per alimenti:

destinati al consumo immediato, sul posto o da asporto;

generalmente consumati direttamente dal recipiente; e pronti per il consumo senza ulteriore preparazione, per esempio cottura, bollitura o riscaldamento, compresi i contenitori per alimenti tipo fast food o per altri pasti pronti per il consumo immediato, a eccezione di contenitori per bevande, piatti, pacchetti e involucri contenenti alimenti.

 

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GREEN PASS

COMUNICAZIONE AZIENDALE

TRASPORATORI / FORNITORI / VISITATORI / FORNITORI DI SERVIZI / CONSULENTI ESTERNI / DITTE ESTERNE

OGGETTO: REGOLAMENTAZIONE CONTROLLO GREEN PASS – DECRETO LEGGE 127/2021

Modalità Operative Di Verifica Sull’impiego Della Certificazione Verde Covid-19 In Ambito Lavorativo Aziendale

Il D.L. 21 Settembre 2021, n.127 all’art.3 obbliga i datori di lavoro in ambito lavorativo privato alla verifica del possesso della certificazione verde COVID-19- GREEN PASS.

Con la presente si informano tutti i soggetti in epigrafe che entro il 15/10/2021, data prevista di entrata in vigore dell’obbligo, per l’accesso in tutti i luoghi di lavoro della MARINO SRL saranno attuate le procedure di controllo come nel seguito.

OBBLIGO DEL GREEN PASS: SOGGETTI DESTINATARI

L’art.3 del D.L. 127/2021 introduce l’obbligo per tutti i lavoratori, per accedere al luogo di lavoro, di possedere ed esibire le certificazioni verdi COVID-19 “GREEN -PASS” o di essere in possesso del certificato di esenzione rilasciato secondo i criteri della circolare del Ministero della Salute n.35309 del 4/8/2021.

Tale obbligo si applica a tutti i soggetti che svolgono, a qualsiasi titolo, la propria attività lavorativa, anche sulla base di contratti esterni, presso i luoghi di lavoro della MARINO SRL.

Pertanto, dal 15/10/2021 al 31/12/2021, periodo prorogabile a discrezione del governo, invitiamo a:

• Autisti dei mezzi di trasporto che accedono al sito aziendale

• Fornitori di materie prime

• Visitatori

• Fornitori di servizi

• Consulenti esterni

• Personale delle ditte esterne operante nel sito aziendale in forza di contratti di fornitura, di manutenzione

• e/o qualsivoglia altro titolo, che ACCEDONO ai luoghi ella MARINO SRL,

ad esibire il green pass.

Si rammenta che all’interno dei luoghi di lavoro restano valide le misure adottate dai protocolli anti-contagio, ovvero il distanziamento sociale, l’uso della mascherina e l’igienizzazione delle mani.

OBBLIGO DEL GREEN PASS: PROCEDURE AZIENDALI

Al momento dell’accesso in azienda o a campione in qualsiasi momento, verranno effettuati controlli del possesso del “green-pass” da parte degli incaricati designati che potranno richiedere, nei casi dubbi, un documento di riconoscimento per controllare che la

persona controllata sia effettivamente la titolare del “green pass” o della certificazione di esonero.

I datori di lavoro dei lavoratori operanti per conto di ditte esterne nel sito aziendale della MARINO SRL in forza di contratti di fornitura, di manutenzione e/o qualsivoglia altro titolo, sono tenuti alla verifica del rispetto del possesso del “green-pass”.

I suddetti Datori di lavoro dovranno espressamente garantire la continuità della prestazione utilizzando esclusivamente personale in possesso del “green-pass”, manlevandoci da eventuali sanzioni ricevute a fronte delle mancanze del proprio personale. Tutti coloro che non saranno in possesso della certificazione verde COVID-19 non potranno accedere al sito aziendale. Solo in caso di accesso di automezzi per movimentazione di prodotti deperibili e/o di urgente necessità, l’accesso sarà consentito anche in assenza di certificazione e l’autista dovrà restare confinato nel mezzo e/o comunque sempre nei pressi dello stesso per eseguire le operazioni di carico/scarico.

Resta inteso che anche nei suddetti casi, il datore di lavoro potrà effettuare le dovute segnalazioni al Prefetto ai sensi del comma 10 art.3 del D.L. 127/21 con addebito di costi in caso di sanzioni e/o lavoratore allontanato perché privo di certificazione.

Infatti, a coloro che, trasgredendo alle presenti disposizioni, accedono al sito aziendale senza essere in possesso della idonea certificazione e/o che presentino certificazioni contraffatte, saranno irrogate dal Prefetto sanzioni amministrative previste dalla normativa in oggetto da €600 a €1.500 a seguito di comunicazione degli atti relativi alla violazione.

OBBLIGO DEL GREEN PASS: SOGGETTI INCARICATI DEL CONTROLLO

Nella MARINO SRL sono stati individuati con atto formale i soggetti incaricati del controllo del possesso delle certificazioni previste per l’accesso ai luoghi di lavoro, sia all’ingresso che in fase di attività lavorativa svolta presso il sito aziendale.

Pertanto si chiede a tutti collaborazione e la società sin d’ora si impegna a fornire nuove disposizioni integrative in caso di ulteriori aggiornamenti normativi.

Santa Maria a Vico (CE), 14 ottobre 2021

MARINO S.R.L. 

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