INQUINANTI ORGANICI PERSISTENTI, MENO LIMITAZIONI ALL’USO DEL “PFOA”

Via libera alla produzione di dispositivi medici, diversi da quelli impiantabili e quelli invasivi, con presenza di PFOA (acido perfluoroottanoico) pari o inferiori a 2 mg/kg (0,0002 % in peso), e stop al riferimento al limite di 400 kilogray (giudicato "eccessivamente specifico") nell’ambito delle condizioni collegate al livello di contaminante non intenzionale in tracce per le polveri di politetrafluoroetilene (PTFE) prodotte mediante radiazioni ionizzanti.

Lo ha stabilito la Commissione Europea, che con il regolamento (UE) 2021/115, pubblicato sulla Gazzetta L 36 del 2 febbraio, è intervenuta modificando l’ allegato del regolamento (UE) 2019/1021 (c.d. “Regolamento Pop”) per quanto riguarda il PFOA, i suoi sali e i composti a esso correlati.

Il nuovo provvedimento legislativo, in vigore dal 22 febbraio prossimo, segue alle modifiche del regolamento (UE) n. 2020/784, e risponde alle preoccupazioni relative alla presenza di impurità non intenzionali di PFOA e di suoi sali in concentrazioni superiori al limite di 0,025 mg/kg (0,0000025 % in peso) in alcuni dispositivi medici. End of waste carta, in Gazzetta il Decreto

RECUPERO CARTA, ISTRUZIONI PER L’USO AL VIA

Sulla Gazzetta Ufficiale n. 33 del 9 febbraio 2021, è stato pubblicato il Decreto Ministeriale 22 settembre 2020, n. 188, recante disciplina della cessazione della qualifica di rifiuto da carta e cartone.

Nel dettaglio, il regolamento, composto di sette articoli e tre allegati, stabilisce i criteri specifici in osservanza dei quali i rifiuti di carta e cartone, all'esito di operazioni di recupero effettuate esclusivamente in conformità alle disposizioni della  norma UNI EN 643, cessano di essere qualificati come tali ai sensi e per gli effetti dell' articolo 184-ter  del Codice ambientale (D.Lgs. n. 152/2006).

La carta e cartone recuperati, nel rispetto dei requisiti di qualità stabiliti dall’Allegato I, potranno, poi, essere utilizzati – così come disposto dall’Allegato II del provvedimento – "nella manifattura di carta e cartone ad opera dell'industria cartaria oppure in altre industrie che li utilizzano come materia prima".

 

 

PROROGA SCADENZA CERTIFICATI F-GAS

Sul sito del Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare è stata pubblicata la circolare  N 1088977 del 24 dicembre 2020 che ha confermato l’estensione dei certificati rilasciati alle persone fisiche e alle imprese in materia di F-GAS

Con la Circolare, infatti, sono stati chiariti gli ulteriori aspetti applicativi di quanto previsto dall’articolo 103, commi 2 e 2-sexies, del D.L. 17 marzo 2020, n. 18, come modificato dalla legge di conversione n. 27 del 24 aprile 2020 e dalla legge di conversione n. 159 del 27 novembre 2020 nel campo delle Certificazioni rilasciate ai sensi del D.P.R. n. 146/2018 sui gas fluorurati a effetto serra.

I certificati rilasciati alle persone fisiche e alle imprese ai sensi degli articoli 7 e 8 del D.P.R. n. 146/2018, in scadenza tra il 31 gennaio 2020 e la data della dichiarazione di cessazione dello stato di emergenza epidemiologica da COVID-19, conservano la loro validità per i novanta giorni successivi alla dichiarazione di cessazione dello stato di emergenza.

 

 

 

RIFIUTI DA COSTRUZIONE E DEMOLIZIONE PRODOTTI DA UTENZE DOMESTICHE: EMANATA NOTA ESPLICATIVA.

Il Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare ha emanato la Nota n. 10249 del 2 febbraio 2021 "Nota esplicativa rifiuti da costruzione e demolizione prodotti da  utenze domestiche".

Partendo da quanto previsto dalla normativa europea (Direttiva UE) 2018/851 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 30 maggio 2018, che modifica la direttiva 2008/98/CE relativa ai rifiuti) e dal decreto legislativo di recepimento della stessa (D.Lgs. 3 settembre 2020, n. 116 "Attuazione della direttiva (UE) 2018/851 che modifica la direttiva 2008/98/CE relativa ai rifiuti e attuazione della direttiva (UE) 2018/852 che modifica la direttiva 1994/62/CE sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio"), la nota precisa che "I rifiuti prodotti in ambito domestico e, in piccole quantità, nelle attività "fai da te", possono essere quindi gestiti alla stregua dei rifiuti urbani ai sensi dell'articolo 184, comma 1, del d.lgs. 152/2006"

Tali rifiuti quindi potranno essere gestiti nell'ambito del servizio pubblico e continuare ad essere conferiti presso i centri di raccolta comunali.

Per quanto riguarda le quantità da conferire al servizio pubblico, si potrà applicare il regime semplificato per il trasporto di piccoli quantitativi di rifiuti derivanti da attività di manutenzione, e quindi, in alternativa al formulario di trasporto, si potrà utilizzare un Documento di Trasporto che contenga tutte le informazioni necessarie alla tracciabilità del materiale. La nota infine precisa che resta ferma la disciplina dei rifiuti speciali prodotti da attività di impresa di costruzione e demolizione nei casi di intervento in ambito domestico di imprese artigianali, iscritte nella categoria 2-bis dell'Albo Gestori Ambientali.

 

 

 

 

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LEGAMBIENTE: FRUTTA E VERDURA, OLTRE LA METÀ DI QUELLA CHE COMPRIAMO CONTIENE RESIDUI DI UNO O PIÙ PESTICIDI

I prodotti oltre i limiti di legge sono pochi ma sono moltissimi quelli che evidenziano comunque la presenza di insetticidi e/o funghicide. Sebbene prese singolarmente queste sostanze siano entro le soglie consentiti la loro interazione può provocare danni a chi ingerisci i prodotti contaminati.

Pomodori, peperoni, carote, ma soprattutto uva, pere e pesche. Su circa seimila campioni di alimenti di origine vegetale e di prodotti derivati da apicoltura, quasi la metà contiene residui di pesticidi, percentuale che supera il 70% nel caso della frutta. Nonostante i campioni irregolari in tutti i prodotti fatti analizzare siano appena l’1,2%, quelli senza alcun residuo di pesticidi non sono soltanto il 52%. Il restante 46,8%, invece, pur risultando entro i limiti di legge e dunque tecnicamente in regola, contiene uno o più residui. Questi i risultati presentati nel dossier "Stop ai pesticidi" elaborato da Legambiente e raccolti nel 2019 nei laboratori pubblici italiani accreditati per il controllo ufficiale dei residui di prodotti fitosanitari negli alimenti.

Secondo il rapporto, i pesticidi più diffusi negli alimenti in Italia sono:

  • Boscalid, Dimethomorph, Fludioxonil, Acetamiprid, Pyraclostrobin, Tebuconazole, Azoxystrobin, Metalaxyl, Methoxyfenozide, Chlorpyrifos, Imidacloprid, Pirimiphos-methyl e Metrafenone.
  • Si tratta, nella maggior parte dei casi, di fungicidi e insetticidi utilizzati in agricoltura che arrivano sulle nostre tavole ogni giorno, nonostante i consumatori stiano chiedendo prodotti sempre più sani e sostenibili.

Inoltre sono preoccupanti anche i dati dei  multiresiduali, altre sostanze chimiche che la legislazione europea considera non conforme solamente nel caso in cui ogni singolo livello di residuo superi il limite massimo consentito dalla legge. I suddetti principi attivi provocano “effetti additivi o addirittura sinergici” a danno dell’organismo.

 

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DOVE LO BUTTO? ECCO LA NUOVA ETICHETTA AMBIENTALE DEGLI IMBALLAGGI

Una  nuova normativa in tema di etichettatura, entrata in vigore il 26 Settembre 2020 potrebbe portare informazioni più precise ai consumatori.  La norma obbliga i produttori ad applicare un’etichetta ambientale su tutti gli imballaggi che vengono immessi in commercio, per facilitarne la raccolta, il riutilizzo, il recupero ed il riciclaggio. Ma fornirà anche informazioni ai consumatori sulla corretta destinazione. La novità è stata introdotta a fronte del recepimento di due delle quattro direttive del pacchetto sull’economia circolare; nello specifico la Direttiva sui rifiuti e la Direttiva sugli imballaggi e sui rifiuti di imballaggio.

Solo un prodotto alimentare su quattro riporta in etichetta le informazioni sul corretto smaltimento

Ma quali sono le informazioni che devono essere presenti sulla confezione?

  • la tipologia di imballaggio (scritta per esteso o mediante una rappresentazione grafica) per esempio: flacone, bottiglia, vaschetta, etichetta, lattina.
  • l’identificazione specifica del materiale (codifica alfanumerica ai sensi della Decisione 97/129/CE, integrata eventualmente con l’icona prevista ai sensi della UNI EN ISO 1043-1:2002 (imballaggi in plastica), oppure, ai sensi della CEN/CR 14311:2002 (imballaggi in acciaio, alluminio e plastica), per esempio: Pet (1), Alu (41), Pap (21).
  • la famiglia di materiale di riferimento e l’indicazione sul tipo di raccolta (se differenziata o indifferenziata) (vedi disegno 1).

Oppure

  • indicazione sul tipo di raccolta (se differenziata o indifferenziata) e, nel caso si tratti si raccolta differenziata, indicazione del materiale di riferimento.

 

CONAI per supportare le imprese, ma anche i cittadini, nel comprendere le novità della normativa ha pubblicato interessanti Linee Guida che indicano, anche graficamente, come potrà essere strutturata un’etichetta ambientale:

Disegno 1

Ogni produttore è libero di comunicare le informazioni previste sull’imballaggio nella forma grafica, e nell’ordine che più ritiene opportuno. Restano solo preferibili alcune indicazioni rispetto ai colori da utilizzare: Blu per la carta, Marrone per l’organico, Giallo per la plastica riciclabile, Turchese per i metalli, Verde per il vetro, Grigio per l’indifferenziato.
L’etichetta ambientale va prevista per tutte le componenti separabili manualmente del sistema di imballo: si considera separabile manualmente una componente che l’utente può separare completamente e senza rischi, dal corpo principale con il solo utilizzo delle mani e senza dover ricorrere a ulteriori strumenti e utensili.
Le informazioni potranno essere riportate sulle singole componenti separabili oppure sul corpo principale dell’imballaggio o ancora sulla componente che riporta già l’etichetta e rende più facilmente leggibile l’informazione da parte del consumatore finale; è prevista tuttavia la possibilità di soluzioni digitali come QR code e apposite APP qualora la tipologia di imballaggio non permettesse un’etichettatura chiara.

 

Le altre informazioni che possono essere volontariamente apposte sull’etichetta ambientale riguardano:

  • Le indicazioni al consumatore per supportare la raccolta differenziata
  • Le informazioni aggiuntive sulle caratteristiche ambientali dell’imballaggio (asserzioni di riciclabilità, asserzioni di contenuto di riciclato e/o asserzioni dei relativi marchi di certificazione dei contenuti di riciclato, adesione a CONAI o ai consorzi di filiera o ad altri sistemi EPR).

 

Inoltre CONAI fornisce uno strumento online (e-tichetta) che le aziende potranno utilizzare per creare autonomamente l’etichetta ambientale dei loro imballaggi, in conformità ai riferimenti normativi. Lo strumento è disponibile al sito www.conai.org oppure direttamente al sito e-tichetta.conai.org
Si tratta di uno strumento che può essere usato previa registrazione e al suo interno vi sono vari step guidati per creare una corretta etichettatura ambientale.

Ecco quello che potremo trovare in etichetta secondo CONAI che, all’interno del suo sito, propone esempi pratici per i vari prodotti:

 

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